Zefiriele Tomaso Bovio - Opera Omnia >>  Melampigo




 

cultura barocca testo integrale brano completo citazione delle fonti aforismi opere storiche e filosofiche in prosa e lettere o epistole




Si ringrazia  il sito CulturaBarocca.com e il prof B.Durante  per l'edizione elettronica di questo testo.
 
 
 

[INDICE MODERNO]


TITOLO PER ESTESO DE IL MELAMPIGO DI Z. T. BOVIO

LETTERA DEDICATORIA

ERROR ET LAPSUS PARTURIUNT PRUDENTIAM (LETTERA DEL BOVIO A CLAUDIO GELLI)

AI RIFORMATORI DELLO STUDIO DI PADOVA E AI PROVVEDITORI ALLA SANITA' DI VENEZIA

L'UNIVERSO, COMPLESSA CREAZIONE DIVINA (L'UOMO E LA SUA COLLOCAZIONE ENTRO TALE CREAZIONE)

LE CONOSCENZE CONFERITE DA DIO ALL'UOMO PER CORREGGERE LE ALTERAZIONI DEL CORPO: ASTROLOGIA E MEDICINA

LIMITI NELLA FORMAZIONE ASTROLOGICA DEI MEDICI RAZIONALI MODERNI

MOTIVI VERI DELLO SCRITTO DI CLAUDIO GELLI AVVERSO IL BOVIO

AGLI ECCELLENTISSIMI SIGNORI MEDICI DEL COLLEGGIO DELL'INCLITA CITTA' DI VENETIA

A CLAUDIO GELLI: IL BOVIO SI IMPEGNA A DIMOSTRARNE L'INCOMPETENZA

A CLAUDIO GELLI: IL BOVIO IRRIDE L'ACCUSA DA QUESTI FATTAGLI PER LA SUA PRESUNTA POVERTA'

CONFUTA A CLAUDIO GELLI L' ACCUSA DI PRATICARE MAGIA E STREGONERIA

PROVA A CLAUDIO GELLI D'ESSER SEMMAI RITENUTO IN VERONA IL "MEDICO DEI CASI DISPERATI"

CHIEDE IL BOVIO A C. GELLI PERCHE' NELLA DISPUTA TANTO SI SIA SOFFERMATO A CRITICARE LA SUA FIGURA FISICA, I SUOI COSTUMI, LA SUA PSICOLOGIA COMPORTAMENTALE

IL BOVIO ONDE VANIFICARE L'ATTENDIBILITA' DEL GELLI TRACCIA UNA DIVERSA PROPRIA FISIONOMIA, NEPPURE TRASCURANDO DI FAR UNA BREVE STORIA DELLA SUA FAMIGLIA

IL BOVIO NON ABBANDONO' VERONA PER RECARSI A GENOVA E SOGGIORNARVI CINQUE ANNI AL FINE DI POTER ESERCITARE SENZA CRITICHE L'ALCHIMIA ED ESERCITARE NELLA CITTA' LIGURE LA SUA MEDICINA EMPIRICA

IL RITORNO DEL BOVIO A VERONA

RIPRESA DELL'ATTIVITA' TERAPEUTICA DEL BOVIO IN VERONA

CAMBIANDO TEMATICA IL BOVIO AMMETTE SENZA PROBLEMI D'AVER STUDIATO LEGGE

NEPPURE NEGA IL BOVIO D'AVER ESERCITATO LA PROFESSIONE DI SOLDATO

NEANCHE RICUSA IL BOVIO D'ESSERSI DEDICATO CON PROFONDITA' ALL' ALCHIMIA

IL BOVIO NON NEGA LA SUA PROFONDITA' RELIGIOSITA' E LA CONVINZIONE CHE LA PROVVIDENZA DIVINA SIA ESSENZIALE PER RICERCATORI E SCIENZIATI

IL BOVIO CONTESTA IL RIMPROVERO DEL GELLI SECONDO CUI AVREBBE DISPERSO LE SUE CAPACITA' IN TROPPE E DIVERSE DISCIPLINE OLTRE CHE IN SVARIATE IMPRESE

IL BOVIO DISSERTA SULLA SUA ATTIVITA' DI ESORCISTA: CHE NON COMPORTA, COME SOSTIENE IL GELLI, CONNIVENZA COL DEMONIO

IL BOVIO ASSERISCE DI NON AVER LASCIATA VENEZIA PER UN UFFFICIALE IMPEDIMENTO AD ESERCITARE L'ARTE MEDICA: ESISTONO VARIE PROVE DI CIO' TRA CUI TESTIMONIANZE E ENCOMI PER LE RICETTE DA LUI TRASCRITTI SUI LIBRI DELLI SPECIALI

IL BOVIO ED IL SUO RITORNO A VERONA IN QUALITA' DI MEDICO

CONSIDERAZIONI DEL BOVIO SU MAGIA NATURALE, TEORIA DELLE ANTIPATIE E SIMPATIE ECC.

IL BOVIO ENTRA NEL CONTESTO DI RIFLESSIONI MEDICE E DELL'URTO IDEOLOGICO TRA MEDICI EMPIRICI E MEDICI RAZIONALI, CHE DISTINQUE IN "VERI RAZIONALI" E IN "TITOLARI".

IL BOVIO ELENCA PASSI DI CELEBRI AUTORI ANTICHI E MODERNI PER CUI IL MEDICO RAZIONALE NON PUO' PRESCINDERE DA CONOSCENZE ASTROLOGICHE

IL BOVIO SI STUPISCE CHE MENTRE OPERAI E FANTESCHE PER VARI SERVIGI SI REGOLANO, IN FORZA DI SCIENZA ANTICHISSIMA, SU SPECULAZIONI ASTROLOGICHE DA CIO' SI ESIMANO I MEDICI RAZIONALI

SECONDO IL BOVIO NON SON POCHI I MEDICI RAZIONALI CHE SBAGLIANO PER SUPERFICIALITA' E TRASCURATEZZA VERSO I LORO PAZIENTI: ESEMPLIFICAZIONI DI CURE INCOMPLETE

IL BOVIO RIPRENDE LE RIFLESSIONI SUL TEMA DELLA NECESSARIA COMPLETEZZA DEL SAPERE MEDICO, SENZA PRELCUSIONE ALCUNA VERSO DISCIPLINE DI IMPORTANTE SOSTEGNO QUALI L'ASTROLOGIA

OPPORTUNITA', A GUIDIZIO DEL BOVIO, CHE TUTTI I MEDICI DI QUALSIASI SCUOLA SI VALGANO PER LE CURE DI MEDICINE IDONEE E REALMENTE EFFICACI

IL BOVIO ACCUSA TUTTI I MEDICI DI QUALSIASI SCUOLA CHE PER IGNORANZA O MALAFEDE TRASCURANO I PROPRI PAZIENTI

IL BOVIO RIBADISCE COMUNQUE DI NON AVER AFFATTO SCRITTO CONTRO I BUONI MEDICI RAZIONALI MA AVVERSO I PUTATIVI O FALSI MEDICI RAZIONALI

IL BOVIO RIPRENDE LA DISPUTA CON CLAUDIO GELLI IN MERITO AL RIMPROVERO PATITONE SUL SUO MODO DI CONFEZIONARE I DECOTTI TRAMITE ALAMBICCHI

IL BOVIO INVITA CLAUDIO GELLI AD APPROFONDIRE LE SUE COMPETENZE TECNICHE FREQUENTANDO GLI ALCHIMISTI

IL BOVIO INTERROGA CLAUDIO GELLI SU QUALE SIA LA SUA METODICA NEL PRATICARE LE INFUSIONI

IL BOVIO INTERROGA CLAUDIO GELLI SULLA TECNICA DELLE "STUFFE" E DELLE SUDORAZIONI TERAPEUTICHE

IL BOVIO RIBATTE LE SUE CRITICHE SULLE ESSENZE DI CINABRO UTILIZZATE NELLE "STUFFE" E NELLE SUDORAZIONI TERAPEUTICHE

IL BOVIO RIMPROVERA CLAUDIO GELLI DI NON VOLER USARE CERTE MEDICINE OTTIME MA CADUTE IN OBLIO PER IMMOTIVATE RAZIONI

IL BOVIO FA UNA PRECISAZIONE IN BASE AL SUO PREPARATO A BASE DI ELLEBORO

IL BOVIO CITA QUINDI L'ECCELLENZA DELLA SUA CONFEZIONE DI "ACQUA TERIACALE"

AL BOVIO STA PERO' A CUORE RAMMENTARE CHE NON HA SOLO ESPRESSO CRITICHE AVVERSO I MEDICI MA, QUANDO GIUSTO, SI E' LASCIATO ANDARE A NOTEVOLI ELOGI

PER QUESTA SUA ONESTA' INTELLETTUALE NON HA POTUTO ESIMERSI DAL MUOVERE CRITICHE QUALE SCIENZIATO AL FRACASTORO, SUO CONCITTADINO, CHE PUR SEMPRE REPUTA GRANDE POETA

SIFFATTA ONESTA' INTELLETTUALE RENDE QUINDI VERITIERE LE CONTESTAZIONI MOSSE DAL BOVIO A TANTI SCRITTORI DI MEDICINA SULL'USO DEL MERCURIO OD ARGENTO VIVO

IL BOVIO RIBALTA CERTE CONTESTAZIONI A DANNO DEL GELLI: SE SI ACCETTA, PER ESPERIENZA, CHE IL MERCURIO TRATTATO DA VARI SCIENZIATI ABBIA PERSO LA SUA NOCIVITA', PERCHE' NON ACCETTARE LO STESSO PER L'HERCULE, VISTI GLI IDENTICI RISULTATI

DIFFERENZA NELLA CONFEZIONE DELL'HERCULE DA PARTE DEL MEDICO RAZIONALE GIOVANNI DI VICO E DI Z. T. BOVIO

COME IL BOVIO SAPPIA CONTROLLARE LE ENERGIE DELL'"ARGENTO VIVO": ALCUNE CITAZIONI DI SUCCESSI TERAPEUTICI

COME IL BOVIO ABBIA AFFRONTATO E VINTO CON I SUOI MEDICAMENTI UNA BATTAGLIA CONTRO UN'EPIDEMIA CHE IN VERONA PRESE A FALCIDIARE I FANCIULLI

CONSIDERAZIONI DEL BOVIO SU MEDICI ILLUSTRI COME IL DONZELINO E SOPRATTUTTO SUL PARERE DI QUEST'ULTIMO A RIGUARDO DI CLAUDIO GELLI

PERSONALI CONSIDERAZIONI DEL BOVIO SU CLAUDIO GELLI

Z. T. BOVIO CRITICA LE ESTERNAZIONI DI CLAUDIO GELLI SUL SUO PRESUNTO IMPROPRIO USO DI "MEDICINE ESOTICHE"

Z. T. BOVIO CONTESTA L'OPINIONE DI CLAUDIO GELLI CHE L'ORO ASSUNTO PER BOCCA QUALE MEDICAMENTO SIA UN VELENO PERICOLOSISSIMO

IL BOVIO DISCUTE UN'ALTRA AFFERMAZIONE DI CLAUDIO GELLI: QUELLA SECONDO CUI PER CONFEZIONARE L'"HERCOLE" EGLI SI SERVIREBBE DI PIETRE PREZIOSE, GEMME, CORALLI E MINERALI PERICOLOSISSIMI

IL BOVIO VUOLE REGISTRARE LA SORPRESA DI C. GELLI ORA CHE HA APPRESO COME L' "HERCOLE" NON SIA AFFATTO MEDICINA DI SUA INVENZIONE MA SOLO DA LUI PERFEZIONATA

IL BOVIO RIBATTE A CLAUDIO GELLI CHE L' "HERCOLE PERFEZIONATO" E' TUTTA OPERA DEL SUO GENIO E PER NULLA DA ATTRIBUIRE ALL'OPERA PUR RILEVANTE DEL GRANDE PARACELSO

SOLO A GENOVA IL BOVIO PRESE A MEDICARE UFFICIALMENTE DAL 1567 ILLUSTRI QUANTO ANONIMI CITTADINI CON IL SUO "HERCOLE PERFEZIONATO": CON QUESTO NEI PRECEDENTI ANNI VERONESI AVEVA CURATO SOLO FAMIGLIARI E SERVITORI

IL BOVIO PRECISA LE REALI CONVERGENZE ALCHEMICHE IN MERITO ALL'"HERCOLE" OTTENUTO CON LE SUE RICERCHE E IL MEDICAMENTO DI PARACELSO

IL BOVIO DECIFRA PER MEDICI VERONESI LA SCRITTURA PARACELSIANA E QUINDI DISSERTA SU PROFONDE OPERAZIONI DI ALCHIMIA NECESSARIE PER OTTENERE L'"HERCOLE PERFEZIONATO"

IL BOVIO PARLA DEI "GRADI" E DEI "DECANI" DEL FUOCO NEL CORSO DEI PROCESSI ALCHEMICI DI DISTILLAZIONE

IL BOVIO DECIFRA LA SCRITTURA ERMETICA DI PARACELSO A VANTAGGIO DELL'INTERLOCUTORE, IL MEDICO VERONESE DONSELINO

DI FRONTE AI SUCCESSI GARANTITI DALL'USO DELL"HERCOLE" E DI FRONTE AL NOME DEGLI SPECIALISTI CHE L'HANNO USATO, IL BOVIO RITIENE CHE CLAUDIO GELLI DEBBA SOLTANTO AMMUTILIRE

GRANDE COMPLESSITA' DELLA SCIENZA ALCHIMISTICA: NECESSITA' DI MOLTEPLICI CONOSCENZE COMPLESSITA' ESTREMA NELLA DECRITTAZIONE DELLA SCRITTURA SCIENTIFICA VOLUTAMENTE OSCURA DI PARACELSO IL BOVIO CHIEDE A CLAUDIO GELLI PERCHE' DIA TANTA IMPORTANZA ALL'IPOTESI CH'EGLI ABBIA APPRESO DA PARACELSO I SEGRETI DELL'"HERCOLE": E SI RISPONDE CHE FA CIO' PER DANNEGGIARLO DI PIU', GIUDICANDOSI DAGLI AVVERSARI PARACELSO UNO SCIENZIATO DIABOLICO, MAESTRO DI ALCHIMISTI PARIMENTI CONNIVENTI COI DEMONI

DA CLAUDIO GELLI NON PUO' CERTO NEGARSI L'EFFICACIA TERAPEUTICA DELL'"HERCOLE PERFEZIONATO"

IL BOVIO DIMOSTRA LA GRANDE INCOMPETENZA DI CLAUDIO GELLI IN MERITO ALL'EFFICACIA TERAPEUTICA DELL'"HERCOLE PERFEZIONATO"

ANCORA IL BOVIO PROVA CONTRO QUANTO SCRITTO DAL GELLI CHE, PER QUANTO FARMACO ENERGICO E CON QUALCHE POSSIBILE MA CASUALE REAZIONE ALLERGICA, L'"HERCOLE" NON PROCURA DANNI MA SEMMAI NELLA QUASI TOTALITA' DEI CASI PROCURA GIOVAMENTO E/O GUARIGIONE

IL GELLI SI BASA SULL'AUTORITA' DI ANTICHI AUTORI CHE NULLA SEPPERO DELL'"HERCOLE": VIEPPIU' DIMOSTRA LA SUA FORMAZIONE SUPERFICIALE IN MEDICINA, IGNORANDO ADDIRITTURA CERTE ASSERZIONI DEL FALLOPPIO O "MODERNO GALENO"

IL MODERNO E CELEBRE FALLOPPIO GIUDICA TERAPEUTICO L'ARGENTO VIVO MA IN EFFETTI NEPPURE GALENO ERA CERTO DELLA SUA NOCIVITA': COSI' AGGIUNGE IL BOVIO

IL BOVIO CITA ANZI L'USO DEL MERCURIO E DELL'HERCOLE NELLA TERAPIA CONTRO I VERMI DI BIMBI E FANCIULLI

DISCUSSIONE SULL'ANTIMONIO GIUDICATO VELENO DAL GELLI ED IL BOVIO SI CHIEDE "CHE COSA SIA DA INTENDERSI PER VELENO IN MEDICINA"

PREPARAZIONI DIVERSE DELL'ANTIMONIO PER SCOPO TERAPEUTICO

IL BOVIO VANIFICA QUINDI LE CONTESTAZIONI DEL GELLI AVVERSO L'USO DEL "LATIRI"

IL BOVIO INTENDE DIMOSTRARE CHE IL GELLI OLTRETUTTO E' ASSOLUTAMENTE IGNORANTE IN MERITO ALLE PROPRIETA' DEL LATTIGINOSO "LATIRI"

NON SONO VELENOSE LE PIANTE GENERATRICI DI "LATTE: NE SON PROVA I FICHI DI LIGURIA E IN DETTAGLIO ANDREA DORIA DIVENUTO FORTISSIMO PER ESSER STATO ALLEVATO A BASE DI FICHI, TANTO DA MERITAR L'APPELLATIVO DI FIGONE

DISSERTAZIONE DEL BOVIO SULLE MEDICINE, MAI VELENOSE DI PER SE' MA SOLO IN BASE ALL'USO FATTONE: ALTRE CONSIDERAZIONI SU MEDICAMENTI OTTENUTI DA PIANTE "LATTIGINOSE"

IMPORTANZA IN TERAPIA DEI MEDICINALI VOMITIVI

UN VOMITIVO CONTESTATO DA CLAUDIO GELLI MA DI INDUBBIA EFFICACIA: IL LATIRI

ALTRO VOMITIVO CONTESTATO DA CLAUDIO GELLI MA DI INDUBBIA EFFICACIA: LA GRATIOLA

IL BOVIO RITORNA SULL'ESIGENZA PER I MEDICI DI COMPETENZE ASTROLOGICHE NECESSARIE PER SOMMINISTRARE I FARMACI A TEMPO DEBITO

IL BOVIO RITORNA SULL'ESIGENZA PER I MEDICI DI COMPETENZE ASTROLOGICHE NECESSARIE PER SOMMINISTRARE I FARMACI A TEMPO DEBITO

L'ASTROLOGIA E' PERO' UNA SCIENZA E GIAMMAI DEVE ESSERE CONFUSA CON OPERA DA CIARLATANI: AL PROPOSITO IL BOVIO CITA IL CASO DI UN FALSO ASTROLOGO PUNITO DAI GIUDICI, A GENOVA, CON LA PENA DEL CARCERE DURO

GENOVA, CITTA' DAL GOVERNO RIGOROSO: OVE SI PUNISCE SEVERAMENTE CHI ESERCITA ARTI E/O SCIENZE DI CUI NON ABBIA COMPETENZA

RITORNANDO A DISCUSSIONI SULLE TERAPIE: A PARERE DEL BOVIO LA CURA CON IL GUAIACO DELLA SIFILIDE NON E' AFFATTO EMPIRICA, AL MODO SOSTENUTO DA CLAUDIO GELLI

IL BOVIO TORNA A RIMPROVERARE AL GELLI LA SUA INCOMPETENZA IN ASTROLOGIA E DI NUOVO SOTTOLINEA L'IMPORTANZA DI CONDURRE LE TERAPIE IN RAPPORTO ALLE CONGIUNZIONI ASTRALI FAVOREVOLI

IL BOVIO INTENDE DIMOSTRARE CHE LE SUE COMPETENZE ASTROLOGICHE SONO UN DONO DIVINO E CHE PER NULLA DIPENDONO DA CONNIVENZE CON SUPERSTIZIONE E SCIENZE PROIBITE O MALEFICHE

PER IL BOVIO ALL'ASTROLOGIA NON PRESIEDONO SOLO DIO E LE INTELLIGENZE SUPERNE MA CONCORRONO PURE GLI INFLUSSI DEGLI ANGELI, SIA "BUONI" CHE "REI" CIOE' DIVENUTI DEMONI

GIUDIZI FAVOREVOLI DI S. TOMMASO D'AQUINO SULL'ASTROLOGIA RIPORTATI DAL BOVIO

GIUDIZI FAVOREVOLI DI ALBERTO MAGNO SULL'ASTROLOGIA RIPORTATI DAL BOVIO

GIUDIZI FAVOREVOLISULL'ASTROLOGIA DI ALTRI CELEBRI PENSATORI RIPORTATI DAL BOVIO

RISCHI COMUNQUE INSITI NELLO STUDIO DELL'ASTROLOGIA SENZA LA GUIDA DI UN MAESTRO PREPARATO E FORTIFICATO NELLA FEDE CATTOLICA: I PERICOLI DEL TRAVISARE SENZA IL SUPPORTO DI ALTRE DISCIPLINE

IL BOVIO RIPRENDE LA DISSERTAZIONE SULLE MEDICINE NUOVE REPUTATE VARIAMENTE PERICOLOSE DA C. GELLI

INSPIEGABILI CONTRADDIZIONI MANIFESTATE DA C. GELLI A RIGUARDO DI VARIE MEDICINE

L'ESPERIENZA COMPROVA CHE, A DIFFERENZA DI QUANTO AFFERMA IL GELLI, ANCHE A PERSONE MOLTO ANZIANE, IN CASO DI GRAVI MALATTIE, SONO DA SOMMINISTRARE MEDICAMENTI ENERGICI

IL BOVIO ANALIZZA LA FIGURA DI C. GELLI INTERROGANDOSI SULLA REALTA' DELLE SUE COMPETENZE CHE NON SEMBRANO DA MEDICO RATIONALE: E S'AVVALE DEL CONFRONTO COL CASO DEL GENOVESE PATRIZIO CENTURIONE CHE MILLANTO' E VENNE PUNITO PER UN ATTESTATO PROFESSIONALE MAI POSSEDUTO

IL BOVIO PER DIMOSTRARE L'INCOMPETENZA DEL GELLI ADDUCE ANCORA IL DISCORSO SULL'USO DEL VINO IN MEDICINA E SI APPELLA A TESTI DI AUTORI FONDAMENTALI, TRA CUI ARNALDO DI VILLANOVA

NUOVO METAFORICO INCISO DEL BOVIO SULLE VARIE INCOMPETENZE DEL GELI

IL BOVIO TORNA A DISSERTARE DI "POTENZA DEI NOMI, CARATTERI, FIGURE MAGICHE, CABALA ECC." DAL GELLI RITENUTE FORME DI SUPERSTIZIONE E PER NULLA INTEGRAZIONE D'EVENTUALI TERAPIE O FORTIFICAZIONE D'INVESTIGAZIONI ASTROLOGICHE

IL BOVIO DISCONOSCE LE CRITICHE DI C. GELLI ALLE STRAORDINARIE PROPRIETA' BOTANICHE-OFFICINALI CHE CARATTERIZZANO IL MONTE BALDO

IL BOVIO CONOSCE MOLTE ALTRE PIANTE DEL MONTE BALDO MA NON NE PARLA ESSENDO L'ARGOMENTO GIA' STATO TRATTATO DA ALTRI: E DEL RESTO E' CALUNNIA ATROCE CHE LUI SIA VENUTO IN POSSESSO DI PIANTE STRAORDINARIE PER CONNIVENZE COI DIAVOLI COME DETTO DA QUALCHE INVIDIOSO MALEFICO

ANCORA RISPONDENDO A C. GELLI IL BOVIO PRECISA CHE NON E' POVERO MA CHE VIVE FELICE DEL SUO STATO SENZA VOLERSI ARRICCHIRE IN FORZA DELLE SUE CONOSCENZE E COMPETENZE

IL BOVIO RIPRENDE AD INTERROGARSI SU QUAL SIA IL DOTTORATO DI CUI SI VANTA C. GELLI

DOPO INTERMINABILI INVESTIGAZIONI IL BOVIO GIUNGE AD INTENDERE CHE C. GELLI SIA STATO SEDOTTO DALLE LUSINGHE DEI PERNICIOSI "MEDICI SOFISTI"

IN FINE DELLA SUA OPERA IL BOVIO CERCA DI CONVINCERE C. GELLI AD ABBANDONARE LA SETTA DEI "MEDICI SOFISTI" E RICONSEGNARSI ALLA VERA SCIENZA





MELAMPIGO

OVERO

CONFUSIONE DE' MEDICI SOFISTI
CHE S'INTITOLANO RATIONALI
ET DEL DOTTOR CLAUDIO GELI, & SUOI COMPLICI NUOVI PASSALI, & ACHEMONI

[OPERA]

DI ZEFIRIELE TOMASO BOVIO NOBILE PATRICIO VERONESE NUOVO MELAMPIGO


[IN PADOVA, PER PIETRO PAOLO TOZZI, MDCXXVI, CON LICENZA DE' SUPERIORI]



ALL'ILLUSTRE
SIGNOR
GIORDANO SAREGO

Io non mi saprei mai dar à credere che, se l'Illustre Signor Conte Marc'Antonio di grata memoria vostro padre non havesse molto fidato in me, si fosse dato à persuader l'Illustre Signor Conte Gerardo d'Arco suo parente à porsi nelle mani, & sotto la cura mia; nè, dopò il felice successo, mi haverebbe dato in governo Camillo vostro fedelissimo Cameriero, Polidoro suo fattore, & Calimero suo fidato.

Et perche gli Emuli miei dicono, che io uccido gli huomini con il vino, e buoni cibi, mi giova addur per testimoni delle cure e successi passatimi per le mani sotto i tetti del vostro palazzo, la persona vostra, che con tutta la numerosa sua famiglia sà molto bene come riuscirono à confusione delle bugie loro.

Mi havea pregato l'Illustre Signor vostro Padre, che io pigliasse la protettione del detto Signor Conte Gerardo, & esso mi haveva narrato tutta la indispositione sua, & medicamenti usatili da altri Medici di salsa perilia, acqua di legno, stuffe, ontioni, profumi, & bagni, & tuttavia penava storpiato & impiagato sì, che conveniva portarlo da luogo a luogo, & io gli havea discorso l'ordine del sanarlo, sì delle medicine, come della ragione, e regola de i cibi, & vito suo, & glielo havevo dato in scritto, quando che egli chiamò alquanti Medici senza mia saputa, & espose loro il medesimo suo male, & cure usateli, & glie ne adimandò il suo parere, & consiglio; i quali, consultato ch'hebbero tra se, vennero in opinione di replicarli l'acqua del legno con le solite diete; il qual consiglio non gli piacque, & però gli disse: bene Eccellentissimi miei pensatevi sopra questa notte, e pensarò ancor io, dimani tornarete, & io procurarò che vi si trovi anco il bovio, & poi faremo quanto ci parera di commune consiglio.

Al che essi risposero: Noi non volemo consultar con il Bovio, che non è de' nostri, & è un'anomalo, & fuori di regola; alle quali parole detto Signore soggiunse: Io son stato in Vicenza, & in Padova, & hò ancora sentito il parere di quei Medici, mirate mò, & leggete questo consiglio: & si trasse di seno la mia scrittura, & gliela dieda. Essi letta che l'hebbero, & bene esaminata, dissero: Signore, questo è un bellissimo, & sanabilissmo consiglio, se Vostra Signoria Illustre haveràMedico, che sappia, & voglia tener questo ordine, noi non havemo dubbio alcuno alla sua salute; à i quali detto Signor rispose: Questo è consiglio, & parere del Bovio dettomi à bocca da lui; & scritto di sua mano, & mi hà promesso essere egli stesso l'esecutore del negotio, à cui risposero con quella parola nemica de' prudenti, non l'haveressimo mai pensato. Così le loror Eccellenze rimasero confuse, & chiarite, & se ne andarono à capo basso. In somma questo Signore è vivo, & sano.

Dopò questo fatto, Camillo vostro fedele, dato per spedito da' Medici, che lo giudicavano infranciosato, contro la opinione mia, che era, che fossero dolori artetici, ò contrattura per gli incommodi, & disaggi patiti sù le guerre; postomi in mano da detto Signor vostro Padre, sendone coi l'impulsore per la lettura delo mio Flagello, mangiando buoni cibi, & bevendo vino ragionev, con cinque delle pillole Eleborine, secondo la traditione mia, prese in cinque giorni continue, & dieci sudate nella botte, secondo l'ordine del mio Flagello, in quindeci giorni rimase sano, & libero, & è di presente più che mai fosse in filo, con tutto, che il Medico vostro gli dicesse, dopò che io l'hebbi liberato, che gli havevo cotto il fegato ne i sudori: & quel buon Medico è morto, & Camillo vive.

A Camillo sotto entrò Polidoro vostro fattore con gravissima doglia di capo, con insonneità continua, & cinquecento buchi nella testa, & pure con buoni cibi, & vino, medicandolo con le decottioni secondo gli ordini del mio Flagello, & applicandogli la feccia delle decottioni sopra il capo impiagato, è sano del tutto, quanto mai mai fosse in vita sua.

Ad esso successe Calimerio, che srviva detto Signor Conte vostro Padre per fedele con l'armi, il quale con febre continua, & gagliarda, stroppiato di una spalla, braccio, & mano, & con un ginocchio grosso come una quarta ( & questo era morbo Gallico, & gli bisognavano trè servitori à levarlo, & riporlo nel letto nelle occorrenze necessarie, & à cui il Medico haveva pronunciato la morte) raccomandatomi da detto Signor vostro Padre in breve sanò, & pure beveva ordinariamente trà il giorno, & la notte, otto, nove, & dieci carasse di vino, che fumano dalle vinti in vintiquattro libre, od ivi intorno à peso: & in non molti giorni si ridusse à termine, che posto una guardia alla entrata del Medico in casa, egli se ne saltò fuori della sua camera con un paio di calze cremesine, scarpe di maiolica, una sciochetta di ormesino verde, & la sua beretta di veluto con gli pennacchietti, & come che è giocoso, & festevolo, fece innanzi al detto Medico, sei od otto capriole in aere, & disse: Dio gratia, & opera del Bovio son scappato dalle mani de' beccamorti, & del Prete, contro la predittione vostra, eccomi: onde che il buon Medico rimase con la lingua asciutta.

Ella sà parimente, che il Conte Federico Dondonino, nipote del molto gentile, e culto Poeta, il Conte Mario vostro fedele Acate, era peggio condotto che il medico Lazaro, per debilità de' nervi, & ulcere per tutta la persona, nelle mani del Medico Giuliaro.

Et io primamente con pistachea, malvagia di Candia, & buoni brodi, & cibi, lo ricoverai, & in pochi giorni, sotto la cura, & governo mio, divenne sano, valido, & gagliardo di tutta la persona, & membri suoi.

Con tutte queste cure, & altre vedute da voi, & dal Signor Conte vostro Padre, egli però, nel bisogno, & infirmità sua, non mi fece mai molto di consiglio, ò di aiuto: il che io attribuisco à dispositione Divina, che lo lasciasse in mane di quegli altri Medici, acciò facessero il ponte per passare à vita migliore, volendo la Divina bontà ricompensarlo nella beatitudine eterna delle tante sue opere buone fatte in questa, con queste sue decottioni fatte di sassafras, in vasi di rame, alla essaltatione della parte nobile, & scommunicate, & maledette diete.

Si che duoi giorni prima, che salasse l'anima benedetta, entrando questi tre servitori insieme nella sua camera, disse: Beati voi, che havete havuto Medico, che con darvi ben da mangiare, & bere vi hà sanati; & io moro di fame, & di sete, per opera de gli miei, passo all'altra vita.

Et non furono solo questi nostri Medici di Verona, che Vostra Signoria Illustre non mancando al pietoso ufficio di buon Figliuolo, chiamò, & condusse di Padoa di quei famosi Rabini, nè tutti insieme valsero ad aiutarlo.

Queste cose hò io voluto dire, & scrivere, accioche Vostra Signoria ne possi far fede, & il Mondo veda, & conosca, che non è vero quello, che li Emuli miei vanno cianciando per le camere, che io uccida gli huomini con cibi, & vini, & medicine gagliarde: anzi con questi modi revoco a vita, & sanità gli lasciati per morti da loro; & quelli, che operano diversamente da me, e dalle traditioni mie, overo per crudeltà gli ammazzano, ò per dapocaggine, & ignoranza gli lasciano morire con le loro diete gagliarde, & medicine deboli.

Ma di gratia sentite bella Historia, che questa mattina mi hà recitato messer Aluigi Cirugico, che medicava gli appestati, della cui opera mi son valso in medicare una donna tutta malfrancese in doglie, & piaghe, che pure hò per divina gratia ridotta à sanità, nutrendola bene; & era stata cura del Medico Turchetto, huomo di Dottrina admirata da molti, perche suole andare a disputar nelle Chiese, quando vi si tengono conclusioni, & è tenuto haver buona Lingua Latina, & Greca.

Haveva un Figluolino questo Cirugico, il quale con sue Medicine, & diete lo ridusse à termine, che gli annonciò la prossima, & irreparabile Morte.

Il Padre mosso a tenerezza della instanza del Figliuolo, che li domandava una scudelletta di tagliatelli, & una suppa nel vino buono, compiacque al Figliuolo, non parendogli, che fosse bene, che morisse con questa mala satisfattione dell'animo; & egli, che alquante notti non havea mai dormito, s'addormentò saporitamente, toccandogli spesso il polso il Padre per vedere se era ancor morto: in somma dormì tutta la notte, & la mattina si trovò senza febre.

Il Medico mandò il servitore la mattina per tempo a vedere se era perduto, il quale li rapportò, che il Padre gli haveva detto, che era senza febre, & stava bene; laonde il Medico andatovi, tale lo trovò, & senza altro, che convenevole nutrimento il figliuolino rimase sano, & libero.

Sanato il figlio del Cirugico, s'infermò il figliuolo del Fisico, & andando le cose di male in peggio, il Fisico raccomandò il figliuolo al Cirugico, il quale lo nutrì medicandolo, sanò.

Et questo mi ha raccontato detto messer Luigi, vedendo che questa Madonna Helena Gambacurta, ben nutrita, & medicata da me, e sanata; ove, con le diete ontioni, & profumi non haveva mai potuto conseguir il suo fine. Et certo, Signore, io giudicarei, che se le diete sanassero le infirmità, che le medicine fossero soverchie.

Le diete dunque (secondo me) sono inventioni de' Medici ribaldi per assassinar gl'infermi, & gli ignoranti le usano per non più sapere.

Hora perche Vostra Signoria Illustre molte volte mi ha fatto grande instanza, che mi scarichi dalla invettiva scrittami contro da' Medici parabolani, & sofisti, sotto nome, & ombra delo Dottor Claudio Geli, che non mi vidde mai, & parlò come uccello domestico, per bocca de gli Emuli miei: Io ho voluto che questa mia difesa, à confusione loro, esca sotto il patrocinio, scudo, & fede del nome vostro, che mi conosce, & vede le opere mie per prova, & ne rende testimonio à gli altri, alla cui buona gratia di cuore mi offero, & raccomando. Di casa.

Zefiriele Tomaso Bovio





ERROR ET LAPSUS PARTURIUNT PRUDENTIAM


Io protesto a voi Signor Dottor Claudio Geli, & a tutti quelli che leggeranno questa mi risposta in difesa mia, & confusione de' Medici rationali titolari, de i quali pare che voi vi siate fatto campione, che qualunque volta io mi volgo a voi dicendovi qualche parole che meno vi piacciano, che io non dico a voi, come a voi, ma come a vostri consultori, & impulsori, i quali poco saggiamente vi hanno consigliato, sospinto, & fraudolentemente ingannato sottrahendovi il nome, & cognome vostro, per imporlo alla loro invettiva contro della persona, & dottrina mia; & certo io vi ho più presto compassione, che ira, quando io conosca molto bene non esser vostra cognitione od arte, il medicare, quantunque habbiate assonto il titolo di Medico, & Dottore.

Questo sanno anco molti altri, i quali sendo stati in terra di studio sei od otto anni, per non parere che habbino perso il tempo, overo per comiacere a' Padri, Madri, parenti, & amici, & overo per un poco di ambitioncella vana s'adottorano; però che se voi foste Medico da vero, & non titolare, havereste letto i maestri della Medicina Hipocrate, galeno, Mesuè, & gli altri Medici Greci, Arabi, & Latini principali, antichi, & moderni, & havereste conosciuto, che le traditioni mie sono conformi alle dottrine loro, tralasciate per trascuragine da questi Medici ordinarij moderni, che io chiamo titolari, & contra de' quali io scrivo, & ho scritto il mio Flagello; nè vi sareste inciampato in allegarmi questi, & quelli, con le dottrine de' quali le traditioni mie convengono, & le oppositioni vostre vi scoprono non haverli mai letti, ò certo non intesi.

Io veramente, & questi Medici di qua, havemo fatto giudicio fermo, che questi vostri impulsori vi sieno nemici secreti, overo meri pedanti, & non habbino mai letto i buoni scrittori di Medicina, che sarebbe pur troppo crassa ignoranza, se li havessero letti, & non intesi.

Questa invettiva costra, ò di chi si sia, che io per me non lo sò, & se lo sò non lo dico per non immortalar ignoranti, mi hà fatto sovvenire di un Dottore morto, però non lo nomino, che alla presenza di sei altri Dottori tutti legisti, un giorno disse verso di me: Non sarebbe gran fallo, che il Bovio facesse una sillaba falsa ne i suoi versi. Al quale io risposi: Se ci fosse; la dottrina vostra non è tale, che bastasse a scoprirla, & anco quando ci fosse, non sarebbe danno ad alcuno: ma il levare una sentenza la facultà di quattro millia scudi ad uno, che fosse di ragione, & adiudicarla a chi non vi hà che fare, con lo allegare per suo fondamento il consiglio dell'Ancarano numero 64, che de diretto termina contro la sentenza sarebbe bene cosa notabile, & degna più presto di castigo, che di riprensione, come voi havete fatto nella causa del tale (& gli allegai la persona) ma io mi credo, che voi leggeste solo le ragioni del dubitare, & non passaste più oltra, non havendo in memoria che in civile est nisi tota lege perspecta iudicium ferre, & però, senza secure, la sentenza vostra sarà tagliata con le mazze.

Il buon Dottore arrossì, & confessò il suo errore, che era stato ingannato da uno a cui prestava fede, & non haveva letto il consiglio.

Così voi sete stato alle allegationi, & persuasioni altrui, & voi hora pagarete il fio, facendovi conoscere per non Medico, ma bene humanista poco intendente, & huomo di buona mente atto ad essere ingannato, come sono quasi tutti quelli, che non sapendo ingannare altrui, tengono, & giudicano gli altri della medesima fede, che essi sono: però vi hò per iscusato, & vi perdono con questo, che per lo avvenire non siate così facile alle altrui persuasioni.

La onde sarà cosa honesta, che non vi adirate più meco, ma contro questi vostri impulsori, che vi hanno sottratto dalli vostri studij di Martiale, Apulegio, Claudiano, & simili, & hanno voluto farvi apparer Medico intitolando la invettiva loro contro di me del nome vostro, che mai non fù più opera vostra, che sia mia l'Alcorano [il Corano di Maometto].

Però salva la gratia vostra, entrarò ancor io a trattar le ragioni mie sotto il nome, & cognome vostro, sperando farvi a piacere, & beneficio; poi che io disinganno il mondo, & scopro la verità del fatto: che detta invettiva non sia vostra fattura, & che le tante ignoranze, & malignità delle quali ella è ammassata insieme, sono de gli impulsori vostri, & voi come humanista, & non Medico, salvo che per titolo, & privilegio, sete immune, & esente, & essi restaran scoperti come Gabbatori, ò Gabbaoniti, così al nome dello Spirito Santo darò principio.






ILLUSTRISSIMI, & ECCELLENTISSIMI
SIGNORI

RIFORMATORI
DEL STUDIO DI PADOA
ET PROVVEDITORI ALLA SANITA'
DI VENETIA


Quel ineffabile, & incomprensibile Iddio, che di niente creò, & formò il tutto, & è in se stesso somma potenza, somma sapienza, & somma bontà, non haveva bisogno alcuno per sè di fabricare il Cielo, la Terra, l'abisso, & pure gli ha fabricati; & hà creato, posto in ciascuno di questi li suoi habitatori, acciò l'opera sua non fosse inane, & vacua.

Pose noi huomini quì in terra, composti di anima formata ad imagine, & similitudine sua, & di corpo formato delli quatro elementi caduco, & mortale: & colligò l'una, & l'altro insieme con gli suoi methodi, & ordini; da quella procede l'intelletto, da questo i sensi: quella constituì libera, si che potesse elegger di viver secondo la ragione, ò gli sensi; questo sottopose all'alteratione de gli elementi, de' quali è composto, & come che quella, per la colligatione che hà con questo corpo, sia assai proclive alle inclinationi sensuali, però gli diede le leggi acciò che rifiutando, & convincendo gli appetiti mondani ne avesse a riportar premij celesti.

Governa tutta questa machina Dio gloriosissimo con il ministerio de gli Angeli suoi, & diede il regimento de gli orbi, sfere, & fuochi celesti a particolari Angeli, i quali mediante i moti, & lumi superiori, influiscono in questi elementi, & elementati sotto la Luna, di onde poi si fanno tante, & così diverse operationisecondo la varietà de' soggetti che trovano.

Hà donato Iddio a varij huomini le cognitioni sì delle intelligenze motrici, come de gli orbi, & lumi mossi: ci hà donato ancora la cognitione della natura delle cose create, & formate quì tra noi: & perche i corpi nostri sono formati da questi elementi alterabili, ci hà donato anco lume, & cognitione di schifare, o correggere queste alterationi con varij & diversi modi: trà quali è la dottrina dell'Astrologo, & quella del Medico: delle quali l'ultima malagevolmente può caminare senza la guida della prima come ne fanno fede li professori di quelle scienze, & arti, & lo comprobano i sacri Theologi, & ultimamente il sacro Concilio di Trento, onde che li moderatori delli studij publici, vi tengono publici lettori dell'una, & l'altra con honorati stipendij.

Però havendo io pratticato, & conosciuto, che la maggior parte delli Medici sono ignudi di Astrologia, cosi ad essi necessaria, & che molti loro infermi per questa grave ignoranza moiono nelle mani loro, mosso da zelo, & carità verso languenti, scrissi quel mio Flagello de' Medici, che già tre anni fù stampato in Venetia co'l privilegio del Senato.

Sono dipoi saltati sù alcuni professori di Medicina, che preso di sbalzo un povero giovine bisognoso di curatori, che pure s'inscrive dottore & medico, & l'hanno sedutto, & spinto a dar fuori una loro invettiva contro la persona, & dottrina mia; ma per quanto io ne hò relationi con giuramento, essi sono statigli fabri, & architetti.

Iddio glielo perdoni.

Io per mè gli hò risposo quello che hò giudicato convenirsi alle maledicenze, & ignoranze loro. Et mi persuado havergli cacciato ossa, non inferiore a quella di Enea a Cerbero trifauce, nella gola.

Stante le ragioni mie stabilissime & fondatissime, giudicarei, per modo di raccordo, che fosse opera santissima far una legge inviolabile per tutto il suo Dominio, che niuno potesse per l'avvenire essere admesso in alcun Collegio di Medici, che non fusse prima addottorato in Astrologia, per quanto si aspetta alla cognitione di Medicina, secondo le traditioni d'Hippocrate, di Galeno, di Arnaldo di Villanova, & di Federico Grisogono, i quali doi ultimi, come che habbino scritto posteriori, cosi anco la loro dottrina è più fondata, poiche egli è cosa facile lo aggiungere alle altrui cose dette, & trovate.

Però io hò inviato questa mia diffensione, & miei pareri alle SS.VV: Eccellentissime acciò con la loro prudenza proveggano alla salute universale.

Et perche, se io volessi contendere con ragioni, con questi Medici sofisti, sofisticamente mi potrebbono rispondere, hò discorso, che sia bene convincerli con le auttorità de' suoi probati Auttori:

Hippocrate in libro de Stellarum aspectibus versus Lunam dice:

Medicus si non est in scientia Stellarum perspiscuus, quis in eius manibus non confidat, quia caecus non immerito poterit definiri.

Il medesimo:

Quando est initium aegritudisinis tibi est necessarium intueri Lunare corpus.

Et ne fà un libro tradotto da Pietro d'Abano, & citato da Cieco d'Ascoli: & io lo farò ristampare in fine di questo mia trattato, a beneficio del mondo; il qual Cieco vi dice sopra la Sfera del Sacro Bosco queste parole:

Volentes ad Medicinalem scientiam devenire, oportet ut in Astrorum scientia, eorum elevent intellectum.

Galeno ve ne fà un libro conforme a quello d'Hippocrate, ma più diffuso.

Hippocrate de aere, & aqua, & regione:
Si ex altissimis consideraveris, invenies Astrologiam non esse minimam partem Medicinae.
Hipparcus, de quo Plinius dicit: Numquam satis laudatus Hipparcus, de vinculo spiritus. Medicus sine Astrologia, est quasi oculus qui non est in potentia ad operationem.
Albumasar in introductorio suo maiori:
Astrorum scientia est principium Medicinae
.

Bartholomeo Vespuccio:

Medici sine Astrologiae cognitione, sanguinis minutionem, aut pharmaca aegris quo pacto non nisi cum periculo administrabunt?

Federico Grisogonio, carta 14 de Prognosticis aegritudinum:

Per Astronomiam facultati Medicinae, non solum omnes partes Medicinae, tàm Theorici negocij, quaàm practici perficiuntur, Verum etiam ipsum iuditium quod per Medicos incomprehensibile est, sit tamen per ipsam astronomiam comprehensibile.

Arnaldo n'ha scritto un libro intero, impresso con gli altri suoi, lo potete leggere.

Et il vostro Augerio Ferrerio Tolosate Medico, & Lettore publico in quel gran Studio, nel suo libro intitolato Vera medemdi Methodus, al capitolo XVIIJ del primo libro alla sesta decima indicatione à lumine, & influxu corporum coelestium vi dice:

Lubens praetijssem hanc semitam mihi (ut aiunt) nimis tritam, & tot viris illustribus, sed (quod animadversione dignum est) Mathematicarum rerum ignaris, & veluti caecis, de coloribus iudicium ferentibus improbatam, nisi me Petrus à Campo maiore, Medicinae, & Astronomiae peritissimus, & dissimulationis impatiens tacite divertentem in viam reduxisset quod ut faceres in medium adduxis. Hippocratem in libro de aere, & aqua, & locis de Astronomia utilitate, & ad medendum necessitate acute differentem, adiunxit etiam Galenum diligentem veritatis inquisitorem & c.

Io ne potrei far longo catalogo, ma questi per hora mi bastino.

Hanno questi Medici veduto le traditioni mie, ma non credo certo che le habbino conosciute, poiche le hanno fatto con brutto viso.

Io non hò scritto per questi tali, ma per gli huomini buoni, & savij.

Di lor si può dir quello, che dice nostro Signore, & Salvatore de' Farisei: caeci sunt, & duces caecorum sinite eos.

Questi Medici mi hanno fatto sovvenire gli antichi Hebrei, che tratti della servitù di Egitto, havendoli il Signore suo Iddio mandato la Manna dal Cielo, si fecero lecito di dire: Anima nostra nauseat super cibo isto levissimo.

Cosi questi Medici titulari biasmano li decotti miei nobilissimi, & eccellentissimi; improbano gli ordini miei del nutrire gli infermi con cibi, & potioni convenienti, cacciando gli humori peccanti, per non haver a combatter con la inirmità, & con la debolezza: & come dedito alla scienza dell'Astrologia mi chiamano infame & vituperoso, non perì mai alcuno nelle mie mani per medicine date, o sangue tratto fuori, o contra tempo, mediante la cognitione de' moti superiori, & essi n'uccidono le migliaia, per non conoscerle, & le VV.SS: Illustrissime lo comporteranno: io non lo credo, però mi rapportarò a quanto sarà statuito per le prudenze & auttorità loro: alle cui buone gratie con ogni debita riverenza m'inchino.

Di Verona

Zefiriele Tomaso Bovio





ECCELLENTISSIMI
SIGNORI MEDICI
DEL COLLEGGIO DELL'INCLITA CITTA'
DI VENETIA


Trà gl'innumerabili doni, & gratie, quali l'interminabile bontà del Creatore, & moderator del tutto Iddio ineffabile mi ha concesso, è questa ancora, che essendo io dalla divina sua providenza stato promosso ad iscrivere, & mandar fuori in stampa quel mio Flagello de' Medici rationali, habbi suscitato poi un novo Semei, il quale pensando con tanto profluvio di parole inconsiderate d'improperarmi, habbia restar esso invilupato, & da ogn'uno schernito ad altrui essempio.

Et ciò viene fatto da Iddio benedetto, sì per tentarmi (come già fece David) di patienza, come per render meglio capaci quei Medicastri, quali non erano bene intelligenti delli dogmi miei, accioche rispondendo io alle apparenti oppositioni del mal consigliato loro Dottor Claudio Gelli, meglio informati havessero ad abbracciare la sana dotrina mia, & pure i Medici rationali vanno abbracciando (non enim vult Deus mortem peccatoris, sed potius ut convertatur, & vivat).

Et molti in Bologna studiorum matre, & molte altre Città, che sono huomini da bene, non ladri, non rapaci, non manigoldi per denari, ma pieni di zelo, & carità humana, & Christiana: ma perche questo Dottor si fà del celebre, & famoso Collegio vostro, gli ho voluto inviare questa mia risposta, acciò s'aveggano quasi nuovi Passali, & Achemoni, ricaduti in Melampigo, s'habbino nel suo numero: & per certo io haveva poco pensiero di rispondere alle tante ciancie, & ignoranze di questo, che si fà vostro Campione, giovane d'intelletto, & di età benche audace sopra le forze sue; essendo queste sue ignoranze troppo chiare, & manifeste appresso gli huomini intelligenti, & dotti.

Et io a guisa di quel Entello vecchio, il quale poco animo haveva di ripugnar a Darete giovine, & millantatore, pensavo starmi quieto: ma considerando poi che gli huomini intelligenti sono pochi, & gli ignoranti molti, & che gli emuli miei, sì di questa Città, come di altre, giubilavano per le scritture di questo loro nuovo Campione, ho finalmente determinato mostrargli quanto s'abusino nelli suoi giudicij vani.

Et veramente fù saggio quel Poeta che scrisse quella bella sentenza: Veterem ferendo iniuriam invitas novam.

Io mi rendo certo, che struggendo questa mal nata pianta, darò occasione a molti di cribare il loglio, & la zizania fuori del grano buono, & gli Medici rationali, & legittimi, fuori de gli immascherati, & sofisti.

Et quantunque alcun mio Signore Illustrissimo, & qualche amico di portata mi habbi voluto dissuadere dal rispondere, dicendomi non convenirsi alla dignità mia, & età hoggi matura, ad impiegar il pensiero, & la penna contro un giovine inesperto; nondimeno considerando, che convenne ad Ulisse Signore, & gran Capitano pigliar pugna contro di Hirro mendico, & forfante, nel proprio suo palagio, non mi terrò io a biasimo rintuzzare la temerità di un giovine, che intendo pure aver passati i vinti otto anni di età, & è dottore, & attesta haversi consigliato, & preso il parere di altri: che io giudico, che possi esser stato Chusai Arachite: & per quanto mi vien detto da molti, & giurato per Sacramento, tiene la barba bianca, & è pur Medico, & professore di Rabino nell'arte: si che confondendo io l'uno, confonderò l'altro, & altri insieme.

Et tanto più arditamente lo debbo, & posso fare, quanto che il Signor Annibale Raimondo, di sedeci anni più di me vecchio, Astrologo, & Fisonomo famoso, per diffesa delle sue scienze, & discipline, hà voluto prender pugna ancor lui contro di costoro nelle materie pertinenti alle sue arti, tenendo per opinione, che questi meschinucci s'habbino inteso nelle scritture sue con il Collegio vostro.

Tuttavia io protesto alle vostre Eccellenze, che quantunque questa sua opinione possi esser vera, ella è però direttivamente opposta alla mente mia, quando che io non mi saprei mai persuadere, che huomini intelligenti, & integerrimi, come sono tanti tra voi, havessero assentito a tante bugie, calunnie, maledicenze, & ignoranze, delle quali la mal concertata invettiva è compagnata, & amassata insieme.

Si hà creduto questo dottore, povero d'intelligenza, che quel mio Flagello fosse, & sia contro li Medici rationali, come par suoni il titolo, & non hà avertito, che la reale intentione mia è contro li titolari rationali, & non veri, & esistenti.

Ma perche i veri, & esistenti sono pochi, & i titolari molti, lo denominai dalli più in numero.

Latra questo novello Archilocho (non havendo considerato, che Horatio, Persio, Iuvenale, & gli altri della loro setta, & professione, non perseguono gli huomini da bene, & i mostratori delle cose buone, ma i vitiosi, scelerati, & ribaldi) contra la persona mia, & mie traditioni, che illuminò, & migliorò le doottirne de' Medici rationali, secondo la dottrina di Mesuè, & mi chiama Empirico, & egli dottor novello, slisciato in Collegio per sua, & altrui ruina, giovine senza esperienza, & senza intelligenza, & lettura de' buoni, & gravi Auttori di Medicina (in altro però forse letterato) s'intitola Medico rationale.

Vos videritis, però par a me che non sia conforme alla dignità del vostro Collegio, che persone erranti, devie, indocili, & di cosi perversa conditione, passino sotto la insegna vostra.

Et che i membri putridi, & corrotti, Ense recidantur, ne pars sincera trahatur.

Qundo io son stato su la guerra, & venivo in cognitione di alcuno de' miei soldati inetto al servitio militare lo cassavo: & hora che son a casa ordino alli miei pastori, che levino le pecore inutili, & morbose fuori delle feraci, & buone.

Et con questo fine desidero alle vostre Eccellenze buona fortuna, & a questo forsennato più sana dottrina, & mente migliore, il che faccia Iddio per sua misericordia, & bontà.

Signor Dottore Claudio Geli certo voi vi mostrate al mondo in parole, & in fatti, che overo voi non havete letto Platone, quantunque lo allegate, ò non bene inteso, ove parla delli nomi, & potenze, & significati nel Cratilo, perche non havreste fatto le scappate, che havete, nella invettiva vostra contra di mè, scoprendovi così ignorante delle scienze divine, & humane.

Ma che maraviglia è questa, quando che il nome, & cognome vostro convenghino alle operationi vostre, Claudicante d'intelletto, & gelido nella cognitione retta delle cose celesti, & terrestri?

Questa interpretatione mia conforme alla dottrina del vostro allegato Platone, se bene lo studiarete, & è consona alla esistentia del fatto: perciòche se frigida non ingrediuntur opus naturae, neque multiplicans spiritus, neque sanguinem, a quibus dependet omnis fortitudo virtutum vitalium, naturalium, & animalium, sed virtutem prosternent, tanto minus gelida.

Però non è maraviglia, che voi vi opponiate al mio Flagello, che mostra al modo di fomentare, & soccorrer la natura, & la salute de' miseri, & afflitti mortali; come ben conviensi al nome mio Zefiriele, che tanto è dire in nostra lingua, fiato di Dio serenante, & secondante.

Hacci Iddio benedetto, & gloriosissimo dato il lume dell'intelletto; & la volontà nostra libera; se havete conturbato quello con la malignità, & soggiogata questa alla maledicenza, & emancipati l'ino, & l'altra a perversi consultori vostri, vostra è la colpa.

Per quello che accenna la scrittura vostra voi dovete essere molto ricco de' beni di fortuna, imputando a me la povertà, che hò pure da vivere, & vestire del mio, & aiutar ancora (come la Dio gratia faccio) molti, non pure con consigli, ò medicine del mio, ma con qualche denarucci ancora, che potrei poner da canto: però con gran stipendio procurate di trovar maestro, che vi regga, & voi a guisa di scolar Pithagorico per un buon pezzo commandate il silentio a voi medesimo, & cangiatevi nome, & cognome, acciò riusciate in altro huomo più saggio, & più intelligente di quello, che hora non sete: come già fecero Giacomo Sannazzaro, che fece la Metamorfosi in Attio Sincero, Giovanni da Ponti in Gioviniano Pontano, Melensigene in Homero.

Mirate però di non farlo come il Platina, che perche se lo cangiò da se, hebbe parecchi tratti di corda.

Et tutti riuscirono in huomini differentissimi dal primiero essere loro: fate un poco anche voi questa prova, Signor Dottore, & forse diverrete general di esserci il guidone di popoli, ò capo principale de' Medici, come dottrina sana, & buona: & habbiate l'occhio non alla superficie, ma all'intentione mia.

Di più mi chiamate spiritato, & stregone, per esser stato cacciatore de spiriti, & liberatore di stregati: poverello voi, m'incresce del poco sapere, & cecità vostra.

Io son tenuto in questa Città il Medico de' disperati; ma certo il male vostro è così fiero, che non mi darebbe il cuore di potervi risanare con quanti Herculi, od Antimonij io preparasse mai; & ne hò pure per dono gratioso d'Iddio, liberati, & sanati migliaia.

Quello che desidero da voi, Sig. Dottore, è, che se sentirete cosa nelle mie diffese, dalle tante bugie, & maledicenze vostre, che meno vi piaccia, vi mettiate una buona corazza di patienza, come hò fatto ancor io contro le saette vostre? le quali per esser di piombo, vedrete tutte rintuzzate, & cadute in terra, dalli colpi miei non credo certo, che restiate vivo; però fate pur testamento, & pigliate gl'ordini della Chiesa, che sono colubrine di cento, cariche di polvere, & palle, fatte di mia mano.

Ma ò gran Campione, chi vi hà mai consigliato ad iscrivere la statura, la effigie, la complessione, i costumi, la vita, & le attioni mie, non mi havendo mai veduto, ò conversato.

Però io darò conto di queste, & poi risponderò alle oppositioni vostre, per conto delle dottrine mie, & spero di dar satisfatione al mondo, & collocar voi nell'abisso della confusione: ma veniamo a fatti.

Voi dite, ch'io son di complessione melanconica, & Saturnina, di pelo negro, macilente, & senza carne.

Quello che si vede con gl'occhi non occorre metterlo in prova; io son di complessione sanguigna, & colerica miste, Gioviale, & Martiale, di pelo castagnetto, di faccia, & carne vivace, & occhio per lo più allegro. & sotto a panni honestamente carnoso, con pochissimi peli: ma sopra tutto di pelle, & carne delicatissima al tatto. Tale mi costituisce Sagittario, segno igneo ascendente: hà il cuore di Scorpione di natura di Marte della seconda magnitudine, vicino al grado ascendente per un grado & mezo. Hò Giove nell'ascendente suo domicilio: Marte in casa esaltatione, & triplicità di Mercurio, che declina dalla cuspide del mezo cielo in aspetto dell'ascendente. Venere & la luna in nona: ma luna in trino partile di Giove, & triplicità di esso Giove, & casa del Sole, & il Sole, in casa della Luna, & essaltatione di Giove, si che il Sole, & la Luna sono ne i domicilij l'uno dell'altro, Mercurio in casa della Luna, & esaltatione di Giove. Saturno è in Acquario sotterraneo suo domicilio: & non ha dominio alcuno nell'ascendete, Giove e l'Almuten di tutta la figura celeste.

Et poiche corpora inferiora a Deo per corpora superiora reguntur, così attesta S. Tomaso a cap.82 contra gentiles nel 3 lib.: miri, veda, intenda, & pesi chi sà (voi certo non lo sapete, od intendete) se io posso, ò debbo essere inclinato per natura alla melancolia Saturnina, ò macilente, ò di animo rapace, & tenace, ò dedito alle male arti, come voi mal informato mi havete dipinto.

I Dottori per privilegio non intendono queste cose, come voi, simile ad un poeta, che ho conosciuto io, che ottenne per privilegio di poter fare i suoi versi a sua voglia longhi, & curti dal Principe Francesco veniero, senza pregiudicio dell'arte.

Io dunque son di presenza in modo nobile, per dono del mio Creatore Iddio, che in ogni habito, & in ogni luogo sempre fui conosciuto, & honorato per nobile: son affabile, amabile, cortese, liberale, & amorevole verso d'ogn'uno, & per tale conosciuto, & approbato in Italia, Spagna, Francia, Alemagna, Boemia, Polonia, Ongaria, & ovunque son stato, per anni ventisette, che ho peregrinato.

Nè queste cose le reco io a me, come da me, ma le riconosco dalla divina gratia, & bontà: come anco che io sia nato di sangue antiquissimo della nobilissima casa del Bovo, di dove nacque ancor S. Bovo, Cavalier di Santa Fede, e di cui si fà festa celebre in Pavia, ove giace il suo glorioso corpo.

Vennero gl'antenati miei cadetti Morano, & Azzo del Bovo di Francia in Italia del mille docento, & doi, per passar al soccorso de gl'altri Francesi in Soria, che guerreggiavano co'l Saladino: ma per rispetti descritti dal Corio, restarono alli servigi de' Signori Venetiani, per la presa di Zara.

Poi vennero a Verona in aiuto di questa Città, contra mantoani, & quivi fabricorono il Castello, che, dal cognome loro, chiamarono il Bovo, che poi Ezzelino di Romano Tiranno Diabolico in faccia, & operationi, & rovinò, del mille ducente, & trentaquattro, & refabricato dopò la morte del scelerato, fù di nuovo distrutto l'anno mille trecento sessantaotto, da Carlo Quarto Imperatore, di nome, & memoria celebre, per le virtù, e valor suo.

Mio bisavo poi refabricò quello, che hora possedemo, del mille quattrocento quarantanove, & io son l'undecimo possessore, per dritta linea discendente, & non bastardo, poiche possedo feudi. Et son amato, honorato, & accarezzato dalla Citta, & patria mia, contra le bugiarde assertioni vostre, & approbato dal Consiglio della Città, & Medici del Collegio; per nome de' quali intervenne l'Eccellente Medico Lazire co'l mandato, essendo Proveditor il Magnifico, & Eccellentissimo Signor Pio Turco, come è anco di presente, & Capi del Consiglio gl'Illustrissimi Signor Conte Gieronimo Nogarola, & Claudio Canossa, i quali vivono, & mi amano di core.

Che poi detti Signori Medici habbino sprezzato il mio Flagello, & per ciò non gli habbino sprezzato il mio Flagello, & per ciò non gli habbino risposto, dico, che attestò, & attesta molto contra le assertioni vostre, il Magnifico & Eccellentissimo Dottore Cavagliere di Brà in casa, & alla presenza dell'illustre Signor Conte Mario Bevilacqua Mecenate de' virtuosi, gl'illustri Signori Conti Gieronimo, & Claudio canossi, & altri cavalieri, & Gentilhuomini: il che fù, che detto Cavaliere di Brà, havendo letto il mio Flagello, invitò a cena seco gli Eccellenti Medici Fumanello, & Guarinone, Dottori di nome honorato, & Medici veri, & rationali della prima classe, a fine di ragionar con loro di detto mio Flagello: & v'invitò parimente gli Magnifici & Eccellenti Dottori di legge il Signor Aurelio Prandino, & il Signor Agostino dal Bene di valore, & integrità singolare, Arcades Amno, & cantare pares, & respondere parati: miei carissimi, et amicissimi. Et questi Signori Medici di parte in parte approbarono per buono detto mio Flagello, con loro maraviglia, parendogli gran cosa, che un'huomo, quale havesse peragrato tanto, et havesse atteso a tante arti, scienze, et discipline mechaniche, et liberali, intendesse, et operasse anco tanto, et con cosi felice fortuna nella medicina.

Voi dite di più, che io mi partì da Verona havendo letto Arnaldo da Villanova nelle cose di Alchimia, et da lui instrutto dell'arte distillatoria, et medicinale, et che vedendo non haver credito nel medicare nella patria, a fine di guadagnar pure qualche danaro, me ne andasse a Genova.

Vi rispondo, che primo che io andasse a Genova, non medicavo molto, nè poco, et andavo in habito di soldato: sì che Don Prospero Martinengo, Monaco dell'Ordine di S. Benedetto, huomo buono, et patrone delle tre lingue principali, Latina, Greca, et Hebraica, Poeta, et Theologo grande, et per tale conosciuto, essendo capitato un mio Poema Heroico De Trinitate, venne a trovarmi per contrahere meco amicitia: & vedendomi in questo habito, rimase tutto maraviglioso; havendosi egli divisato prima nel suo intelletto di veder un huomo grave, con barba longa, faccia squallida, & habito dottorale, per quello, che egli medesimo mi disse allhora: & non poteva satiarsi di addimandarmi, ripetendo otto, ò dieci volte, se io ero quel Bovio compositore di quel Poema cosi bello, tanto dotto, & grave, baciandomi, & ribaciandomi dieci, & più volte.

Et mi fece molta instanza, che aggregassimo i poemi nostri insieme, & gli dessimo alle stampe: ma io fui sempre transcurato nel servar le cose mie, & ne hò perdute, & lasciate tante negli alloggiamenti, ove son capitano di tempo in tempo, che haverei fatto un volume grande, come quello di Homero: a cui (gionto, che gli fù al suo Monasterio) mandai questo esastico, il quale come si conformi alla descrttione vostra di me esaminatelo voi medesimo; & questo Monaco Reverendo è vivo, & sano.

Ad Prosperum Martinengum Monachus.
Quod breve paliolum ex humeris, quodque, ensis Iberus
Miraris vostro pendeat à latere.
Quod vultus hilares, quod sint nostratia verba,
Quodque in omni gestu candida simplicitas,
Aulicolas vito Proceres, declino Agelastos
Vivere me hac vita liberiore iuvas.


La causa dunque del partir mio da Verona fù che il Signor Cosimo da Monte, Vicecollaterale di questo Serenissimo Dominio, non sò da qual spirito condotto, mandò trè Soldati ben armati alla scoperta per farmi un'affronto da' quali (la bontà & gratia del Signor Dio) mi diffesi, & diedi loro delle ferite.

Et quantunque il Signor Capitano Gio. Lodovico suo Zio, & il Signor Antonio Maria suo fratello ne havessero fatto scusa meco alla gagliarda, però dubitando io, che se la la prima volta non gli era riuscito il pensiero, non raddoppiasse un'altra volta la posta, elessi cangiar paese, & assicurar le partite mie, per non accender maggior fuoco tra noi, le case, le famiglie, & amici nostri: cosi guidato da celeste scorta mi condussi in Genova, & ivi rimasi per dispositione divina.

Quivi contrassi amicitia per mezo del Magnifico Camilla, Medico di buon nome, col Signor Marc'Antonio Pallavicino, vecchio, & gottoso, & era otto anni, che non era uscito di casa, et rare volte di letto, per detta indispositione: il quale dilettandosi delle historie, & lettere sacre, trovandomi instrutto di queste, & quelle, come occorre nelli ragionamenti, mi dimandò se lo haverei potuto suffragare nella infirmità sua.

Io (cosi disponendo le cause superiori) gli dissi che sì, et per quanto valeva, me gli offersi, et egli mi si diede in preda.

Lo curai, et con la gratia del Signor Dio lo condussi a passeggiar tra Banchi, et Santo Syro, per tre hore, ove fù abbracciato da innumerabili amici.

Cosi, per cinque anni, me ne passai con la dottrina di Gordonio, prestatomi dal predetto Medico Camilla, & altri libri di Medicina, che quivi parte comperai, parte mi furon dònati.

Ritornai poi a Verona, per la morte di Lodovico mio fratello, alla cui anima doni Iddio pace, se non l'have.

Inteso il mio ritorno dal predetto Signor Cosimo, mandò un suo soldato a visitarmi per suo nome, poi venne egli stesso, et così si riconciliammo insieme.

Et fù buon'aiuto il mio partirmi, poiche il star quivi poteva facilmente causar molte ruine a noi medesimi, ò a gl'amici, et parenti nostri, et il scansar le occasioni fù salutare ad ambe le parti.

Dopò nove mesi del ritorno mio, il Signor Zen mio cugino fù dato per ispedito dalli Medici, mi pregò, che lo aiutasse, et con loro consenso ne presi la cura, lo risanai, et vive, Dio gratia.

Dopò lui, il Signor Zen Aldo dato per ispedito da Medici, Don Zelino, et Valdagno, mi si raccomandò, lo medicai, et è vivo, et sano, et pure diedi ad ambedoi l'Hercole detto da voi venenoso, et sono dodeci anni, nè pure in tanto tempo sono ancor morti.

Dell'ultimo ve ne potrà far fede detto Eccellentissimo Medico Donselino, il quale non mi conosce per quello che m'havete descritto voi: ma quale m'ho descritto io.

L'Eccellente Medico Fumanello doppo tutto questo, che hò narrato dalla andata di Genova in poi, mi domandò uno delli miei Horifugij che furono stampati in Venetia l'anno mille cinquecento sessantasette, per opera del Clarissimo, et virtuosissimo Signor Gieronimo Diedo, essendo io in Genova, et sua Eccellenza all'incontro mi donò Arnaldo di Villanova, la cui dottrina mi piacque in modo, che me l'ho proposto per capo mio, et mio Dottore nel medicare, non però me gli sono emancipato sì, che non mi parta da lui a mia voglia.

Questa tutta è historia vera, Signor Dottor Claudicante, et non sono le vere narrationi del vostro maestro Luciano, overo informationi false di chi vi hà preso a sbolzonarvi, contro'ogni termine di Christiano, et di ben creato.

Che io habbia studiato in legge, egli è vero, et ero tra gli scholari miei coetanei in buona reputatione, et credito.

che io sia stato soldato alla guerra, et questo è vero ancora, et mi ho guadagnato de gli governi importanti con l'armi in mano, et non per favori, ma per proprio valore.

Ma perche il tentar spesso la fortuna dispiace a Dio, considerando io, che la sua divina bontà, per special gratia, mi haveva salvato la vita tante volte, in tante scaramuccie, battaglie, et assalti di terre, considerai, che fosse bene il ritrarmene, et cosi fece, et feci bene, discorrendo che io sò di quelle cose, che non sono cosi communi a tutti, di offendere, et diffendere, di fuochi artificati, di mine, di arteglieria, di misurar altezze, longhezze, profondità, et di molte cose militari; che il saperle non porta danno, et nelle occasioni ponno servire a se, alla patria, et al suo Principe.

Che io habbia atteso, molte volte alle minere, alla alchimia, alle distillationi, et questo è vero ancora, et non mi pentisco di haverlo fatto, e in questi negotij vaglio anco più di molti, che s'allacciano le cascie.

Egli è anco vero un'altra cosa, che intendo io, et pochi altri, che Dio glorioso, et benedetto è quello che ci dà l'havere, il sapere, il potere, et il volere, et regge, et modera questo havere, sapere, potere, et volere, che ci hà dato a voglia sua, lo sò io, et lo provo in me, che sò quello che sò per suo dono, et gratia, ne però io metto in esecutione, perche egli non vuole, ne io debbo, posso, ò voglio, se non quanto piace alla sua divina dispositione.

Dite più oltra, che non sapete ciò che mi creda alla Providenza Divina, già ve l'ho accennato: ma se ciò intendiate voi non lo sò io, ben lo sanno molti Theologi, et altri che hanno letto ciò che ne hò scritto, nel mio Theatro del infinito, et piacendo al Signor Iddio lo saprà la Santa Sede Apostolica, et il mondo insieme come si stampino le cose, che hò scritto in queste materie.

Et se havete letto le altre opere mie, altre volte impresse in Verona, et Venetia, Volgare, et Latine, in prosa, et verso, lo sapreste voi ancora: ma essendo come dite giovine non havete letto tutti i libri.

Di più mi biasimate, perche mi sia compiacciuto, et dilettato di molte scienze, et discipline, et molte professioni mecaniche, et liberali, et peregrinato diverse parti. Se haveste considerato la Odissea in Homero non sareste caduto in questo errore: parve a questo grande huomo, et tanto stimato dal mondo, et da Platone, che quando non ha ragione potente da comprobar le opinioni sue, et possi dire così ha tenuto Homero di haver vinto il giuoco. Cominciò dunque così Homero la sua Odissea:

Dic mihi virum captae post tempora Troiae.
Qui mores hominum multorum vidit & urbes
Menses autem cognovit


Il che il buon Horatio lasciò nella penna: parve dico a quest'huomo mirabile ad haver un sogetto secondo il cuor suo, di poter discorrere tante belle cose, come fà nella sua Odissea, et voi volete improbar mè, che hò veduto, pratticato, et inteso più di Ulisse? ò povero di spirito, perche vale un'huomo più dell'altro, se non per il più sapere: et io che sono di quelli che per la cognitione, et prattica di molte cose, sò più di molti, son stimato da voi meno de gli altri? bene vi scoprite voi per insipido, et ignorante, Socrate, Platone et Xenofonte furono trè huomini celeberrimi, come sà il mondo, tuttavia si trovò un'Aristippo Cireneo pessimo de gl'huomini (se però è lecito chiamarlo huomo) che s'ingegnò con falsi scritti di diffamarli, et esso è rimasto l'infamato, et essi vivono celebratissimi.

Voi con calunnie, et maledicenze mi procurate infamia, et voi restarete un nuovo Aristippo. Dio misericordiosissimo perdoni a chì vi hà consigliato, ò sospinto, che io per me perdono ad ambedoi, et vi rimetto tutte le ingiurie: cosi perdoni Iddio pietoso i peccati miei a me per sua misericordia, et clementia.

Passando più oltra, Signor Dottore mal guidato, et peggio consigliato, dite: Tu liberi li stregati, et non si puote stregar senza l'aiuto delli Demoni, però tu tieni commercio con li Demoni, & sei un'huomo cattivo, se questo è il modo di argomentare, a rgumentarò ancor'io così.

Il Prencipe fà impender i ladri, nè si può impender senza boia, adunque il Prencipe tien commercio con i ladri, & col boia, & è un scelerato.

Questa vostra logica è la logica delli farisei improbati dal Redentore, & Salvator nostro.

In Principe Daemoniorum eieciti Daemonia: a' quali la sua Divina sapienza rispose Omne Regnum in se ipsum divisum desolabitur, & ciò che segue. Però io dico a voi: Deus misereatur tui, & liberet te ab immundo spiritu si quis occupavit intellectum tuum, mentem, ac animam.

Che io mi partisse da Venetia, perche non mi volessero admettere al medicare, con tante ciancie, che voi asserite, lo sanno Messer Hippolito, & suo fratelli speciali ali doi Sarraceni, & l'Eccellente Medico Aretino, che mi pregarono molte volte instantissimamente, che mi lasciasse consigliare, & entrasse in quel Collegio, & non volsi: il qual Medico Aretino, havendo veduto, & letto gl'ordini miei, dati sopra i LIBRI DI SPECIALI [ intendi> "LIBRI DI FARMACISTI"> erano registri o libri custoditi ed esposti nelle "farmacie" dove i medici indicavano, con relativa datazione, le terapia da preparare per i loro pazienti in relazione ad uno specifico male o morbo: per alcuni versi questi libri o registri costituivano un modo di divulgare il sapere medico mettendo a disposizione dei frequentatori delle "farmacie" le proposte terapeutiche di altri colleghi; è naturale che, a seconda che si contestasse o celebrasse qualche cura non condivisa da tutti od innovativa ne potessero derivare anche delle vere e proprie polemiche: volendo azzardare un'ipotesi si potrebbe giudicare una sorta di LIBRO SPECIALE quello che, da raccolta privata di bibliofilo desideroso di anonimato, si nomina MANOSCRITTO WENZEL, per quanto sia databile relativamente tardi, tra XVIII E XIX sec. ] in molte cure, per ordine de' Clarissimi Signori della Sanità, mi baciò cento volte, dicendo non haver mai veduto in vita sua ordini più belli, più nobili, ne meglio composti delli miei.

Vi sono una frotta di Medici di quel Collegio, che incontrandomi, non apendo io chi si fossero mi gettavano i brazzi al collo, & mi baciavano, & si rallegravano meco per le opere, ch'io facevo, & ne hà fatte Iddio benedetto per mano mia, alquante, che per dir il vero, io me ne maraviglio; lodato sia sempre la sua divina gratia.

Mi partì dunque di Venetia perche l'illustre Signor Conte Lodovico Canossa mi scrisse ch'io volesse ritornar a Verona a medicar messer Gabriele Mangano d'idropesia, e se medesimo di due sciatiche, dalle quali era gravemente travagliato, & (Dio gratia) lo liberai in undeci giorni: & liberai anco il Conte Federico Dondonino di un mal Francese gravissimo, e mezo morto nelle mani dell'Eccellente Medico Giuliaro, del qual medico, huomo di molto valore, & da medicar in Roma non che in Verona, dite che non è da creder, che mi ponesse una sua cura nelle mani, & io vi dico che n'ho medicati molti disperati, ch'erano sue cure, & sanati tutti, egli come ingenuo non lo negarà, & quando lo negasse, i liberati non lo confessarebbono, & attestarebbono, oltra che sono cose notissime in tutta la Città.

Ma certo mala creanza è la vostra negare le opere buone altrui senza proposito.

Non dico io d'haver medicati questi per biasimo dell'Eccellente Giuliaro, come la vostra malignità procura di attaccarmi: ma questo avviene spesso, che quando una malatia è fatta longa, & difficile, i medici, & le medicine vengono in odio a gl'amalati, & anco ben spesso il contrario, li amalati alli medici, si che ò il medico da se si licentia per fastidio, ò l'amalato cangia medico sperando migliorar conditione.

Egli è però anco vero, che di rado mi vengono cure nelle mani di primo volo: ma cum res ad Troaianos redit, allhora mi chiamano; il che di onde avenghi per me non lo saprei mai dire, se non che questa sia dispositione d'Iddio, i consigli del quale sono incomprensibili a noi.

Di onde similmente nasca, che un Medico quantunque di valore, & intelligenza molta non saprà, o non potrà medicar rettamente un'infermo, se non lo sapete, ò non intendete, ve ne farò cenno.

Questo proviene dalla simpathia, & antipathia, che havemo l'uno, con l'altro, le quali hanno le basi sue nelle sepolture del cielo, il quale influisce in noi mediante i lumi guidati dalle intelligenze non erranti: & queste cosi reggono con gl'occhi fissi nel primo Motore: & perche ne ho trattato altrove assai chiaro, distinto, & diffusamente non passato più oltra: Qui potest capere capiat.

Chi vuol intendere bene, questo negotio conviene haver passato i termini del vostro Horatio, & de gl'altri Satirici: è necessario saper Filosofia, Medicina, Astrologia, Theologia, Magia naturale, & Magia celeste:6 se una di queste vi manca non havete il bisogno per entrar al possesso di questi misterij, delli quali molti filosofastri, tenuti dal mondo cieco per saputi, & intelligenti, non hanno penetrato al centro.

Io lascio a dietro molte altre partite vostre, che ricercarebbono risposta: ma poi che i Lettori vi haveranno scorto in queste quale vi siate, vi crederanno nel resto, & prestaranno quella fede, che vi si deverà.

A me basta, che l'Illustrissimo, & Reverendissimo Cardinale nostro di Verona, huomo di quella dottrina, sincerità, candidezza d'animo, & santità di vita, che è nota al mondo, & rende honoratissimo testimonio di me ad ogni uno in voce, & scrittura.

Ma veniamo hoggimai alle cose medicinali, l'ira, la collera, la rabbia, & il furore, & l'ignoranza vostra, & del vostro Cusai Arachite, Signor Dottore nomine, non re, ha la base, & fondamento suo nel titolo del libro inscritto Flagello de' Medici rationali, istimandovi voi esser uno di quelli.

Voi dunque Dottor novello istimate che io sia, ò fosse mai cosi extra anni, Solisque vias, cosi anomalo, & fuori di regola, che la intentione mia fosse contra i Medici veramente rationali? & la vostra eccellentissima esorbitanza, & ogni altro che habbia questo pensiero è realissimamente fuori della lizza.

Legete bene il mio trattato, & consideratelo bene, & vederete, & conoscerete, che il scopo, & mira mia è solo contra i Medici titulari rationali, come voi, & il vostro Cusai, & simili, & pari vostri, & non rationali veri, reali, intelligenti, & esistenti: ma perche i titolari sono incomparabilmente più in numero, lo denominai dalli più, i quali a guisa di pomi asinini caduti tra pochi pomi arborei che natavano, cominciarono a gridare, Nos poma natamus.

I Medici veri rationali, come Hippocrate, Galeno, Paolo, Aetio, Rafis, Mesuè, & simili, & tra più moderni Gordonio, Nicolò, l'Arculano, Gentile, il Conciliatore, Cecco d'Ascoli, Arnaldo, & tra modernissimi Bartholomeo Vespucio, Federico Grisogonio, Francesco Alessandrino Vercellense, il Fernelio, il Ferrerio, & Giovanni Hasfurto, & Giovanni Paolo Gallucio, suo commentatore, & altri simili non rinegano le stelle come voi, non improbano, ò svillaneggiano con parole impertinenti quelli che consocono i moti, lumi, nature, influssi, & operationi loro, anzi se ne servono aiutando le sue opere, ò si ritirano, ò mettono in guardia per ischifar gli accidenti, & preso il tempo, aut a nativitate, aut ab hora decubitus, conoscono le infirmità, & quello che fà bisogno.

Leggete bene, & studiate Hippocrate tradotto dal Conciliatore, Galeno in Dinamidijs, & Federico Grisogonio, che ne hà trattato diffusissima, & dottrinamente nel trattato De Prognosticijs Aegritudinum per Dies Creticos. Di cui sono queste le parole tolte dal suo testo al capitolo 5: De futuris Medicus per nullam aliam scientiam bene pronosticari potest sicut per Astronomiam, & al capitolo 3 vi dice Planetae omnes dant sanitatem, & infirmitatem, vitam & moriem veluti causae secundariae naturaliter agentes ex divina providentia eis sic instituta. Deus namque (teste Augustino) causas secundas adeo disponit, ut illas proprios motus agere permittat, & ideo ad perfectum iudicium habendum aegritudinis, & exitus eius necesse est ad radicem (quae nativitas est) respicere.

Et questo medesimo vi dice il vostro Ferrerio sopra allegato, & il nostro Medico Montano di celebre memoria sopra il 24 Aforismo, del 2 libro d'Hippocrate Secundum aspectus trinos, & quadratos postumus pronosticare, de salute, & morte aegri, & principio morbi, possumus etiam praedicare in qua die moriturus sit, & non tantum qua die, sed etiam qua hora cognita nativitate aegri: però imparate Astrologia voi ancora, & potrete predire la vita, la morte, l'incremento, lo stato, la declinatione alli vostri infermi, & con medicine fabricate sotto convenienti costitutioni, & constellationi vi aiutarete, come questi allegati vi dicono, & attesta Arnaldo con queste parole: Foelicitat etiam elementa viribus suis prudens minister conficiendo ea consetllationibus convenientibus.

Et Marsilio Ficino ne i libri De Triplici vita vi attesta haver servato un patto octimestre, & che all'hora haveva quattordeci anni, quando lo scrivè, con medicine fabricate sotto constitutioni felici celesti.

Et il medesimo Arnaldo vi dice testificatus est Hippocrates, quod Astrologia non est parva pars Medicinae.

Et vi aggionge superiora magnam habent vim in inferioribus impressionem.

Legete la epistola nel libro 2 di Marcello, attribuita ad Hippocrate, fosse mò il Coò, ò non, io non lo voglio disputare: ella fù di huomo antichissimo, & di sana dottrina, ivi si leggono queste parole:Tamen per me admonitus fies omnibus & minui augmentum, & augeri per lunam, quòd si ita est, in herbis quoque legendis, componendisque medicamentijs, vis eius & potestas observari debere ne dubites.

Et il medesimo Marcello al capitolo 2 dice: Si vir, aut adolescens, aut infans hemicraneam patietur, observet semper ut Luna septima, decimaseptima, & vigesimaseptima se tondeat, mirum remedium habebit.

Di queste osservationi ne sono pieni i libri di Varone, catone, Collumella, di Plinio, de Medici Latini, Greci, Arabi antichi, & moderni.

Legete Giovanni Hasfurto de cognoscendis, & medendis morbis ex corporum coelestium positione: & il Galluccio suo espositore, & il medesimo Ferrerio, al 3 capitolo del 2 libro, vi dice propitios radios astrorum admittes: contra si coelestia adversentur corpora.

Ma questi doveriano bastarvi, per non fastidire i lettori, però voglio pur replicar quello che vi dissi nel Flagello che vi attesta il vostro Aristotile.

Necesse mundum hunc inferiorem supernis lationibus esse continuum, ut omnis eius virtus inde gubernatur.

Et tanto vi attesta Galeno vostro, nel 3 libro De Diebus Decretorijs, al capitolo 4, & 6.

Et sò che si custodiscono le fantesche, & povere feminelle ammaestrate dalla prattica, dalle combustioni della Luna, nel bollir il filo, e far le sue liscie, & i tintori nel metter il suo vassello, & i Ferrari [fabbri] nel temprar i ferri da taglio, & ponta, osservano il Sole quelli che fanno la carta quando vogliono servir l'amico da dovero, & per eccellenza, & i boscheri si regolano sì per il moto del Sole, come & della Luna per tagliar i legni da opera, acciò non siano rosi dalle tignole, il ché fu per ordine prima di Salomone dato a tagliatori de legni per fabricar il tempio a Diana, a cui diede sua Divina Maestà tanto sapere, & i medici nostri se la passano così alla balorda nelle cure de' corpi, & vite nostre?

Ma come osservaranno ò Sole, ò Luna, se d'ogni cinquecento di loro, non che uno apena, che hàbbi cognitione de' moti, ò d'aspetto di questa, ò di quello?

Et come conosceranno, od'osservaranno i moti, & aspetti di Saturno, ò di Marte, ò di Mercurio buono con i buoni, & cattivo con i cattivi per lo più abisori della vita nostra, ò di Giove, ò di venere per lo più conservatori di essa per fare, ò dare le medicine, ò non darle, & trar sangue nelle occasioni senza la cognitione Astronomica, & Astrologica?

Come haveranno cognitione de' Pianeti, ò d'aspetti amici, ò nemici trà se, & con le stelle fisse benefice, ò malefice, se non lo conoscono? dice pure il suo Federico Grisogono gran Medico nel capo terzodecimo de Cognoscendis Mineris Florum: Tota latitudo facultas Medicinae sine hac arte, cioè Astrologica, privata, & imperfecta est: & ne dà, & pone vera, reale, & sicurissima dottrina. Ma ci è di peggio, che i più di loro procrastinano, & prolongano i mali, & le infermità addosso a miseri languenti per spellarli le borse, & li conducono ben spesso alla morte senza gl'ordini di Santa Chiesa con ruina della case, delle vite, & delle anime loro.

Io sò di vera scienza, per la prattica che hò avuto con loro, & per i rebuffi che mi sono fatto, perche io proceda con purità, & sincerità reale a' quali io ho risposo al Tribunale di Dio faremo conto.

Peccano altri per trascuraggine, e mi giova darvene un'essempio: mi trovò un giorno un Medico de' nostri principali, & mi pregò che volesse esser seco alla visita d'un suo strettissimo di sangue, vi vado, e viene il chirurgo, lo scopre, gli slega una gamba, & medica due piaghe grandi quanto due ducatoni d'argento; dimando al Medico ciò che gli dà per bocca, mi risponde nulla.

Et come fate voi dico con i strani [gli estranei] se trattate cosi i vostri; questo è male, che proviene dal fegato, però bisogna levar, & curar la minera, & che gli fareste voi mi rispose egli? l'ordinare i siroppi della Epatica dissi io, scritti da me nelli miei libri, & secondo i miei ordini, & con questi sanarà in venti giorni, che per questo modo non sanarà in venti mesi, & egli fece portar da scrivere, gli si ordinaro, & sanò, che per altro verso non sarebbe forse sanato mai; in modo, che non si puote schifar, che ò peccano per ignoranza, ò per malignità: ma seguiamo la nostra tela.

In somma tutti i Filosofi Savij, & gl'Astrologi, Medici intendenti, Theologi, Magi naturali, & celesti in ciò convengono.

Et voi Dottor di medicina, per titolo, & privilegio, havete ardire biasimar la scienza dell'Astrologia giudiciaria esercitata da Noè servato nell'arca per testimonio di Beroso antichissimo scrittore Caldeo, & admessa dal Sacro Concilio di Trento, congregato nel Spirito Santo, nella navigazione, agricoltura, & medicina, & ardite scrivervi dottore, & Medico rationale? & tuttavia negate le dottrine d'Hippocrate, Galeno, Arnaldo, Grisogono, di Theofrasto Paracelso, & di Giovanni Hasfurto, che ne hanno scritto le dottrine, & tanti altri huomini valorosi, & dotti. Et se mi direte (come m'hà detto alcuna volta qualch'altro ignorante) mi rimetto a quanto ne ha scritto Giovanni Pico, vi rispondo, che quella dottrina, ò scartafaccio, non fù mente di Giovanni Pico, giovane di anni 28 & non Medico; vedete la Epistola dedicatoria di Gio. Francesco suo nipote, che fù quello, che diede fuori il scartafaccio, che dice queste formali parole: Eiusmodi characteribus delineati erant, ut cuiussuis alterius linguae, quam Latinae speciem prae se ferre viderentur; tot interliti litturis [?], ut non facilè internosceretur, quid dispuncto, quid pro emendato haberi deberet; tot praeterea partibus lancinati, disceptique, ut vix ab autore exscribi posse iudicarentur.

Queste parole: Tot interliti lituris, & c. non vi chiariscono, ch'egli stesso non haveva stabilito ciò che se ne credesse. Et quando anco cosi havesse, giudicato, voi Medici rationali haverete a star con i vostri Medici, non con humanista giovane, ch'hebbe ardir di negar il Fato, contro la sentenza, & dottrina de' Poeti, Oratori, Historici, Filosofi, Astrologi, & Sacri Theologi, & in somma contra l'assertione di tutti i savij, & intendenti: però io stimo, & giudico, che quel libro non fosse del Pico; percioche queste parole, ch'io v'ho citato Latine, suonano, ch'egli era scritto quasi alla balorda.

Et il Pomponacio, parlando di questo libro dice, che Praeter ornatum verborum nihil boni continet. La onde io giudico, che qualche pedante l'habbia assassinato nella sentenza, & dottrina, & del resto habbia procurato di ornarlo di parole terse, & esquisite: come avenne, al libro d'Alboazen Haly che fora longa historia far mentione d'ogn'uno, & perche io ho trattato questa materia altrove diffusamente non mi voglio stender più oltra in questo loco.

Però vi significo, ch'egli è cosa non pure da ignorante, ma da pazzo ancora, il voler senza saperne altra ragione improbare una scienza approbate dalle scuole di tutti i sani, & intelligenti, & che per publici decreti si legge publicamente nelli studij publici.

Havete anche sfacciatamente scritto, ch'io habbia detto d'haver solo i libri d'Hippocrate in Astrologia, un libro impresso in Venetia dirò dirò d'hverlo io solo? ove, ò quando dissi io mai una sisolenne pazzia, una bugia cosi bugiarda?

Ma torniamo al proposito: i Medici rationali non lasciano perir gl'huomini con medicine deboli, od apparenti, havendone delle buone atte a scacciar la infermità: non fanno trar sangue a' poveri languenti innanzi, ò dopò, ò contro il tempo, hanno, ripsetto all'età, alle complessioni, alle stagioni, alle habitudini dell'infermi & cagioni dell'infirmità, tutte le temperature, tutte le età, tutti i tempi, come sò io, che vi sono Medici con veste, habito, & titolo di rationale, quali io non nomino, che da sei Mesi in qua ho scoperto dar li siroppi elleborini a tutti l'infranciosati, non mirando temperatura, età, tempo, ò diversità d'humore peccante: & sò io certo, che danno a tutti per minorativo ò la cassia, ò l'assassinato lenitivo: Qui habes aures audiendi audiat: prohibent nam coetera Parca, Scire Helenum, farique [?] vetat Saturnia Iuno, & il giorno seguente senza altra considerazione li fanno trar sangue, ò non dicono, staremo a vedere, domattina ritorneremo, & tra tanto vi penseremo sopra, & se ne passano con bagatelle dalla mattina alla sera, & dalla sera alla mattina, acciò il male cresca, & Roma interea crescat Albiae ruinis, che vuol dire in mio linguaggio, ch'essi s'ingrassino dell'altrui calamità, & miserie, & ne lasciano morir molti senza confessione, od'ordine alle cose loro, sì dell'anima, come delle case, & famiglie, non prorogano, le infirmità, non fanno i casi difficili, & incurabili con assassinamenti, ò non si fanno mai licentiare da gl'infermi, ò quando se ne levano, li lasciano in stato tale, & conditione, che sono sicuri d'essere richiamati ben presto.

Mi duole, mi creppa il cuore, Signor Dottore, giovane, & inesperto, dir queste cose: ma la carità, & l'uso ch'hò veduto, & vedo mi fanno forza, & non posso, non debbo, non voglio tacere.

Contro questi il mio Flagello è fabricato, & construtto, & non contra i veri rationali, che hanno dottrina, hanno conscienza, sono timorati di Dio, & fanno quello che si debbe all'officio loro, & a che sono chiamati.

Se viverete, & medicarete, conoscerete (se Dio vi darà tanto lume, che voi gl'apriate le finestre, ) ch'io scrivo, & ho scritto il vero: & con ragione. Se le perverse operationi dunque di questi tali, che sotto il nome di rationali oprano tuttavia contra la ragione, stanno sempre sù l'improbare quei rimedij conosciuti da me, & dalli pari a me, de' quali essi non sanno, & non conoscono le virtù, & gli effetti, non trovando forse miglior modo di appaliare le loro ignoranze, mi fecero giurare di vendicarmene con la penna, & scriverne quello, che ne ho scritto.

Che colpa v'hò io? hò io tolto il suo ad alcuno?

Io dunque non hò scritto contro i rationali veri, mà i putativi [nel senso di sedicenti = medici che non si comportano in mod da esser giudicati "veri razionali"].

Ci sono i maestri, ci sono le dottrine, chi non è vero, & legittimo rationale procuri di farsi: io non parlarò, ò haverò scritto contra di lui, quando però sarà divenuto tale: ma essendo auricalco, voler vendersi per oro, io che conosco questo da quello, non lo voglio comportare, & però ho scritto il Flagello, nè me ne pentisco.

Voi Signor Dottore titolare, acciecato da malignità sordida, tornate in campo con un'altra lunga parabolanaria di ciancie contra i decotti miei fatti co'l capello, & recipiente in vaso di vetro, & impudentissimamente ardite farvi lecito di dire, che non sono mia inventione, ma d'un certo Empirico innominato, & incognito, io non sò bene se mai pensate al confessarvi, & qual penitenza ve ne aspettate d'havere, sì di questa, come di tante altre bugie dette, ò formate da voi contra di me, io non credo che la passiate senza acqua calda, se il Sacerdote sarà quel deverà essere: se il peccato è publico, deverà la penitenza esser notoria.

Io hò letto, riletto, & riletto, & più, quelle vostre petulanze, & ragionato con altri, che hanno fatto il simile, in fatto vediamo che li dannate, & vituperate, ma con quali ragioni, ò fondamenti, ò per qual cause non lo sappiamo ben intrecciare, voi fatte una longa ciurmaria di pascermi, & nutrirmi di fumo, che esce dalli caponi, & vitelli, quando si cuocono, poverello voi d'intelligenza, non v'ho io triviso la base medicinale, in vegetabile, animale, & minerale? & detto che del vegetabile, & per lo più & ordinario, la prima cosa che esce è il spirito, che è tanto dire la parte aerea; & che questo si debbe conservare con il capello, & recipiente, per riunirlo poi alle altre sue parti, che restano nel vaso, dove si fà la decottione? & detto questo, passo all'animale, & di questo dico la esalatione essere di nulla, ò pochissima virtù, & sostanza: come che quello, che esali sia la parte acquea, che la virtù consiste nella pinguedine, che è la parte ignea; & delli mezi minerali quello, che svanisce la parte venenosa, & quello, che resta la virtuosa, perche volete far voi un viluppo di quello, ch'io triviso? & senza vergogna far tante esclamationi impertinentissime fuori di proposito, & contro la dottrina & traditione mia?

Vi credete forse che quelli, che haveranno letto il mio Flagello e la vostra invettiva traballino come voi? vi devreste pur arrossire, & ammutire insieme: però meritatamente ricada sopra di voi.

Cum quis semel verecundiae fines transiliverit oportet graviter impudentem esse.

L'ordine mio è buono, & santo, & incomparabilmente migliore delli usuali vostri nelle spiciarie; & tutti gl'huomini, che hanno lume di ragione l'approbano per tale: perche è conforme alla ragione, & al senso, & io vedo ogni giorno nelle cure mie con felicissimi successi.

Queste mie decottioni col capello si ponno far brevi, longhe, mediocri, & longhissime quanto all'huomo piace, secondo la natura delle cose che egli si pone, innanzi senza mai perder ponto della virtù del semplice, ò composito vostro, & questo ponendo i materiali in vaso di collo longo, & non molto largo; perciòche i vapori, che salgono, havendo il collo longo, & però distante dal fuoco trovano l'aere ambiente fresco, & si condensano & ricadono al basso, si che la materia vostra sempre abonda di humido, che per la decottione basta a discorre, & slegar la parte ignea dalla terrestre, & grossa, & in questo modo vi venite satisfacendo a voglia vostra per la estirpatione della pinguedine, che si trovava alligata nel vostro Guaiaco, od altro che si sia, & non sperdere i spiriti vaporosi & sottili, che vi servono poi per vehiculo, riunendoli alla detta pinguedine per condurla a far la sua operatione nel corpo, a cui l'administrate, & cosi opera con maggior felicità.

Et se voi ci fate buono, come fate, che questi spiriti soli bastino a curare i fanciulli del Mal francese, od altro che si sia, conviene pure che confessate, che molta virtù sia in questi spiriti, che se non ci fosse, i fanciulli, non sanarebbono, & se sanano, come voi medesimo dite, & attestate perche dite che sia poca? ma mettiamo anco, che sia poca, perche spenderla, poiche con sì poca fatica, & senza spesa si può conservare?

Il vostro divino Mesuè vi consiglia conservare, & praticare con gli Alchimisti, che essi vi mostraranno migliori modi, che egli vi descriva: io come Alchimista, a cui la scienza, & prattica hanno mostrato questi ordini, & molte altre cose belle, degne, & utili, ve le descrivo, & voi me ne devereste riferir gratie, & all'incontro pieno d'ingratitudine & malignità, non pure non gli volete imprendere, ma di più calunniarmi, & vituperarmi.

ma ditemi di gratia messer lo giovane inesperto, quando voi fate la infusione del rhabarbaro, della sena, dell'epitimo, de gli anesi, de' fiori cordiali, della canella, & di tante altre cose usuali nelle speciarie a beneficio, e salute nostra, volete voi anco far cuocere alla esalatione della metà, come voi asserite con parole generali? non commandano i rationali veri, che gli ministri avertiscono bene, che non se gli dia decottione, si che la virtù loro svanisca?

Et se questi huomini savij hanno questa avertenza in queste cose, che pur sono vegetabili, perche lasciar disperdere, & svaporare questa virtù ne gli altri vegetabili? io certo resto confuso a nome vostro: questi sono colpi mortali, & io che son pure assai esercitato nella scrimia, non sò come a vostro honore vi possi salvare, ne come chirurgo sanarvi da queste ferite, che sono mortali, però mutate parere, che non può haver luogo questa vostra dottrina.

Ma diitemi Signor Dottor mio saporito il serbar questi spiriti vi può portar danno alcuno? voi direte che nò, per necessità, poi che havete confessato, che sanano i fanciulli vi chiariscono, che ponno portarvi utile; perche improperarmi, & vituperarmi, dandovi dottrina utile, & salutare? Questa è una ingratitudine degna non solo di riprensione, ma di grave, & severo castigo.

Sò ben io che gl'Eccellenti Medici Fumanello, & Guarinone, & Missier Francesco Calzolari, riputati da voi, & dal mondo per huomini fuori delle dozine, & istimati, & conosciuti tra migliori ragionevolmente, ragionando meco di questi decotti, si sono maravigliati assai della cecità vostra, & sò che huomo giudicioso vi terrà per malignosuccio, ilche mi grava il cuore per conto vostro.

Uscito di questo gattolo, nel quale per meglio putire, vi sete benissimo dimenato, discendete a sgridar delle stuffe riprese da me con quelli diabolizi profumi di cinaprio, & quivi da valente fate un'altro gran romore di ciancie vane.

In somma per concluderla, dite che è cosa empirica, ò non empirica; dico che hò veduto Medici di Collegio, tenuti per rationali, usarla con pessima fortuna, & perciò l'hò dannata, & vituperata, et ho servato la regola giudiciaria: Ubi te invenero ibi te giudicabo.

Non voglio passar più oltra in ragionare, et discorrere della materia del cinaprio fatto di Mercurio, et solfo, non feci l'uno, nè l'altro usato da questi manigoldi, che per me non li chiamerò mai Medici, et vi dico, che non hò mai veduto, che alcuno con questi profumi sia ben guarito, ma ne hò veduti perir molti, che per cause di questi scommunicati profumi morivano, & sono vivi, & sani hora, per opera mia, donatami dalla divina gratia.

Quindi fate traghetto delle mie medicine delle cui virtù è pur stato trattato da molti scrittori valent'huomini, sono state usate da loro con honor suo, & beneficio de gl'infermi: ma per la trascuraggine di molti Medicastri sono quasi poste in oblio, si che voi, che fate professione di Medico, le dannate, con qual ragione lo vedremo più a basso nel processo.

Horsù voi ne contate per numero sei: Hercole, Antimonio, Latiri, Gratiola, Elleboro, & Acqua di Vita Tiriacale, & dite che dell'Elleboro non volete parlarne, & che molti l'hanno preparato meglio di me, & io dico, che non è mai stato alcuno, che lo habbia inteso, ò letto, che lo preparasse bene, non che meglio di me, & dico che la preparation mia supera quella di Theofrasto Paracelso, huomo grandissimo tra grandi, & è la più bella, & migliore, che mai sia comparsa in luce: & la saprei far anco, & insegnar più nobile, se io volesse; ma essendo questa eccellente, non voglio insegnar la eccellentissima.

Nel mio Flagello è un errore, non sò per la colpa di cui, che quando fù impresso di Venetia, io era a Verona, & è questo; che dice darne una drama, & bastano dieci in dodeci grani, vero è che una dramma non fà molto danno, ma io non eccedo mai quindeci grani di peso, & a gottosi, & simili, la continuo per cinque giorni senza interpositione di tempo, se altro non m'impedisce, con felice fortuna, & prospero successo.

& quanto ho detto dell'Elleboro, tanto dico dell'acqua Tiriacale, la quale è la più nobile, che mai sia comparsa in luce.

Et M. Francesco Calzolario, et M. Marchioro dal Re, hanno sempre copia dell'uno, & l'altra, et ne mandano, et in molte Città d'Italia, et fuori in Alemagna, con loro utile, et riputatione.

La bontà, et valore dell'Acqua Tiriacale è nota a chì ha giudicio: ma chì ne ha fatto la prova lo sà meglio de gl'altri.

Con tutto che l'Ill. Sig. Conte Agostino Giusto, gentilissimo Signore et degno nipote, et herede del già mio cordialissimo Conte Marc'Antonio mio amantissimo, hebbi di molte cose dall'archivo del Serenissimo Gran Duca di Toscana, però mi ha detto, che l'acqua mia Teriacale, gli hà dato la vita: et bene lo mostra in faccia, che poi che io glie la feci prender si è rinovato come Esone.

Però usatela ancor voi, Signor Dottor Gelido, et agghiacciato, che vi rinovarà di corpo, et rimetterà novi spiriti, et rallegrarà l'intelletto, sì che cangiarete pensieri, et ove hora sete l'Idea del Livore, vi convertirà a vita migliore, et honorati costumi.

Io hò scritto a' miei giorni contra di molti, in molte scienze, et facultà, ove hanno errato: ma ove anco hanno parlato bene, io gl'ho lodati, et magnificati.

Et quando ho detto che il Fracastoro fal[l]ò nell'usar il Mercurio nel modo descritto da lui, dissi, et dico, che prese errore: dico ben ancora ch'egli è il maggior poeta, ch'habbi havuto l'età nostra, et che trà gl'antichi non hà superiore.

Et lo dico perche me ne intendo, et nella poesia gli cedo, nell'altre scienze mi persuado saperne quanto lui, et forse più di lui.

Ma per tornare al proposito medicinale, dico che questi, che danno li profumi con il cinaprio fanno male, et fanno tanto peggio quelli, che li fanno tenere il capo sotto il padiglione, et che il fumo di questo cinaprio è cosa pestifera, et venenosa, come si vede dall'esperienza.

Et dico, che le stuffe mie, decsritte da me nel mio Flagello, sono nobilissime et eccellentissime et conforme a quello, che scrive, et operava Galeno: il quale dolebat homines capite aperto: leggetelo al capitolo 4 de utilitate respirationis.

Se voi lo haveste letto prima, che scriveste contro di me, non credo che haveste scritto quello che havete. Ma perche non lo havevate letto, havete scritto ch'io faccio male: et s'io faccio quello che faceva il vostro Galeno, che nullius eddictus iuravi in verba magistri, et faccio bene, come dalle prove si vede conviene che cediate ancor voi, overo rinegando Galeno, vi confessate irrationale; il che sia rimesso nel petto vostro. Cianciate mò horà d'accidenti, et di sostanze, che quanto più la menarete, tanto più putira, et ammorberà.

Di qui partito v'inciampate nell'aargento vivo, et sua natura, del quale poco ne seppero gl'auttori citati, et allegati da voi, et meno voi più ignudo della sua essenza, et natura, che un topolino hor hora nato.

Il Mercurio nostro volgare prende la natura, et qualità sua dal Mercurio celeste, del quale infiniti Filosofi, Astrologi, et Poeti, et sopra tutti innumerabili Alchimisti ne hanno ragionato, ma rarissimi l'hanno intesa.

Homero ne fece un longo hinno, ò canto sotto parabola, Platone ne ragionò assai, et migliaia di miglioni di gente, in fine: chi non è buono Astrologo, Astronomo, Mago Celeste, Alchimista essercitato non se ne impacci, che restera come uccello impaniato nel vischio, che quanto più vi si dimena, tanto più vi s'intrica.

Leggete le Theoriche de' Pianeti, con l'aiuto d'huomo ben intelligente: poi vedete Tolomeo, et gl'Arabi, et fatevi amico alcun Mago Celeste, che sappia, et voglia instruirvi: indi come filosofo naturale, et manuale travagliatemi d'intorno con le bozze, & potrete pervenir ad alcuna cognitione della natura sua; non però vi fidate d'Arnaldo, di Raimonde, di Geber, di Christoforo Parisiense, di Theofrasto Paracelso, nè di simili farina di huomini, che vi abbagliaranno il cervello, & vi daranno occasione di votar la borsa, perche se essi l'hanno intesa, non l'hanno scritto sì che vogliano esser intesi da voi, ò da vostri simili: io in tutte le maniere ve ne potrei fare un longo discorso, & scriver un grosso volume: ma sarebbe poi opera tutta gettata via, perche chì non hà rotto di molti vasi, non è atto a questa intelligenza.

Havemo quivi in Verona messer Gieronimo Santa Barbara detto Malpettinato, Theorico mirabilissimo, con una scuola di compagni, che paiono Tulij a ragionar seco, & tutti insieme, nell'atto prattico, non vagliono un Carlino.

Et appresso il Signor Bartolomeo d'Alviano Generale di questo Serenissimo Dominio, un barbiere, il quale, perche haveva Vallo de re militari a mente, si persuadeva di essere maestro sopra ogni sargente nel porre un essercito in battaglia.

Il Signore molte volte pregato da costui di veder prova del suo valore, finalmente lo contentò; il quale travagliato, che s'hebbe un gran pezzo, in fine si chiamò vinto, et n'hebbe per premio della sua temerità, et prosontione, un cavallo di venticinque stafilate a brache calate, su'l prato della valle in Padova, ove haveva fatto prova della sua audacia.

In somma non è cosa da pari vostri voler ragionar di cosa di tanta importanza, c'hà travagliato la mente di tanti stimati da mondo huomini di gran valore per altre loro virtù.

Che mò si trovino in Francia, Alemagna, e Polonia, come voi dite, huomini, che l'hanno corretto, et se ne servino con prospera, et felice fortuna, io l'hò molto a caro per beneficio de' sfortunati patienti; contro di questi huomini non è fabricato il mio Flagello, mà contra quelli che l'abusano, uccidendo gli huomeni.

Chi hà queste correttioni se ne servi, et insegni a gl'ignoranti, che sieno però capaci ad intenderle: chì non le hà, ò non è atto ad imprenderle, & farle, non faccia il facente a maleficio delle creature.

Questo dico, perche io mi son affaticato d'insegnarle ad alcuno che non è mai stato possibile cacciargliele nella testa per le inhabilità loro, & incapacità de' fuochi.

Hora che siamo gionti a questo termine, & asserite che molti valent'huomini in questi paesi detti hanno trovato il modo di correggere il Mercurio, e medicar il malfrancese con questo, che di veneno hanno condotto in medicina; perche far tanti romori contro di me dell'Hercule mio fatto di Mercurio, che una volta era ridotto in medicina salutare, se tanti in Francia, in Alemagna, in Polonia l'hanno fatto?

Questi paesi, & questi popoli sono molto più noti a me, che gli hò peragrati, & conversati; & però posso haverne ancor io la medesima cognitione, che essi hanno, & debbo sapere, & potete darlo per medicina per bocca, come anco l'hanno datto Giacomo Berengario da Carpi, & Giovanni Vico, medici rationali, & altri.

Et se Giovanni di Vico lo preparava cosi alla grossa, & administrava a gli suoi infermi perche non lo posso dar io, che l'hò corretto a maggior eccellenza del suo, quanto è più nobile il Sole della Luna?

Leggete la sua preparatione, & leggete la mia, & poi cavatemi questa rapa bollente di bocca, non sò io come quì vi diffenderete da questa stoccata nel cuore.

La inventione non è mia, è di questi vostri Dottori, & medici rationali: la correttione, e miglioratione è mia, & se i medici vostri rationali l'hanno accetata garba da loro, perche non potete, & dovete accettarla hora da me, ch'è matura, & corretta cosi nobilmente?

Lascio Theofrasto, & li Paracelsisti da canto, perche la vostra scuola non conviene con loro; io mi son determinato proceder con voi solo con li rationali, & cosi mi vi obligo.

Mi duol solamente, che voi facciate di questa scuola rationale con il vostro Cusai; ma certo se voi haveste cosi ambedoi studiato i medici rationali, e intesi, come havete dato opera ad Horatio, a Luciano, a Valerio Massimo, a Macrobio, a Filostrato, & simili, non havereste fatto tanti Latini falsi nella vostra invettiva, contro le sane dottrine mie, Iddio vi perdoni.

E donque per sua natura l'argento vivo lubrico, & fugace dal fuoco, io lo sò fermare, & stabilire ad ogni impeto, & longhezza di fuoco, lo sò ridurre a termine di fusibilità, & malleatione, lo sò ridurre in prima materia, & separarne gl'elementi, & amicarlo in modo alli metalli, che s'abbraccia con il ferro, con il rame, con l'argento, & con l'oro, & lo sò ridur in ferro, in rame, in argento, in oro ad ogni parangone, & giudicio: lo sò ridurre in acqua, in olio, in solfere, non adurente in sale, & questo sale è poi domitore d'innumerabile infirmità, & malatie.

Se il Mercurio celeste si muta di natura in natura secondo la mutatione che fà ne' segni celesti, & aspetti che fà con gl'altri pianeti, & stelle fisse, che così l'hà formato Iddio, perche non puote l'huomo fatto all'imagine, & similitudine di Dio, far che questo Mercurio terrestre si compagni, & convenghi con questi metalli terrestri?

& se questi metalli si convertono in medicina per le infirmità nostre interiori, od'esteriori, secondo il magisterio, che se gli usa da chì sà, come il celeste con la verga, Hac tenebras, hac ille nothos, nubila pellit?, perche non posso io valermi della virtù, & potenza sua nel sanar le infirmità col spirito del sale suo?

Et s'io per dono celeste, & le mie fatiche, vedo, intendo, & conosco la potenza, & ordinatione sua, & quelli che s'abusano nel non conoscerla, & mal usarla, perche latrar contra di me, che correggo gl'altrui errori, & insegnò a gl'altri quello, & fino a quel termine, che pare a me?

Diede la scrittione Dio benedetto ad Esdra di molti libri, & dottrine, & disse a lui: Questi communicarai al popolo questi altri serbarai, per te, & ne farai solo partecipi quelli pochi, che conoscerai degni di queste dottrine.

Cosi communico io al mondo quello, che a me pare, il rimanente serbo per me, & per quelli che a me paiono degni d'esserli communicato, & non per malignità, ma per la incapacità loro: conoscete adunque il dono quale vi faccio.

Mi sovviene pur anco di dirvi, che poco dopò il mio ritorno da Genova, l'Eccellente Medico Donzelino havea dato per spedito un giovine lavoratore del Signor Zen Bovio mio Cugino, & detto alla madre, che provedesse delle candele per mil giorno seguente.

Era questa donna, comadre di Chiara mia sorella, venne a lei pregandola che operasse meco (se vi fosse rimedio alcuno) per le salute del figliuolo: & fù un Sabbato di sera gli diedi l'Hercole. Vomitò una cosa nera, & tenace come vischio, la quale la madre portò fuori dall'uscio sopra un bastone.

La mattina seguente trovai detto Eccellente Donzelino, & gli dissi: Io diedi hiersera l'Hercole a quel giovine di mio cugino che Vostra Eccellenza lasciò per morto; & egli mi rispose: voi l'havete amazzato, & io gli dissi: se voi lo havete lasciato per morto, come l'hò ucciso io? prò egli hà vomitato così. Soggiunse egli: morirà certo. Bene, dissi io, staremo avedere.

La Dominica seguente andò sano alla Messa.

Dopo questo (sono forse nove anni) venne in questa Città un'influsso sopra gli putti piccoli, che se gl'infiava la gola, & in trè giorni morivano.

Il Bailo de' miei nepoti venne a me, & mi disse: Claudio è posto in letto con la febre, & hà la gola infiata; venite a vederlo.

Andai, & lo trovai tale: tornai a casa, pose l'Hercole in ponto, et ritornato a lui glie lo diedi, et erano ventitre hore; et me ne andai subito in piazza, ove vi trovai pure detto Eccellente Donzelino, et gli narrai il caso.

Mi rispose che morirebbe, come gl'altri, et io gli dissi, sanarà, et lo vederete.

Così l'altro giorno tornai colà, et lo trovai, che giocava alla lippa con gl'altri suoi coetanei.

Haveva vomitato un verme longo un quarto di braccio, alquanto rosseto, & cacato colera vitellina.

Di nuovo poi trovato detto Eccellente, gli dissi il successo; il qual mi rispose: Ella vi è andata ben fatta. Et io gli dissi: Le cure disperate con l'Hercole mi vanno sempre ben fatte. Egli è testimonio vivo, et huomo di dottrina più che mezana, et conosciuto in Verona, & Venetia, & in molte altre Città per tale, citò lui per testimonio.

Intendetela Eccellente messere? non si denno biasimar, le Medicine, & i Medici pari miei, con pareri fondati sopra nebbia, & tanto più, quanto si vedono gl'effetti contrarij alle vane opinioni vostre.

Questo è quel medesimo Donzelino, che voi dite haver addimandato di me, per informarvi della conditione mia, il quale non abhorrisce l'Astrologia come voi, & voi dite, che vi rispose non mi conoscere.

Et io vi dico, che il Signor Horatio Boldieri, fratello del Signor Curio, lo addimandò di voi, et egli negò di conoscer voi, nè sapere cui vi siate.

Io di certo no sò di voi, se non quanto hò letto la invettiva vostra, nel resto non sò di che patria, ò natione vi siate, nè tampoco curo il saperlo; poiche il saperlo, et il non saperlo di meco vadino del pari.

Et in questo voglio imitar Cesare, che captis apud Pharsaliam Pompeij Magni scrinijs Epistolarum, iterumque apud Tapsum Scipionis, ea optima fide concremavit, & non legit. Et se David circondato da essercito armato, sopportò un villano sfrenato, che senza ragione l'oltraggiava con parole, e con sassi, et Scilla, et Giulio nCesare, domitori del popolo Romano, l'un bottegaio, et l'altro soldatucci gregarij, che sparlavano di loro: non potrò io Cristiano sopportar voi, et vostri collegati, che vi sboriate le vostre pazzie? vi sopporto, et voglio sopportarvi con animo quieto, avertendoci però, che siate più circonspetti con altri, ne deterius quid vobis contingat.

Vi voglio mò anco soggiunger un'altra cosa, la quale è questa, & vi servirà per gli nomi, che voi asserite, come cosa vana.

Mio nipote Claudio quantunque vi sia conforme di nome, sarà però molto difforme da voi di animo, & dottrina, per la simboleità del nome suo con quello di suo Padre Lodovico, & Fulvia sua madre, i quali doi nomi assorbono tutto il nome suo, & quivi non passo più oltra con voi, che sarebbe perder l'opera, et la carta.

Questi secreti sono stati noti tra Sacri Theologi, & San Giovanni Apostolo, & Evangelista, al Venerabile Beda gran Dottore della Santa Chiesa Catholica, & ad altri che per hora passo, come vi dirò altrove, & io altrove ne hò trattato particolar libro.

Uscito, ò per dir meglio, smarrito, & perso in questi tanti errori, vi voltate alla improbatione mia delle medicine mie straniere, & dite che io prima le biasimo, & poi le uso.

Certo, Signor Dottore, voi sete discepolo di Gorgia Leontino, cioè un mal destro Sofista, che fate di una conditionale, una assoluta: io non hò mai biasimato, ne mai fù mia intentione di biasimar assolutamente, od improbar in questo modo i rimedij stranieri; ma dico, che quando potemo haver un rimedio buono nato nel paese nostro, che non dobbiamo convertirsi a gli stranieri, per mostrarsi più valenti.

Et dissi, & di nuovo replico, che per il più potemo con le cose nate trà noi medicar gl'infermi cosi bene, & forse meglio: perche i semplici si ponno havere meglio conditionati, & più reali, & veri, che molti stranieri, che vengono falsificati, corretti, e ben spesso fracidi, & marci.

E se noi non mettemo in uso i nostri è per dapocaggine nostra, ò perfidia, & sceleratezza de' Medici rapaci, & ladri, i quali s'intendono con gli speciali, & sceleratezza delli speciali, i quali cacciano molte furfanterie, & barrarie nelle compositioni medicinali.

Vid'io con gl'occhi miei, a' questi mesi passati un speciale cacciar nel lenitivo cassia, che haveva entro i ragni non che le telarine, & lo feci veder ad un bottegaio, ch'io andai a chiamar a bella posta.

Et pure fanno questi nostri Medici, che cosi quasi si fà per l'ordinario, & pochi sono quelli, che non lo fanno, & tuttavia le loro Eccellenze ordinano a' poveri infermi, che si commettono nella sua fede, questo cosi fatto lenitivo: & ove i meschini patienti sperano, & confidano haver aiuto, malandrini da strada, & non volete ch'io sgridi?

Iddio gloriosissimo, & potentissimo, che sei via, verità, & vita, sai che io dico il vero.

Io hò medicato più di sette milla persone in vita mia, oltra gl'appestati, nè mai diedi un'oncia di cassia, ò lenitivo, et pure i mei infermi sanano come gl'altri, e meglio.

Ma tornando al proposito, dico, che non hò negato, & non nego di haver medicato, et medicare con medicine straniere [Claudio Gelli glielo ha rimproverato, adducendone i motivi, appunto nella sua polemica Risposta]: ma che ove posso valermi, et mi venghi concesso di fare a mio modo, uso le nostrane, et dico d'haver dato, e di dar ancor io il guaiaco, la salsa, la china, et le altre: ma dico anco c'hò medicato molti con il rosmarino solo, son la smilace spinosa sola, con la favina sola, con la scabiosa sola, et sono sanati benissimo.

Et l'Eccellente Medico Fumanello mi sarà testimonio, anzi dirà a chi lo richiederà, che esso stesso medicò un certo Lodovicone di Malfrancese bestialissimo con il rosmarino solo, et sanò benissimo, et Messer Francesco calzolari fece le decottioni, et ne farà fede a chi lo ricercarà.

Di modo che senza passar alle Indie Occidentali havemo noi, quì le medicine nostrane, per il male esterno portatoci dal mondo nuovo.

Passati questi ponti, con molta maestria dal vostro Padrino, che v'hà così bene messo le armi in mano, dato fuoco ad una colubrina di cento, maggiore del gran Diavolo [nome d'una cannone-colubrina ritenuto assai potente] del Duca di Ferrara, et con un gran tuono dite, che l'oro preso per bocca è veneno.

Io desidero saper da voi se dite ciò per contradirmi, ò per dir da dovero: se lo fate per contradir a me solo, vi dico, che v'abusate, e sete mal informato, poiche i Medici rationali ordinano, che sia posto in molti medicamenti nelle speciarie.

Et io vidi questi giorni passati il vostro lodato Calzolari porne una buona copia in certe polveri, ch'egli mandava al Serenissimo Arciduca Ferdinando d'Austria, et gli vidi contar quindeci scudi d'oro per il costo loro.

Dicendo quel messaggiero sua Altezza, che le havute i mesi precedenti gli erano state profittevolissime.

Non usa di continuo la estintion dell'oro nelli suoi brodi l'Illustrissimo Cardinale Granuela per ordine de gli suoi Medici?

Perche lauda tanto Arnaldo di Villanova l'oro potabile, & attesta questa per eccellentissima di tutte le medicine?
& è quell'Arnaldo Medico de i Rè, & Papi del suo tempo, tenuto in istima del Primo Medico della sua età in Europa.

t non solo Arnaldo, ma molti altri moderni Medici rationali, e tra questi il Fumanello citato da voi per gran Medico, nel suo libro de compositione medica, ne scrive alla longa, & l'insegna a fare in diverse maniere.

Questo è pur quel medesimo, che citate voi, il quale voi non havete bmai conosciuto, nè letto, che non lo havereste citato, poiche parla contro l'assertione vostra.
ma come è di vostro costume confonder tutte le cose, confondete anco questi Fumanelli Medici, de' quali uno fù messer Antonio citato da voi, morto già molt'anni, & di sua età novantasette.

L'altro fù messer Francesco suo fratello, morto, che attesta ne' scritti suoi il precipitato dato per bocca, haver fatto opere mirabili nella peste nel sanar gli ammorbati: il qual precipitato havendo poi io corretto, e migliorato tanto, hò chiamato Hercule.

Et il presente Medico Fumanello, figliuolo di questo, è il mio amico, che m'hà donato l'Arnaldo, perche egli ne hà un'altro.

Se mò anco dite, che l'oro è veneno per contradir a' Medici rationali, io che son giudicato, et publicato per Empirico da voi, non son obligato a diffenderli, si diffendino essi stessi.

Sò ben io che il Clarissimo valorosissimo, virtuosissimo, & nobilissimo di sangue, d'animo, et di corpo, et gratissimo a tutti i gran Rè, et Principi d'Europa, il Signor Giacomo Aloise Cornaro fà l'oro potabile, & lo da per bocca, & sana infirmità incurabili con questo.

Dite mò, gracchiate, & cianciate, & strepitate quanto vi piace, che quanto più vi fate sentire, tanto più vi fate conoscere per poco intelligente, sì voi. Come il consigliero, il guidone, il padrino vostro, che fuori di proposito vi ha condotto a combattere, & provocar altrui a battaglie, così male in arnese, che mi duole, come Christiano geloso dell'altrui bene.

Oltra di tanti miei falli, m'accusate anco, che pongo nell'Hercole mio smeraldi, crisoliti, topatij, hiacinti, rubini, e coralli, i quali tutti sono veneni, & uccidono gli huomini.

Se sono veneni mortiferi, perche tutte le spiciarie d'Europa per ordine de' Medici rationali l'usano sotto titolo de Ramenta lapidum preciosorum? Perche si fà l'elettuario de gemmu?

A che fine si scrivono tante virtù di queste pietre appresso gl'autori antichi, e moderni?

Leggete un poco Mesue, Rasis, & Avicenna, & andate a i libri de' speciali di Padova, & vederete, che quei gran Dottori, stante la vostra dottrina sono tutti barri [bari], e s'intendono con i nspeciali, poiche commandano in tante polveri, & elettuarij, che vi si metta oro, & queste gemme, & gli altri vostri, e poi gracchiate contra di me.

Questi vostri Latini falsi, mi danno a credere, che non gli habbiate mai letti, & che siate versato sempre pedantescamente trà Iuvenali, Ovidij, & simili, i quali io però laudo come poeti, & gli leggo alcuna volta cum iuvat adfaciles animis secedere Musas: ma a chi vuol medicare conviene studiar altri libri, & havere altri pensieri, perche vi và la vita de gl'huomini, l'honore, & la conscienza nostra.

Hora che havete sentito, che il mio Hercole non è mio, mà di Giovanni da Vico, & d'altri vostri Medici rationali, che direte mò messer Dottore novello?

Meglio per voi che foste stato ancor qualche tempo sotto il maestro, & non haver havuto tanta ambitione all'esser' Dottore; poiche il vostro Cato vi dice: Turpe est doctori cum culpa redarguit ipsum.
et il vostro cicerone a trebatio, se ben mi ricordo, sono quarantasette anni, che non l'hò letto: Turpe est ignorare ius in quo quis versatur, voler esser Medico, & non saper cosa buona nell'arte sua medicinale è indignità del grado che si tiene.

Ma tuttavia vi maravigliate (come è proprio di quelli che non sanno) che l'Hercole mio possi purgar tutti gl'humori peccanti.

Appresso quelli, che sanno, non è dubbio alcuno, che il Mercurio celeste si converte alla natura, & cooperatione di tutti gl'altri Pianeti, secondo le positure, & aspetti, però non è anco maraviglia, che questo Mercurio terrestre, ò per opera di natura nelle montagne, & minere, ò per industria alchimistica si transmuti in ogn'altro metallo amicandosegli, ò lo calcini distruggendolo, & si riduca in medicina, & purghi quelli humori che se gli fanno contra.

Ma ditemi la vostra Scamonea, & il mio Latiris, & Gratiola non purgano tutti gli humori secondo che glie li applichiamo?

Non attesta il vostro Hippocrate nel libro de natura humana a capi ventinove, & trenta, che etiam per medicamenta benigna omnes humores evacuantur, ne in nimia quantitate fuerint administrata: si che etiam sanguinem evacuabunt?

Dite anco passando i termini della verità, ch'io per queste mie medicine ho scorso gravissimi pericoli, d'essere stato mal trattato di fatti, & dite il falso, per non ecceder i termini della modestia in più gravi parole.

Voi dite anco, parlando dell'Hercole, che turpe est non fateri per quem profeceris, & ch'io doveva allegar Theofrasto Paracelso, come mio precettore, & maestro di questo Hercole, & io dico che questa è una pedanteria: troppo sarebbe, il dir sempre il tale m'ha insegnato questo, il tale questo, & il tale quest'altro; io non lo imparai mai da scrittore alcuno, me lo insegnò un'amico mio già forse vint'anni, & io l'andai poi accomodando, & migliorando in modo, che si fece mio: & lo sapevo fare prima che andassi a Genova, che fù del 1567.

& con questo [l'Hercole], oltra alcuni altri pochi, havevo liberato mio fratello Gieronimo, dalla morte: però che io non medicavo salvo, che i miei di casa, & qualche mio contadino del Bovo, et con questo in Genova per minorativo datogli due volte, e medicai il Signor M. Antonio Pallavicino delle gotte, & molt'altri gentilhuomini principali di quella Città, contro le bugiarde assertioni vostre, che dite, che m'haveano per mero Empirico: a gl'Empirici non si dice Magnifico, come dicevano a me.

Tornato poi [a Verona] da Genova, l'Eccellente Medico Donzelino, passando io un giorno da casa sua mi dimandò se havevo mai letto le opere di questo Paracelso, et io gli risposi non haverlo anco mai sentito nominare: onde egli mi tirò in una sua camera ben adorna, et trasse fuori d'un armario grande tre tomi, doi grossi, et un mezano, di questo Theofrasto, et se ve gli mostrarà, vi vederete sopra di mia mano molte postille.

Egli [il medico Donzelino]donque mi lesse forse due carte d'uno di questi libri [di Paracelso], et disse: mi sono stati mandati a donar d'Alemagna et mi maraviglio come trovino compratori ne lettori, a cui io risposi con quelle parole, che già S. Filippo disse a quell'Eunuco della Regina Candace: Putasne intelligis, quae legis?

Soggiongendoli: di gratia dichiaratemele in volgare.

Il che egli fece, come fà ch'intende la lingua, et io gli dissi: dichiarateme mò il senso.

Mi rispose che non vi vedeva altro senso di quello che suonavano le parole.

Et io gli replicai: state mò ad udir mè.

Et così mi diedi a dichiarargliele, come si doveva, con molta sua maraviglia.

Et come che non habbia cosi pontualmente tutto il negocio nella memoria, mi raccordo però, che era [il libro di Paracelso fattomi vedere e consultare del medico Donzelino] in materia di distillatione, et comandava Theofrasto, che come non usciva più esalatione urgeretur ad quartum ignem per horas sex: indi raffredati, et slegati i vasi, si pigliasse il distillato: & reponerentur super caput mortuum in in ventre preliantis per dies novem. Poi si redistellasse per gli suoi gradi di fuoco, & ciascun elemento fosse serbato da sè nel suo vaso.

Pareva a sua Eccellenza pazzia il dire usque ad quartum diem, dicendo: non è il fuoco tutto fuoco, che cosa è questo quarto fuoco?
& poi che pazzia è questa voler che si metta bsopra la testa d'un morto?
Che hò io ad ammazzar alcuno, overo sotterrar qualche morto, per tagliarli il capo?
Poi volete che la caccia nella pancia d'un soldato, ò di qualche bravo? certo io non vidi mai pazzo simile a costui [Paracelso].

Piano diss'io, Signor Dottore, non bastarebbe pigliar la testa d'un castrato, ò capretto, ò vitello, ò simile?

Mi rispos'egli: credo di nò, ma poniamo caso anco, che la testa d'uno di questi animali fosse buona, come hò a far poi metterla nella pancia d'un soldato, ò d'un bravo?

Quietatevi, gli risposi io, et statemi ad udire.

Il fuoco ha quattro gradi, & ogni grado hà gli suoi decani, & sono tre per grado.

Ma posti i decani da canto, contentiamosi per hora delli gradi.

Il primo grado del fuoco è bagno Mariae, il secondo di cenere, il terzo di sabbia, over limatura di ferro, il quarto è culo scoperto, ma lutato.

& di mano in mano li [il Bovio al medico Donzelino] li andai dichiarando tutto il negotio.

Poi gli dissi, il fuoco gl'accresce per acuir il sale, che rimane nella parte terrestre, trattone l'acqua, l'aere, & fuoco delli materiali lambicati: & gli pareva pur gran cosa, che vi havesse a trovar sale, sendo che nelle cose poste a distillare, non vi fosse mentione di sale, pure come huomo ragionevole si acquietò alle ragioni che io gli dissi.

Gli soggionsi poi, il capo morto s'intende quelle materie, delle quali si sono tratti i tre elementi tratti, & riposti sopra la sua terra calcinata, solvessero quel sale, & nel relambicare ne portassero seco il spirito del suo sale.

Alle quali ragioni, perche è huomo di ragione, compose l'animo suo, parendogli pure gran cosa, ch'io gli havesse snodato queste cose oscure al suo intelletto.

A cui io soggiunsi: questa non è cosa grande, percioche è costume d'Alchimisti il velare, & con parole, & con zifre, le loro occulte filosofie.

In somma egli mi prestò questi libri, & io gli hò posseduti forse trè anni.

Hora se Giovanni de Vico, & prima di lui al tempo di Paolo Egineta, se Iacomo Berengario da Carpi, huomo grande nell'età sua, se Theofrasto Paracelso, capo, & Prencipe di questa loro nova setta, & tanti altri, & io l'havemo usato con buona, & felice fortuna, che occorre che voi giovine inesperto, & vostri pedantissimi consultori ci vogliate dar legge?

Bene farete voi, & voi essi ad imparar da quelli, che sanno, & vagliono più di voi, & non sopra sofisticarie fondar vostre opinioni con dispute Gorgiesche per farvi poi conoscer pazzi ignoranti, & pieni di rabbia venenosa, havendoci detto il vostro Aristotile, che, negare experientiam propter rationes, arguis imbellicitatem intellectus, il che vi replicarò forse ancora in altro luogo.

Hora havendo veduto detto Medico Donzelino come io gli haveva interpretato quelli passi oscuri al suo sapere, & resi chiari, & lucidi, passati alcuni mesi andò a trovar il Conte M. Antonio Giusto (la cui anima hora gode in cielo, passata da questo secolo, havendomi lasciato alquanti suoi libri di Theologia, quantunque io fosse a Padoa quando testò, & morì, & voi mal informato negate, che mi fosse amico) & lo pregò che operasse meco, ch'io l'interpretasse anco le traditioni di Theofrasto nella cura delle gotte.

Al qual dissi che sarei pronto a sua voglia, & così dato l'ordine feci.

Mà la sua Eccellenza non puote mai districarsi nella intelligenza, quantunque io lo instasse a non ci lasciar cosa, ò difficultà veruna, ancor che minima.

In somma nel fine disse: io non lo posso capire.
& io gli soggionsi (egli è vivo, & sano, addimandatene lui, che non credo che lo neghi) se Vostra Ecellenza volesse mostrar ad un bifolco i modi, & le ragioni, con le quali Cicerone orasse per Archia poeta, & gli dichiaraste quei fuci, figure, & colori rethorici, ch'egli vi usò, nella sua lingua bifolchica, credetevi voi che v'intendesse?
& egli mi rispose che nò, per non haver egli cognitione dell'arte de' Rettori.

Nè voi, diss'io, sete atto alla intelligenza di questa dottrina Paracelsica: percioche conviene haver cognitione non solo di queste vostre filosofie scolastiche di Platone, & Aristotele: ma è necessario haver lume gagliardo per scienza, & per prattica manuale, della filosofia Gebrica, Lulliana, & Paracelsica, spere Astronomia, Astrologia, Magia naturale, & Magia Celeste, haver pratica de' fuochi, e suoi gradi, intender bene i sali, alumi, bitumi, minerali, & mezi minerali, conoscer le parole, le lingue, le figure, & velami, sotto quali questa razza di filosofi transnaturali, & barri artificiali nascondono l'importanze maggiori de i negotij, & materie, che trattano.

Ma questo vostro Paracelso ha usato anco parole Sguizzare, Cingaresche, Arabesche, & formato nuove figure, & cangiato i nomi a molte cose, più presto per mostrar di sapere, che per voglia d'insegnare.

Fù in somma amico di Cornelio Agrippa mago venefico, & dell'Abbate Tritemmio, mago naturale, & celeste, ciò che si fosse egli per ancora non me ne son risoluto, parlando di questi due disse: Haec neque Tritemmius, neque Agrippa intellexere, in certa materia ch'egli trattava.

Però se Vostra Eccellenza non è capace di queste dottrine, & modi non praticati da voi altri Medici, & filosofi scolastici, nen ve ne maravigliate.

Comperò anco il Medico Giuliaro questi libri, & non gl'intendendo li donò via, nè credo, che quando voi li leggiate, siate per intenderli tampoco, ne io anco finisco d'intenderli, però che hà scritto molte cose per non essere intese, & egli stesso lo hà detto, & lasciato scritto.

Ma ch'importa a voi [al Gelli] ch'io habbia imparato a fare, & administrare questo Hercole più da uno che da un'altro maestro?

Sò ben io perche lo fate; è perche certi balordi ignoranti pari vostri hanno scritto mille pazzie, & bugie contro di quest'huomo grande, & nuovo mostro in natura, ma mostro in buona parte, percioche eccede molto il commune sapere, & voi poi adherendovi a questi tali mi vorreste dilaniare di nuovo.

Però a voi deve bastare di sapere che sia medicina nobile, & degna, che ogn'uno l'apra le porte, & non la sbandisca, come voi havete scritto contro ogni termine d'intelligente.

Ne ho io dato a molti, che poi m'hanno pregato, che glie ne faccia un vasetto per serbarsi alli bisogni loro: & gli l'hò fatto, & se serbano più cari che gioie pretiosissime.

Et voi contro i termini della verità, dite ch'hò corso di gravi pericoli d'essere mal trattato di fatti, non che di parole.

Sapete ciò, che dice il Fallopia, huomo più saggio, & più intendente di voi, & vostri consultori, libro de medic. purg. capitolo 32: Sunt duae purgationes famosae, & quae ex diametro pugnant, & habent magnos medicos fautores; sed nos, inquit, volo ut discedamus ab experientia cum habeamus ipsam dirimentem litem.

Dice dunque il Dottor Geli, la hiera purga lo stomaco da gl'humori colerici, & flemmatici, non però in una volta sola, mà repetita senza danno dello stomaco, il che fà l'Hercole in una sol volta, ma anco danno del stomaco.

Et io, che son più amorevole di voi, accetto, che l'Hercole purghi più presto lo stomaco che la hiera, ma nego che lo faccia con danno, & a provarlo mi servo della vostra auttorità propria, come più intelligente de gl'altri.

Voi dite che non offende perche sia corrosivo, il che voi medesimo dite a carte 27 & lo provate perche non è calido; non offende perche sia veneno mortifero, imperoche non ammazza ne in poca, nè in molta quantità, quando anco vi si faccia preparatione alcuna prima, ò poi: resatria forse, che fosse solutivo gagliardo, la isperienza mostra il contrario.

Hor quindi gracchiate che volete ragione non isperienza, non sapete voi, due soli sono i principij della medicina:Exerientia ex observationibus, ex usu quotidiano, & subinde ex his, quae casu aliquo offeruntur remedia invenit: Ratio viam, sive methodum commonstrat, qua ab experientia inventis uti conveniens sit.

Vostra Eccellenza smemorata si ricordi, nel suo libro in diffesa de' Medici rationali, de' quali ella si presume essere, laudando il suo maestro Galeno, con il suo Averroe, lo chiama grandissimo esperimentatore, volendo inferire, ch'habbia parlato con maggior ragione delli altri, perche habbia havuto maggior esperienza: cosi dice il vostro libello famoso a carte 24.

Io non trovo mò in libro alcuno, che per terzo principio vi si ricerchi l'auttorità, il parere, il consiglio del gran Dottor Gelli: sono poi favole anili in bocca di giovine, quelle sue assertioni, che si habbia a sentire, correr in sù, & in giù per istafetta in alcuni, & in altri uscir dalle ulcere, & in morti dalle vene, & trovar ne gl'ossi parlando dell'Hercole.

Potrà forse esser vero nelle ontioni, le quali perciò io biasimo, abhorrisco, & detesto, mà l'Hercole mio non ha mai fatto alcuno di questi atti, & però lo laudo per medicamento nobilissimo, & eccellentissimo, & il vostro Paulo attesta che si dava per bocca in volvulo, & colicis cruciatis. Et il vostro Faloppio nel trattato de bubone pestilentiali al capitolo 12 lo propone per uno, tra medicamenti giovevoli, & salutiferi con queste parole: Sed notate unum, cuius in superioribus mentionem feci, quòd aliqui felici cum successu solent pro pharmaco solutivo exhibere precipitatum per os.

Quivi dira l'Eccellente Geli, che ne hà veduti morir alcuni, che lo havevano preso vomitando.

Et io rispondo haver veduto molti, che hanno preso lo elettuario rosato di succo di rose, il driaprunis solutivo, l'elettuario de Psyllio, che il Falloppio chiama prestantissimi, morire, chì vomitando, & chì caccando, & questo perche non si sanano tutti, nè con medicine, nè con bezoardi, come segue il medesimo Falloppio nel seguente capitolo nel fine: Et non dixerim omnes sanari, sed multos.

Et io ho veduto un gentilhuomo della Città nostra di molta reputatione, morire mangiando un tordo, & pure se ne mangiano ogn'anno in questa Città le migliaia di sacca: staremo dunque noi di mangiar tordi, perche sia morto un'huomo mangiando un tordo? ò perche sia morto, un che hà preso l'Hercole, staremo di darlo a tanti, che sarebbono morti, & morirebbono se non gli fosse dato, ò desse? Però vi dico, che non occorre, che stiate a disputare, che l'Hercole sia venenoso, perche si faccia d'argento vivo, che voi dite essere venenoso, & allegandomi Galeno, che non ne fece mai prova: il qual Galeno dice, ch'è calido, & secco, & Averroe, & Avicenna dicono, ch'è frigido, & humido, vedete voi come trà se convenghino.

Et se Galeno dice, che sia venenoso, & non ne habbi fatto prova, & il Falloppio (Galeno dell'età nostra) dice, che non è venenoso, & ne hà veduto bere quantità a donne, & non haverli fatto offesa alcuna, & attesta il precipitato essere medicina nobile, & buona insieme con tanti altri, & la esperienza lo dimostra, che fede volete voi, che si presti alle vostre ciancie, che dite di essere giovine, & delle scritture vostre si tocca con mano, che non havete mai medicato mal francese, & che ciò che dite, & lo havete inteso da altri, & tenete poca prattica delle cose di medicina, & voi, & chì vi hà consigliato sete meri humanisti, per non dirvi pedantuzzi miserabili.

Et per chiarirvi a fatto, voglio citar le parole istesse del Falloppio, nel libro de morbo Gallico al capitolo 79: Si bibatur argentum vivum nullum facit nocumentum, vidi mulieres, quae libras eius biberun, & sine noxa: ego exibeo in vermibus puerorum, & nullam parit symptoma, solum necantur vermes.

Le parole di Galeno mò sono queste: An sutem sit venenum, nondum nobis est compertum.

Ma ditemi un poco il mio Dottore, il latte de' fichi non ulcera la bocca prima, che sia decotto?

Messer sì, perche la prova lo dimostra, & ne fà fede: come i fichi sono maturi, & il suo latte per consequenza decotto, più non ulcerano la bocca.

L'argento vivo non decotto, non la ulcera, & decotto poi come il mio Hercole, & renitente ad ogni gagliardia di fuoco lavato, & preparato, volete che divenghi venenoso, & amazzi gl'huomini?

Io per me ne hò servati molte centinaia con l'Hercole, & non ne hò ucciso alcuno, & lo dico io, havuto, tenuto, & conosciuto in Europa, & in molti d'Africa, d'Asia, & del mondo novo per huomo sincero, & reale.

Finita finalmente la ciurmaria dell'Hercole, & Mercurio, dell'uno, & l'altro de' quali ne hò dato io, & ne hanno dato i vostri Medici a puttini piccoli per i vermi, & non sono morti, & dell'Hercole mio preparato, secondo la decottione del mio Flagello, ne hò dato ad una puttina di nove mesi, per i vermi, & sanò, & vive bella, & gioconda, ve ne passate all'Antimonio, composto pure d'argento vivo, & di solfo nelle minere, dalla natura, & lo notate pure di veneno.

Et io dico col vostro Eginetta, & con gl'altri Medici, ch'egli è vero che è veneno; ma veneno secondo Caio nella legge: Qui venenum, ff. de verborum significatione; il qual vi determina cosi: Qui venenum dicit aijcere debet an malum, an bonum sit, nam & medicamenta venena sunt, quia eo nomine continetur, quòd adhibitum naturam eius, cui adhibitum est mutat: pharmacum autem est nomen medium, tam bonum, quàm malum medicamentorum significans.

Se voi aveste studiato legge sapereste questa determinatione; ma per non ne haver mai studiato, no lo sapevate.

Vi dico dunque secondo questa terminatione, il Mercurio, l'Antimonio, il Latiri, & Gratiola essere veneni, ma non veneni, che uccidano gl'huomini, mà che gli sanano delle loro infermità, se gli siano administrati da me, ò da pari miei, secondo le infirmità medicabili, & sanabili.

Hora questo Antimonio non è più mia medicina di quello, che sia l'Hercole, & non è medicina nuova.

E' d'Arnaldo, che già ducento, & sessanta anni finì il corso di sua vita, è di Theofrasto Paracelso il qual dice che uti Antimonium purgat aurum ab omnibus sordibus, & inquinamentis, ita purgat corpora nostra ab omnibus malis humoribus, è del Mathioli, è hoggimai di tutti i Medici di Europa.

Nella Città nostra non sò qual Medico non lo dia, secondo le occasioni: n'ho dato io a più di due millia persone, preparato di mia mano, ne mai mi pentì haverlo dato.

Dannando me, dannate Arnaldo, & tutti gli altri, che lo danno.

Alla preparatione sua si procede per una delle due vie, ò levandogli la mercurialità volatile, & sulfureità adurente con il fuoco, & poi, calcinandolo, overo con menstrui separandone la terrestreità grossa, & poi affissando, & calcinando la parte più pura, sì che non vi sia più Mercurio, ò solfo, che per le cutezze loro possino far danno, anzi non occorre dar il corpo, ne dell'Hercole, nè dell'Antimonio; basta metter l'un, ò l'altro in alcun liquore polverizzato, & lasciatoli far la residenza, se ne resta adietro il corpo, & si administra il solo liquore, il quale hà soluto il spirito del sale, & questo spirito salfugineo opera quanto occorre al desiderio nostro, & salute del patiente.

Questo uso io, & usano quelli che sanno: conviene però esser circonspetti, & mirar a cui si dia, & come, & per qual causa, ne ho preso io per me, ne ho dato a miei fratelli, & a i più cari amici, & ne darò di nuovo, secondo le occasioni come cosa degna.

Nè dà l'Illustre Signor Conte Aluigi Avogadro a molti ogn'anno, & il predetto Illustre, & valorosissimo Signor Giacomo Aluigi Cornaro, ambidoi miei Signori osservandissimi, & amorevolissimi, con felicissima fortuna.

Et se mi direte che non sono Medici, vi dico, che ne anco io son Medico, & se io sono, non fù mai mia intentione di essere; ma sendo richiesto, lo faccio per non sperdere, ò nascondere il talento, che m'ha dato il mio Creatore Iddio, accioche poi al giorno del giudicio non mi dica, serve numauqam, & mi tolga il Paradiso, mettendomi in tenebras exteriores, come si legge nel Santo Evangelo.

Sborratavi la fantasia d'intorno questi doi medicamenti, vi voltate al Latiri, & quivi fate un'altro grande strepito che non si deve dare perche è veneno, & induce vomito, & che il vomito è fatto per i cani, & non per gl'huomini.

Queste sono le due oppositioni che voi mi fate, & io vi dico che vi caverò d'ignoranza se Dio vi donarà tanto lume, & voi apriate le fenestre al suo splendore.

Eccellenti Signori Medici del Collegio della Inclita Città di Venetia, hora io mi volto a voi soli, quali, & quanti vi siate, che meritate il titolo di Medici veri, & rationali, & vi dico che nella prefatione di questo mio trattato vi dissi, che vi farei conoscere, che questo vostro Dottor Geli, & suo consultore, sono Passalo, & Achemone, che fuori di proposito assalirono Hercole con parole ingiuriose, & egli, presi che gli hebbe, & legatili per i piedi, se gli pose pendenti dalla clava in spalla con le teste in giù, onde essi seguendo il suo naturale, & habituato costume, questo è Melampigo (dissero) che già ci disse nostra madre, certo egli è Melampigo, vedi i contrasegni, e tuttavia gli andavano dicendo Melampigo, Melampigo, che in lingua nostra vuol dire cul negro, e peloso, onde egli considerando alla pazzia loro, & ridendosi di questo nome, che questi due pazzi gli diedero, se gli scagliò dalle spalle, in un cespuglio di pungenti spine, & alleviò del peso, così voglio hora attendervi la promessa, & farvi ben accorti, che sono d'essi, se di già dalle tante indebite oppositioni fatemi, & da me risolute, & annichilate non foste ben chiariti, & sincerati.

Hora dunque ritorno a voi Signor Dottore Claudio Geli, & al vostro Typhim in Aemonia puppe magistrum poco intendente.

Voi dite dunque, che il mio Latiri è venenoso in mala parte, & per fondamento ponete una massima verissima, ma la consequenza falsissima, voi dite il Latiri nasce da herba, che produce il latte, & però è venenoso, ne allegate alcun'altra ragione: il Turbit, l'Esula, la Thimelea non producono il latte? la lattuga, l'indivia, il fonco, il fenecione, la cicorea, il radicchio, i lupuli si usano pure ne' cibi quotidiani, & producono il latte, sono queste venenose ancora? i fichi non nascono da albero, che produce il latte? & essi prima, che siano ben maturi, non danno il latte? sono ancor questi venenosi? O padre Sicheo, che peccato facesti all'hora, quando ci scrivesti quel bel Poema in laude de' fichi, se sono venenosi, che comincia:

Di lodar il melone havea pensato,
Quanto Febo sorrise, & non sia vero,
Che'l fico, disse resti abbandonato.


Et di più lo accompagnasti poi con si bello, & vago discorso in prosa, mostrando le virtù de' fichi, s'egli è venenoso, pernitioso, & mortifero alla natura humana?

Voi non sapete Signor Dottor mio caro, Corogrofia, che se ne haveste saputo havereste havuto cognitione di quel bel paese detto Figonia, capo del quale è Oneggia [Oneglia], patrimonio della Illustre famiglia Doria.

Et non sapete, che il Principe Doria, terror de' Turchi, & novo Nettuno del Mare, fù Figone, nacque in Figonia, & si nutrì la maggior parte della sua tenera età di fichi del suo paese.

Il qual Doria, il gran Carlo Quinto Imperator di felicissima memoria, chiamava padre, & a cui la patria sua Genova hà eretto quel bel Trofeo di marmo Carrarese in piazza.

Ma torniamo a casa, non sapete voi Signor Medico novello, che le medicine non sarebbono medicine, se non havessero parte alcuna venenosa? & che tutte le medicine operano in noi se non ex parte, qua sunt venenosa, però si mira di non passar la misura nel darle, acciò che in iscambio di dar medicina vitale, non si dia la morte.

Ma ditemi un poco Signor Passaluccio mio bello, de proxima accingendus habetur pro accincto, di che herba sia la scamonea? non si fà ella di herba che produce il latte? & quando vuole il Mercante compratore chiarirsi se è buona, & legitima, overo sofisticata, & falsificata, non se la pone egli alla lingua, & la lambe, & se da il latte l'approba, & se non lo rende la ributta?

& se unumquodque solvitur in id de quo est, conviene a forza, che sia di herba producente il latte: se dunque è così, secondo la positione vostra & sia venenosa, perche l'hanno tutti i Medici rationali, & non rationali introdotta in quasi tutte le pillole?

O' ella non fà vomito come fà il tuo Latiri, il quale è fatto per i cani, & porci, & non per gli huomini, cosi voi dite.

Il vomito dunque secondo la dottrina vostra, è dannoso a gl'huomini? bene chì ha insegnato il vomito a' cani?

Voi non mi potete risponder altro, che la natura, & voi dunque sete più dotto, più sagace, più intelligente che la natura madre di tutt'i viventi?

Io haverei quivi un campo più largo di diffondermi che l'Oceano Indico: ma mi voglio restringere alle poche, & buone, & farvi accorto de i vostri falli, & che'l mondo sappia, come voi, & i consultori vostri abarrate il mondo con le veste dottorali da Medici.

Arnaldo mio guidone, nel 2 del suo Breviario, al capitolo 10 dice: Multos vidi, qui ciborum, & potionum multam receperunt quantitatem, qui illico aegrotare coeperunt, & nisi quia eis provocavi vomitum, in aegritudinem, vel febrem periculosam, & forte morte incurrissent, qui statim liberati sunt propter vomitum provocatum: competit etiam his, qui stomachum habent repletum, flegmaticis, & viscosis, & malis humoribus, & etiam febricitantibus ex plenitudine, & repletione nimia, competit etiam his qui habent nimiam gravitatem corporis, abominationem, venarum extensionem, & rigorem cum calore:haec enim plenitudinem stomachi significant, & vomitus his competit.

Et più a basso dice: Valet etiam contra tertianam veram, & notham, & contra quotidianam, & quartanam.

Et seguendo c'insegna i vomitivi, & tra questi vi pone il Latiri.

Vedete Hippocrate nel 2 de morbis popularibus alla settione settima: Vomitus solutio aquam calidam bibendam dato & vomat.

Et nel 2 de dieta: Ventrem autem compactum vomitus solvit, & egerentem magis quaàm oportet sistit. Et de locis in homine: si quis vult medicamentum bibendum dare alvum subducens, & vomitorium.

Et nel libro de salubri dieta: At vero vomitibus, & alvì perinfusa aelotionibus hoc modo utendum est. Sex menses hybernos vomendum est: hoc enim tempus pituitosius est aestius. Et nell'istesso a più basso: Quicumque homines crassi, ac pinguis sunt: & non graciliores ieiuni vomant, & mette la sua ricetta: Qui vero graciliores sunt, ac debiliores a cibis vomitum faciant hoc modo. Et nel quarto delli Aforismi, al capitolo 17 & 18 vi dice: Eum qui febricitat, cibi fastidium, morsus oris ventriculi, vertigo, & oris amaritudo, purgatione indigere per superiora significat, & segue dolores, qui sunt supra praecordia, quicumque egens purgatione medicari per superiora significant, & cetus, & ivi Galeno.

Si che commendava il vomito non pur a villani, & forti, & robusti, mà a' deboli ancora.

Non voglio star a citar tutti i luoghi d'Hippocrate, ma chì non è poco intendente, come voi, & vostri consultori, lo sà molto bene: Privatim vero ubi materia in ventre sit vomitivis uteris indicatione à natura humoris sumpta Iachinus, in 9, Rasis cap.6 & cap. 8 proderit vero, & vomitus praesertim si signa adsint materiei contentae in ventriculo, fiat autem & c. & cap. 4 sed enim qliquando per superna purgandum, idest vomitus prioritandus? respondeo ubi materia confluit ad ventrem, ut fit per consensum capitis venter debilitatus excrementa suscipit, tunc vomitu educi potest, praesertim si aeger promptus sit & c.

Hippocrate nel 15 Aforismo della 6 particula dice, che il vomito spontaneo leva il longo flusso del corpo.

Et Galeno nel commento vi dice: quest'è un essempio di quelli, che il Medico deve imitare.

Et altrove il medesimo Hippocrate nel 21 Aforismo della prima particula, vi dice che gl'humori, che sono nel stomaco per di sotto potendosi cacciar per la più breve via, ch'è il vomito.

In oltre Galeno nel libro a Glaucone dice queste parole parlando delle terzane longhe, ò note: Vomitus autem post cibum adeo his quibus haec febris perduraverit etilu est, ut multos sciam solis vomitibus statim orsus fuisse liberatos.

Et l'istesso parlando della febre quartana disse: Utendum autem & vomitibus post cibum tunc continue, & si nihil prohibuerit elleborum album est exibendum, primum quidem infixum radiculis, quod si nihil fecerit Elleborum ipsum.

L'Elleboro bianco che stringe le fauci, ò Signor Medico mio senza esperienza, è più grave, & pericoloso, che il Latiri, & pure Galeno lo da & administra, si serve anco del Latiri, leggetelo nel 2 libro de gl'antidoti, circa il fine, ove mette questa ricetta: Ad eos, qui à canibus rabidis morsi in aquarum formidine devenerunt, antidotum ab Aphioda sumptum Latyridis unciam unam, Castotij drachmas tres. Comminuta haec ad dragma pondus exehemina vini rosacei bibenda trade.

Leggete Paulo Eginetta, nel settimo libro, al capitololo Qua purgant bilem, & vederete s'egli la dava a' villani, ò ad ogn'uno.

Leggete Arnaldo, medico de i Rè, & Papi del suo tempo, di cui queste sono le parole, ove tratta del Latiri: Confert sanis pro reservatione sanitatis, & datur etiam aegris ad exitudinem removendam contra febrem quotidianam de flegmate falso, ex quo generatur scabies, & paulo inferius ad idem claretum capiendo catapuciam tritam, idest il Latiri, cum speciebus, scilicet cinnamomo, galanga, cum vino parum decoquatur cum melle liscendo, & per saculum distillando, ut moris est, multum valebit delicatis patientibus febrem quotidianam.

Et dice, delicatus, & non come dite voi, Signor Dottore, a villani, ma delicatis, & vi và raccontando tante sue virtù, che io ho provate, & tutte vere.

Et nel fine di quel capitolo dice Lumbricos laxando expellit: il che avenne hieri ad una inferma di età di quarant'anni, che gli cacciò per disotto doi vermi longhi più di mezo braccio, & grossi come il dito di una mano, a cui ne diedi hieri mattina quindese grani scorticati in un poco ci marzapane.

Mesue, Serapione, i Pandettarij, & mille altri Medici rationali l'usano; il Fernelio, huomo tanto dotto, chiamato padre de' Re di Francia, per haver liberato la madre loro dalla sterilità, vi mette il mdo dell'usar questo benedetto Latiri.

Scrive Giovanni Lubera d'Avila, & Dottore, & Medico del gran Carlo Quinto, & non de' villani, che egli usava pur assai questo Latiri per medicina, & che molti medici hanno voluto donargli quattro mila scudi, acciò mostrasse loro questo benedetto medicamento, che faceva cosi felici operationi, ne volse mai insegnarlo.

Divenuto vecchio poi lo ha scritto nel suo libro Delle quattro infirmità cortegiane, & egli imparò da un speciale Milanese, che haveva un figliuolo chiamato Pietro Martire, che fù mio amico in Genova, & mi raccontò la cosa, che io di già haveva letta nel predetto libro.

Voi dunque Domini Passalo, & Achemone, ò negate la Medicina rationale, & i Medici, e Dottori vostri, overo vi confessate convinti, e legati, & pendenti dalla mia clava, & quindi mirate, & contemplate bene, che io son Melampigo, che io dissi a' vostri Maestri, che incontrareste, & quello istesso Melampigo, che vostra madre fatidica vi predisse, da cui vi haveste a custodire.

Ma perche non vorrei, che pareste anco cosi poco scientifici in tutte le partite, se vi verrà mai voglia di diffendervi dalla imputatione del Signor Annibale, che vi hà dipinti per fisionomanti mal intendenti dell'arte nella descrittione della nature, & costumi miei, direte non havermi descritto per macilente, fosco, melanconico, & di pelo negro, come fisionomante: ma come proctonomante, cioè miratore, & contemplatore di quella parte, ove si scarica il ventre, & che havete ben vedute, & essaminate quelle aprti conformi al giuditio vostro, et io confessarò sempre, & farò fede, che io transmetto tutta la cloaca de gl'humori miei melanconici, & saturnini a quei luoghi, & voi, come inventore di nove scienze, & discipline, confonderete il Signor Annibale, & vi acquistarete nome immortale, come inventore di nuove scienze, & arti.

Strepitato, che havete un gran cantar di cieco, d'intorno questo Latiri, vi voltate alla Gratiadei, & dite non esser medicina per persone nobili, ma solo per i villani, come che i villani non siano huomini, come i nobili, creature di Dio, & bisognose al mondo, come i nobili, & che i medici non siano obligati medicar cosi i villani, come i nobili.

Et io vi dico, che conviene anco haver delle medicine per essi, poiche ci danno il grano, l'uva, & le carni, la lana, la seta, & il lino per vestirci.

Et di più vi dico che ci sono moltissime Città in Europa habitate per la metà del popolo da villani, & però conviene haver anco delle medicine per loro.

Vi dico mò sopravantaggio, che la corte di Savoia non è construtta di villani, ma di nobili, & Signori, & Cavallieri di portata, & che questa medicina è frequentatissima, & commune uso di quella corte, & se ne serve, come di cosa nobile, & pretiosa.

Et vi dico, che Francesco Alessandrino, medico honorato rationale, nel suo Apolline la commenda molto per medicina per poveri, et per nobili, & c'insegna la correttione.

Et il Mathioli, & altri simplicisti la laudano assai, & attestano che è herba degna da essere conosciuta, & messa in prattica da' Medici per le molte sue virtuose qualità, & operationi.

Io me ne son servito per me, & per una quantità grande di persone, & sempre con felicissimo successo, & veramente ella è medicina per poveri, perche gli libera bene, & presto; ma non è già per i Medici rapaci, & ladri, perche gli leva l'occasione d'impoverir le case, & arrichir se stessi, & se altro la biasimasse che voi, lo terrei per tale: ma essendo il Dottor Claudio Gelli più ricco de beni di fortuna, che di dottrina, non voglio scandalizarmi, nè far cattivo giudicio dell'animo suo.

Et io a' giorni passati ho medicato il Conte Lodovico Canossa di febre terzana doppia non mai intermittente, & recidiva chiamato alla sua cura il sesto giorno, a cui diedi la Gratiola, & gliela replicai l'ottavo giorno, & cosi se gli levò del tutto, non direte già, che questo sia villano, che è Cavallero principale, per sangue, & valore, si suo come de' suoi antenati già molte centinaia de anni, di questo caso sendone addimandato Messer Vincenzo Galese suo affettionatissimo famigliare da certi Mercanti gli rispose lo ha medicato da poveretto, et gli detti Mercanti dicendo, come da poveretto, un cosi honorato Cavagliere?

Egli gli replicò, bene, & presto, & questo intende il Bovio medicar da poveretto, perche i Medici Tiranni prolongano le cure per pelar le borse, & egli medica per sanare.

Ella nasce ne' miei prati in luoghi humidi, & la colgo quando è in fiore, nel mese di Maggio, & quando si tagliano i fieni, esamino la constitutione celeste atta ad accoglierla, & la colgo in quel tempo.

Et perche il desiderio mio fù sempre, & è conforme al divin volere, & la constitutione celeste, sotto la cui divina providenza mi creò, infuse, & fece uscire, & apparir al mondo per giovare, & beneficiare altrui, quanto porta il debile sapere, & poter mio, voglio a commune beneficio descrivere il modo con il quale mi son valso, & servito di questi doi benedetti semplici, Latiri, & Gratiola, a salute mia propria, questi prossimi giorni passati, & desinganno della poca intelligenza vostra, & non son già villano, poiche già ottocento anni i miei progenitori sono descritti per Christianissimi & nobilissimi & io possedo feudi, segno di non esser mai discaduto dell'antichissima nobiltà degli avi miei.

Io haveva molto prima (esaminando i progressi celesti) preveduto, proveduto, & predetto in casa, & a molti amici, ch'io m'infermarei quest'anno corrente, tra l'Agosto, & il Febraro, per la progressione del grado del mio ascendente al luogo di Saturno nella radice.

Et se alcuno mi dimandasse, perche non preveder il male, & il giorno prefisso del male, gli rispondo, che è per la discordia de gl'Astronomi, che non convengono totalmente de i pontali gradi, & minuti de' Pianeti, & Stelle, quantunque siano assai propinqui; però non potevo vedere cosi esattamente, cosi Iddio glorioso ordina, & dispone.

Hora sentendomi questi giorni languenti, discorsi che la infermità fosse in procinto, & per levarmi dalle mani de' Medici, & speciali, me ne andai al mio Bovo, ove era la mia famiglia, & soprapreso dal male, mi posi nel letto.

Era una febre continua, per quanto mi dicevano in casa, ma io non sentivo, & non sapevo ciò, che fosse, salvo che mi sentivo gravato, & mi compiacevo della solitudine, & oscurità.

Stei doi pasti leggiero, mi presi quindeci grani di Latiri scorticati, & cinque di coriandoli di meza coperta, per corretivo, & questi operarono di sopra, di sotto, con non molta molestia.

I doi giorni seguenti nell'aurora mi presi brodi alterati con radici di finocchio, petrosemolo, boragine, & foglia d'acetosa.

Il quarto giorno presi la Gratiola, cioè la decottione, con un poco di Tartaro crudo, pure in brodo buono di capone grasso, & questa mi evacuò per di sotto.

Gli altri doi giorni seguenti presi i medesimi brodi alterati con le medesimi radici, & poi seguì con la Gratiola, come l'altra volta: mi si levò la febre in tutto, nè più hebbi nuova di lei.

Tutti questi giorni mi nutrì con pesto in brodo consumato di capone, a desinare, & a cena senza altro cibo, & ogni giorno, cinque hore dopo il pesto, una scudeletta di brodo, pur di capone buono, & gagliardo.

Quando la febre mi si rinforzava gagliarda, & calda, mi bevevo una gran tazza di acqua cotta, con tanto aceto entro quanto mi comportava il gusto.

Levatasi la febre, subito misi à salata cruda di cicorea tenera, panatella in brodo di quaglia, ò di colombino, ò d'altro uccello, che mi venisse in pensiero, & mangiavo l'uccello mostrato al fuoco nel schidono, & un persico ben maturo doppo il pasto, & bevevo vino con un poco d'acqua cruda: ma le acqua mie del Bovo sono eccellentissime.

Se io mi havesse lasciato governare con le cassie, & siroppi delle speciarie, & panatelle nell'acqua, con l'acqua cotta, mi sarei morto, ò non guarito mai.

Questi & simili ordini servo con gli miei infermi.

Saturno in Acquario, la Luna in Leone, segni fissi, l'Autunno apportatore d'infirmità longhe, ò mortali dovevano affliggermi longamente: ma egli è scritto, sapiens dominabitur astris.

Il sapere, & il volere, congionti insieme, fanno queste, & simili operationi.

Questi miei ordini, ò Domini Passalo, & Achemone, non sono le diete de' Medici ladri, & non sono gl'infarcimenti, che voi propalate al mondo di me con le bugie vostre.

Voi lettori di questo mio trattato a' casi vostri, io scrivo a commune utilità, & beneficio del mondo, et non ad altro fine: però quando vi dicono, et impongono panatelle in acqua, et acqua cotta, questi che sotto nome di Medici vi assassinano provedetegli per quei modi, che siano conformi al dritto, et giusto.

Voi dite a carta 20: Hà anco ardire il nostro petronas, che è Empirico, d'entrar in messem alienam, et ragionar della dieta, la quale è tutta farina de' rationali i quali conoscono le nature de gl'huomini, de' cibi, de' tempi: notate verba & signate mysteria.

Queste nature de gli huomini, et qualità de' tempi sono elleno farina: de' Medici, ò de gli Astrologi?

Io per me non sò, et non intendo come un Medico semplice, che non habbia cognitione delle stelle, & pianeti, che sono quelloi, che influiscono quì a basso, & reggono questo mondo inferiore, possi, ò debba conoscere le nature humane, constituite, & moderate da superne lationi.

Per le parole d'Aristotele, ne sò come potrà conoscere le mutationi de' tempi senza la detta cognitione, pertinente a gl'Astrologi.

Voi havete pur detto, a carta 4 della invettiva vostra contra di me: Tiene costui gran cognitione di tutte quelle arti che sono vitiose, dannate, & infami.

Prima dell'Astrologia Divinatoria, egli nondimeno dipende in tutto, & per tutto da quella, ne fà impresa, ò operatione alcuna senza consigliarsi con le stelle, tutte queste sono vostre parole.

Sentite all'incontro Aetio Medico rationale, & approbato, & citato da voi: Quando quidem etiam stellae orientes in caelo iuxta tempora a Deo ipsis ordinata, & similiter occidentes aera mutant, un contigat ex hoc etiam ventos aliàs aliter spirare, necessarium duxi tempora indicare in quibus earum, qua palàm aera alterant, ortus & occasus fiant: nam sanorum corpora, & multo magis aegrotorum iuxta aeris statum alterantur. Però più a basso dice, per carvi un'essempio, & regola: Vigesima quinta Septembris aequinoctium sit autumnale, & est maxima aeris turbatio tribus antea diebus. Quapropter cavendum est ne venam secemus, neque purgemus, neque aliàs vehementi motu corpus moveamus a decima quinta Septembris, usque ad vigesimam quartam.

Al tempo di Aetio la cosa stava così, hora è diversa, ne voi con la vostra scienza medicinale rationale sete atto a trovar l'ordine moderno, che si ha a servare.

Sentite Plinio mio compatriota nel settimo libro della sua naturale historia, capitolo 37: Variarum artium scientia innumerabiles enituero, quos tamen attingi par sit florem hominum libantibus Astrologia Berosus, cui ob divinas praedictiones Athenienses publico in Gymnasio statuam inaurata lingua statuere.

La Città d'Athene publico Emporio delle scienze di tutta Europa, Asia, & Africa, fece la statua a Beroso caldeo Astrologo divinatorio, & l'Arcimedico rationale dottor Geli lo chiama con esso meco vitioso, dannato & infamato & mi caccia come un'Asino con un bastone, che non possi parlar delle diete?

Vogliono, & commandano tutti i savij del mondo, che i veri Medici rationali habbino cognitione dell'Astrologia, per conoscer le nature nostre, & i tempi convenienti al dar le medicine, & trar sangue a gl'amalati, & voi ingentissimo, & monstruosissimo medico, archiatro de tutti i Medici rationali, & irrationali, la sbandite del mondo, & con gl'occhiali della vostra profondissima sapienza (forse infusavi con le borsette) volete conoscer le nature de gl'huomini, & le conditioni de' tempi?

Ma poi ch'io son in questo proposito, voglio rendervi la causa perche io mi consigli nelle operationi mie, non con le stelle, come dite voi, & perche da' moti loro pigli partito alle attioni mie.

Io hò Giove Signore dell'ascendente, & della quarta casa nell'ascendente, ma retrogrado, & Saturno Signore della seconda, & terza, nella terza, & esso ancor retrogrado, & perciò da questo canto infortunati, però procuro nelle mie attioni (poiche non voglio del tutto oppormi alle loro influenze) disponer la materia a termine tale malmeno, che le offese siano minori; come fanno i delicati, che perche il fuoco non gli offendi il capo, tengono il verno il guarda fuoco dinanzi per parapetto, quelli che hanno nemici vanno bene armati, & quelli che cavalcano al sole, portano l'ombrella, & quelli che temono di pioggia portano i feltri, & cosi successivamente tutti i savij si provedono alle cose delle quali temono.

Ma se questa è scienza è così dannata, vitiosa, infame, come voi asserite onde è che i giudicij di quelli che l'intendono riescono cosi a ponto.

Leggete Svetonio nella vita di Augusto, & di Domitiano, & tanti altri scrittori, che ne potrei far un catalogo longo di doi fogli di carta, & poi parlate.

Vive, & è sano il molto Magnifico Dottore, Cavlliere, & Reverendo Arciprete del Duomo nostro di Verona: il Signor Ruffino Campagna, al quale una mattina, havendomi invitato andar seco a far riverenza al Reverendissimo Monsignor Agostino Lippomani, allhora Vescovo di Verona, dissi, questa state Signor morirà.

Oh che dite, disse egli: è giovine, sano, & gagliardo come un leone, & io gli replicai, & state vedendo; & così seguì, che passo ad altro secolo.

All'Illustrissimo, & Reverendissimo Monsignor Agostino Valerio Episcopo presente, & Cardinale, già tre anni dissi pure una mattina, che passeggiamo forse due hore insieme nel monasterio di San Giorgio: alla prima fornata de cardinali voi sarete Cardinale.

Mirabil ordine dell'incomprensibile Iddio, che modera, & governa tutte le cose con l'interminabile sua divina dispositione, & dona a gli huomini la precognitione della tanta sua providenza.

Ma ciechi certo sono quelli, che privi di questo sacrosanto lume, & gratia speciale, chiamano i significati di tanto dono con parole dishonoste, vitiose, & infami.

Hora sua Signoria Reverendissima mi rispose Quomodo fies istud, quoniam hominem non habeo appresso sua Santità, che me gli proponghi, & poi, per dirvi da vero, io non ci penso.

Et io gli risposi, voi havete altro, che huomo, Monsignor mio Reverendissimo, per voi assiste innanzi al Trono del grande Iddio l'uno de' sette assistenti Rafaele Arcangelo, il quale come favorì tutta la casa di Tobia, padre, figliuolo, & nuora, così favorisce Vostra Signoria, però raccomandatevegli spesso, & di buon cuore, & assicuratevi sopra l'anima mia che vi dico il vero.

D. Giovanni Organista del Duomo, Astrologo intendente, & huomo da bene, gli predisse, doppò me, il giorno della sua promotione, tanto è seguito.

Queste sono cose vere, ò Signor Dottore Claudio Geli, & questi doi dettivi, & chiamati da me per testimonij, non sono i vostri Empirici innominati, & sognati da voi contro le dottrine mie.

Et di simili essempi di mie predittioni ve ne potrei dar molte centinaia, ma questi doi vi denno bastare, poi che sono omni exceptione maiores.

Ho detto questo accioche conosciate, che la scienza Astrologica in mano di quelli che sanno, & à quali Iddio ha fatto questo dono, non è vana, ò superstitiosa come la chiamate voi.

Bisogna a chi vuol essere Astrologo essere a caelo affecti, di che ve ne rende testimonio Tolomeo nel principio del suo centiloquio, dicendo Scientia syderum ex re, & ex illis est, primo dice, ex te, poi ex illis.

Ne vi date a credere, con il volgo de gl'huomini, che sia quel Sole, quella Luna, quel Marte, & sic de singulis, che operino quì in terra, come seconde cause: signor nò, la non va così, sono le Intelligenze non erranti le cause seconde, & questi carboni accesi servono a quelle, come i carboni mondani al cuoco, per cuocer le vivande.

Ma certo voi havereste bisogno di esser in Genova, ove facendo professione di Medico rationale, saria conosciuta la vostra ignoranza, et castigata.

Come avvenne ad un Bolognese, quando io ero colà, quale, facendo la professione di Astrologo, io dissi, che si levasse di Genova, altramente lo mandarebbono in galera, però che in quella Città non si burla.

Era costui un Chiromantuccio ben ignorante, et faceva l'Astrologo non sapendo anco ben formar la figura del Cielo, et io havendo ragionato seco, et rovatolo tale, gli dissi, che lo manderebbono in galera.

Ma non lo volle credere.

Indi a quattro giorni incontrai il Bargello con quattro sbirri, che lo conducevano alla galera, al quale dimandai la causa del condurlo, mi rispose, perche fa professione di Astrologo, et non sà ciò, che si dice d'introno questa scienza.

In somma in quella Città bisogna spendersi per quello, che si vale, et non passar quei termini, se Empirico, Empirico, se Methodoco, Methodoco, se Rationale, Rationale, se Spagirico, Spagirico: ma come si manca alla cognitione della professione che si faccia fuggi et scampa, altrimenti la galera non manca.

Si che se voi foste in Genova, et io mi vi trovasse, et faceste professione di rationale vi farei sapere se in quella Città mi tenevano per Empirico, ò Zaratano, come falsamente havete asserito nella invettiva volta contro di me.

Et se non lo credete facciamone la prova, et lo provarete in fatto.

Ma dicami di gratia la vostra profondissima dottrina, Signor Archiatro, se i Medici rationali conoscono le malattie, le medicine, i cibi, i tempi, et in somma ogni cosa pertinente all'amalato, come il grande Oracolo vostro afferma, onde aviene, che non conobbero mai la natura del morbo Gallico, et che curando con le medicine di Hippocrate, et Gallenice primamente li curavano la borsa, poi li faceva divenir orbi, guerci, cader il labro superiore, il naso, il palato: et finalmente vi sete ridotti alla cura Empirica.

Lo dite voi, che la cura del morbo Gallico è tutta Empirica, a carta 17, queste sono vostre parole: tutta la cura del Gallo è Empirica.

Bene disse di voi ciurmatori il vostro Hippocrate nel suo libro de natura hominis: nam cum ijdem viri inter disceptat, numquam ter idem homo vincit in eodem sermone, sed modo hic, modo alius superat (non dice già secondo, che più dica il vero, ma) cuicunque lingua fuerit maxime fluvida, & popolo grata.

Talmente che se parerà al mondo, che il gran Elefante Medico Geli habbia ciarlato meglio di me, non si potrà dire, che habbi migliori ragioni, ma perche più piace al mondo stante la sentenza del vostro Hippocrate.

Ma dicami inoltre la vostra Eccellentissima dottrina, onde aviene, che di cinquecento, che io medico disperati, et abbandonati da voi rationali, dandoli io da nutrire non perisce uno, et a voi rationali titolari, tenendoli affamati, nè muoiono trecento? et quelli, che campano non è perche non mangiano, ò non si nutriscono, mà le madri, sorelle, moglie, fratelli, ò servitori, che gli danno nascosamente da nutrirsi, vi ingannano, che quelli ancor morirebbono.

Io cosi faccio, cosi ordino, et voglio far sempre, poiche il fine del Medico vero, legitimo, reale, rationale, sincero, et non rapace, che attenda al fine perche è chiamato, è questo.

Quando passaremo all'altro secolo faremo conto, et io son certissimo, che Dio giusto giudice pagarà ogni uno secondo l'opere loro.

Ma poiche io camino sotto titolo di Christiano, voglio far con voi un'opera Christiana.

Christo benedetto, Signor, et Redentor nostro sanò l'orecchia a Malco, che era uno de i ministri, che lo presero, et à Longino, che lo ferì nel Costato, tornò il lume, il quale, poi anco morì Christiano; & Episcopo.

Chi sà, forse potreste ancor voi farvi mio discepolo, & ritornare a più sana mente.

Acciò dunque non ricadiate più in simile errore, di biasimar quelli, che si consigliano con le stelle, dovete sapere, che Iddio Gloriosissimo le hà create in ministerio nostro.

Lo dice egli stesso lamentandosi col suo popolo Israelitico, che adorava omnem militiam coelestis exercitus, quam creavit in eorum ministerium.

Queste stelle fisse dunque, & erranti sono rette da Intelligenze celesti, per ordine & dispositione d'Iddio loro fattore, & influiscono in questo mondo inferiore elementare tanto maggiormente, con i lumi, & moti loro, non uniformemente, ma secondo le qualità de' soggetti, & positure ove si trovano, ò sopra, ò sotto terra, ò nell'oriente, ò nell'occidente.

E divisa tutta questa machina dal centro della circonferenza, in dodeci parti principali, & ogniuna di queste in trenta setioni, & ogni una di queste setioni sessanta minutie, & ogni una di queste in altre sessanta, & questo si fà per longo progresso di altre setioni più minutie.

Hanno osservato i savij, che altra operatione fà una di queste stelle nella propria cuspide di ogni una di queste setioni duodenarie, altra un poco più distante, altra un poco più lontana.

Et questo fanno altresì gli Erranti, ò Pianeti, che vi piaccia chiamarli, de' quali cinque portano molto rispetto, & riverentia al Sole, come principale di loro, & si fanno hora diretti, hora retrogadi, hora tardi, hora veloci di moto, hora stationarij, hora salgono alla sommità dell'Epiciclo, hora discendendo verso di noi s'appressano verso la terra, hora si fanno Orientali, hora Occidentali, hora Meridionali, hora Settentrionali, & passando poi ad una triplicità ad un'altra, & da queste ancora prendono qualità, & cangiano, od alterano la natura loro.

Per questi rispetti dunque bisogna havere gran lume di cognitione, & molto giudicio nell'esaminare, & conoscere le opere loro, quando che per gl'aspetti diversi che fanno frà se, & le stelle fisse, & per le diverse positure del Cielo, & commistioni de' lumi, fanno consonantie, ò dissonantie diversissime, quì in terra, & tra noi.

Però non tutti sono capaci di questi misterij, & non basta la sola dottrina appresa da' libri, ò da maestri alla cognitione di così profonda scienza.

Ma bisogna che Iddio vi habbia creato, & formato habile, & con gli studij, & fatiche vostre habbiate appreso di molte osservantie.

In somma come le note servono alla musica, & i charatteri alfabetati alla scrittione, che proposte, ò posposte, ò interposte, vi formano varie, & diverse parole, & concenti: & prolate da questo, ò da quello con diverso gesto, ò garbo, causano diversi, od oppositi, ò conformi affetti ne gl'ascoltanti, secondo gl'ascoltatori: cosi queste positure de lumi celesti, dependenti però tutti dal primo motore Iddio, pe opera, & ministerio de' suoi ministri Angelici, operano in noi diversissimi effetti, rispetto le positure, qualità, conditioni, & temperature nostre.

Non per questo Iddio benedetto si tolse a se stesso il poter revocare, & alterar quanto piace alla sua divina volontà il tutto, & parte.

N'havete l'essempio in Ezechia, che gli prorogò la vita, & fece retroceder il Sole, contro l'ordine di natura.

Ma si dice questo essere l'ordine suo naturale, con il quale così regge, modera, & governa questa gran machina mondiale.

Hora se la divina sua gratia hà fatto qualche poco di dono a me di questa cognitione, volete voi per questo che il mondo mi tenga per infame, & vituperoso, come dedito a scienza profana, & superstitiosa perche Iddio gloriosissimo mi habbia privilegiato di darmi trà gli altri questa cognitione?

Havete il torto il mio Dottore, & farete opera degna del titolo vostro a riconoscervi.

Io dunque mi compiaccio in questa mia scienza a gloria del Signore Iddio, che me l'ha donata, & beneficio mio, & di alcun'altro, come anco mi compiaccio di medicare, soccorrere, & aiutare quei miseri afflitti, che ricorrono a me, come ad anchora sacra.

Ditemi di gratia, se un'amico, ò un Signore mi facesse dono di un bel cavallo, ò d'una mula, perche me ne servisse ne i miei bisogni, & occasioni, & io la lasciasse infracidire, ò morir di fame nella stalla, & non servirmene, che direbbe quel donatore di me?

Egli certo mi riputarebbe indegno del dono, che fatto m'havesse.

Cosi se Dio, liberalissimo delle sue gratie, m'hà dato questi doni di valere, sempre, intendere, & poter giovare a molti con i charismati suoi più de gl'huomini communi, debbo, & voglio adoperarmi, & servirmi delle sue gratie ad altrui beneficio, & satisfattione dell'animo mio, & voglio con fatti, & con parole, & con scritture giovare, & beneficiar il mondo, & far ogni opera di ricondur i devij, & erranti sù la buona strada, smarrita, & persa da loro.

Se mò voi (per qual si voglia causa) l'intendete altrimenti, vostra sia la colpa: non restarò io per uno, dieci, cento, & mille discoli di far l'officio mio.

Dio perscrutator de' cuori nostri, il qual vede tutte l'opere nostre, ci darà ò premio, ò castigo conforme a i meriti, ò i demeriti nostri: io per me ne aspetto honorato guiderdone poiche il Salvator Nostro di sua bocca ci disse Qui fecerit, & docuerit, is magnus vocabitur in Regno Coelorum.

ma non solo Iddio incomprensibile modera questa machina, & hà cura di noi particulare, con il mezo delle intelligenze motrice, & di quelli orbi, & carboni accesi superiori, ma per mezo, & ministerio de gli Angeli suoi buoni, e rei, in particolare ve ne potrei dar mille essempij, ma questi soli voglio che vi bastino.

Esaminate la casa di Thobia, & di Raguele, & vedete come le curò con l'opera di Rafaele Arcangelo suo Santo.

Vedete all'incontro come tentò, & travagliò Iob con l'opera di Satan suo ribello, & come punì Acab de' suoi peccati per mezzo del spirito mendace, il quale prestò fede a' suoi profeti buggiardi, & non pure non voleva creder a Michea Profeta del Signore, ma di più lo cacciò in prigione con animo di trattarlo peggio, perche gli predicava la rovina sua andando in Ramot Galaat.

Avertite che il simile non avvenghi a voi, poiche con calunnie, & imputationi indebite procurate di pervertire le dottrine mie buone, & reali conformi alle dottrine di quei precettori, che voi chiamate vostri, & poi uscito di ogni termine, fuori d'ogni lizza, & squadra, gl'improbate, come barbari.

Ma acciò non ricadiate più in questo errore di biasimar quelli, che si consigliano con le stelle nelle attioni sottoposte a' corpi celesti, come che io sia ricco, & abondante di altre ragioni, & autorità contro di voi, però non intendo per hora adoperar altri che San Tomaso, & Alberto Magno, & se sprezzarete questi, non occorrerà che m'affatichi più oltra a trattar con voi.

Ma veniamo al fatto.

Dice San Tomaso, al capitolo 82 contra gentiles: Sicut in substantijs intellectualibus est superius, & inferius, ita etiam in substantijs corporalibus. Substantiae autem intellectuales reguntur à superioribus, ut dispositio divinae providentiae proportianaliter descendat usque ad infima, sicut iam praedictum est, ergo pars rattione inferiora corpora superiora disponuntur.

Perciò io nelle attioni mie, perche son huomo (come voi medesimo havete detto nella invettiva vostra contro di me) di mala fortuna, piglio consiglio dalle stelle: & quando mi prevedo qualche accidente sinistro, che mi sovrasti, mi metto in guardia, poiche il medesimo èSan Tommaso] al capitolo 86 mi dice: non solum autem corpora coelestia humanae electioni necessitatem inferre non possunt, sed nec etiam corporales effectus in istis inferioribus ex necessitate ab eis procedunt. Et quivi cita Tolomeo nel Quadropartito, che dice: Rursus nec aestimare debemus, quòd superiora procedunt inevitabiliter, ut ea, quae ex divina dispositione contingunt, & quae nullatenus sunt vitanda, nec quae veraciter, & ex necessitate proveniunt, & versus in centiloquio dicit: Haec inditia quae tibi trado sunt media inter necessarium, & possibilem.

San Tomaso dunque approba l'Astrologia, & l'Astrologo, & il gran Dottore Claudio Geli improba l'arte, & l'artefice; a cui si habbia a prestar fede lo giudichi il mondo.

Alberto Magno nel suo speculo capitolo de electionibus dice: In magnis rerum principijs electionem horae contemnere est potestatem arbitrij praecipitare, & questo comproba con molti essempi utpote in medicamentis summendis. Saturnus stringit prohibens evacuationem. Mars vero laxat, ad sanguinemque usque evacuat; Luna, verò in prima parte Capricorni vomitum provocat & c & dice di molte cose, & deduce di molti essempi, & tra queste, che un chirurgo fistulam secans iuxta longationem, & intestina, Luna Scorpionem tenente, hominem occidit. Et il medesimo, S. Tomaso allegando, & approbando il medesimo Tolomeo, pure nel suo centiloquio dice: Quod anima sapiens adiuvat opus stellarum.

Et questo glorioso, & Angelico Dottore Santo, fà un capitolo il quale è il nonagesimo secondo del preallegato libro Quomdo quis dicatur bene fortunatus, & quomodo adiuvatur homo ex superioribus causis.

Et cita Geremia profeta a carta 22 che proferisce queste parole: Scribe virum istum, virum sterilem, qui in diebus suis prosperabitur, & segue poi: Sed in hoc attendenda est differentia; nam impressiones corporum caelestium in corpora nostra causant in nobis naturales corporum dispositiones, & ideo ex dispositione relicta ex corpore coelesti in corpore nostro, dicitur, aliquis non solum bene fortunatus, aut male, sed etiam bene natus, aut male.

Perciò havendomi detto i vostri poeti, Signor Dottore mio saporito: Nam praevia minus ledere tela solent, se io esamino le Stelle, & piglio partito a i casi miei, non apporto danno ad alcuno, & non faccio peccato valendomi di quei doni, & gratie, delle quali la molta bontà del mio creatore Iddio, & dipoi le mie fatiche, & studij m'hanno concesso.

Ma perche non vorrei passar nel discorrere di questa sublime dottrina sì, che ò voi, od altri meno capaci, inciampaste, voglio arrestar la penna, & metter freno a me stesso.

Se alcuno desidera intenderla bene legga il grande Platonico Plotino, nel libro Utrum stellae aliquid agant, Marsilio Ficino de vita caelitus acquirenda, il 6 libro di Eusebio Cesariense de preparatione Evangelica nel 3 contra Gentiles, di San Tomaso, dal capitolo settantadoi, sino al 112, ma avertisca bene di haver maestro ben intelligente, & catholico, che queste non sono discipline per le persone idiote, ò pedanti.

Però chi non intende il negocio, facilmente cade ne gli errori, che già cadeo Macrobio, che constitui Cancro per ascendente del mondo, ma non disse a quel meridiano: percioche gl'antipodi di questi Cancristi haveano per necessità Capricorno opposito per ascendente.

Et di questi, ò simili errori ce ne sono assai appresso gl'interpreti delle parole, senza haver cognitione della scienza di cui si tratta.

Se dunque io per la cognitione di questa scienza previdi l'occaso del Reverendissimo Monsignor Agostino Lippomani, non fù gran cosa, quando io congionsi alla sua constitutione, la intermissione de consueti essercitij, la grassezza corporale, che lo sopraprese, la constitutione universale del Cielo di caldo eccessivo, per la congiontione di alquanti pianeti in Leone, come anco non mi era difficoltà il predire la promotione al Cardinalato, al Reverendissimo Monsignor Agostino Valerio, concorrendovi l'età, la bontà della vita, la santità de' costumi, la dottrina sana, & i meriti con santa Chiesa superiori a qual altro Venetiano ci fosse: vi concorreva poi il grave, prudente, & saggio parere di sua Santità nel dar satisfatione a quella eccelsa Republica & al mondo insieme.

Ma certo gran sciagura è la mia, che Daniele per haver predetto a Baldasare figliuolo di Nabucdonosor Divisum est regnum tuum, & dabitur Persis, & Medis, iubente Rege indutus fuerit purpura, & circumdata torques aurea collo eius, & praedicatum quod haberet potestatem tertius in regno, & io per haver predetto al Reverendissimo di verona, che sarà Cardinale alla prima fornata, che sua Santità promova, & ad altri personaggi le loro buone fortune, commandi, & voglia il gran Dottor Claudio Geli, che io sia publicato, & sgridato per infame, vituperoso, & indegno di vita.

Certo, Signor Dottore, appresso gli huomini del capo vostro, sum male formatus, & pessimè natus.

Se mò non ho voluto accettar di quei doni, che altri si recarebbono a favore, da detto Illustrissimo Cardinale, nè da altri personaggi, & gran Prencipi, non vi paia maraviglia, ò gran Dottore.

Io hò Giove in suo domicilio nell'ascendente, non posso per naturale inclinatione, ne voglio per elettione sopportar, che alcuno mi commandi, si che io sia tenuto per obligo a servirlo, & come che questa sia legittima mia diffesa, quest'altra è quella che conclude.

Io prego ogni mattina Iddio glorioso, & benedetto, che guidi le attioni, & vita mia, a gloria sua, & mia salute, & è scritto: Dominus custodit diligentes se, & altrove: Tanto magis pater vester coelestis dabit spiritum bonum petentibus se.

Sua Divina Maestà mi leva questi pensieri, & mi custodisce, & guida secondo le petitioni mie: come mi hà custodito, & servato vivo tante volte in peste, in questioni, in battaglie, ove mi son trovato spesso, ò primo, ò tra primi.

Non vuole Iddio, che io m'arricchisca qui in terra, ò servi altri Prencipi, che lui: perche vuole lui solo esser mio Prencipe, & merces mea magna nimis: però se io saprei, & potrei fare delle cose, che io non faccio, non vi sia maraviglia: Dominus ita dirigit graessus meos, & lo prego, & riprego, che cosi sempre faccia.

Hora proseguendo la traccia delle mie medicine, che voi chiamate da villani, & sbandite dal mondo, dite a carta 23 queste formali parole: Ringratia Iddio l'età nostra, & la precedente, che ci habbia dato medicine clementi, & benedette, delle quali furono privi gl'antichi, che usavano in luogo di quelle solamente elaterij, peplij, scamonij, coloquintide, & questo nostro maledice quello, che gl'altri benedicono, & ci vuole di nuovo tirar alla barbaria, dal frumento a le ghiande, & più tosto dal pane, & dal vino, al tossico, & veneno.

All'incontro sentite un poco il gran Leonardo Iachino Medico rationabilissimo, dopò tanti altri scrittori honoratissimi, & rationali, al cap.5 in nonum Rasis: Quoniam vero semel de huiusmodi medicamentu fortibus fermo incidit, animadvertere oportet, ignavi nostri temporis Medici (queste parole non sono contro gl'Empirici miei pari, ma contro i vostri Medici rationali; & contro di voi, ò Signor Archiatro Geli) dum relictis ducibus (Hippocrate, Galeno, & gl'altri huomini antichi, & gran Medici) sucos sectantur, magnarum aegritudinum curam sustulere, & poco di sotto: Quod sanè non alia ratione evenit, quam quòd fortia medicamenta omiserunt. Et poco più a basso: Dum enim contenti sunt solo curationis nomine, lucrum sanè capiunt solum, sed honorem omnem artis detrahunt: quasi ij morbi soli à medico sanentur, qui sponte sua sanarentur. Quod vero magis indignadum est, hoc est, quod ape, qui morbi ipsis incurabiles persistere a rusticis, & mulieribus curari videas non sine magno artis dedecore.

Gli scritti di quest'huomo medico rationale in fatto, & non di solo titolo, & non putativo come voi, & vostri pari, non andaranno d'intorno i sgombri, ò le sardelle, ò Signor Geli.

Voi dunque ingrato, & nal creato v'intitolate Medico rationale, & chiamate Hippocrate, Galeno, Mesue, e tanti gran Medici, e maestri vostri Barbari, perchè usavano gli Ellebori, & gli altri medicamenti detti di sopra, & liberavano gli huomini dalla morte?

Ah povero di spirito, mentecapto, fuori del mondo.

Et perche io insieme con gli huomini di valore procuro di tirarvi alla buona strada, da voi smarrita, son trattato in questi modi?

Ingrato disleale, et attestate a carta 32 che io sprezzo Hippocrate, Galeno, & c.: chì ha occhi veda, et chì orecchie intenda, oh non si ammazzano gli huomini con la cassia, ò con la manna, lo dico ancor io, non si ammazzano nò, ma si lasciano morire, che va di pari passo.

Ove dunque sono le infirmità gravi conviene adoperar gl'Hercoli ad'estirpar gl'Antei, i Cacchi [Caco, mostro che infestava il Lazio e che fu ucciso da Ercole], e l'Hidre.

Ma certo mi è parso di veder quel Satiro descritto da Esopo, che invitato da un pastore à pransar seco, et era freddo, gl'addimandò perche si soffiasse sù le mani, a cui il pastore rispose, perche v'havea freddo: vedendolo poi soffiare sù la minestra, gli dimandò perche vi soffiasse sopra, gli rispose, perche era troppo calda.

Dunque disse il Satiro, tu fai della medesima bocca freddo, et caldo a voglia tua?

Così faccio, rispose il pastore: onde il bon Satiro si levò da mensa, et partì, dicendo, non voglio commercio di persona che con la medesima bocca faccia effetti così contrarij.

Voi havete quattro righe di sopra lodato la scamonea, il turbit (che è la tapsia di Dioscoride), la coloquintida, lo elleboro, gli hermodatoli, et le havete approbate per buone, e quì a basso sei, ò sette righe, le dannate, et chiamate medicine barbare; instabile più che foglia, bene havreste voi fatto posarvi nel silentio, et meglio farete se vi andate a profondar nel fiume Letheo, acciò il mondo mai più non senta nuova di voi, et certo non lo facendo vedo io, che la Santa Inquisizione vi gettarà in Canal Orfano, con una gran pietra al collo, et quivi diverrete pasto a pesci Marini.

Voi dite per vostri fondamenti, che non si denno dar medicine gagliarde, per rispetto, che la natura de gli huomini, et le età loro sono venute meno, et io dico, che David fù forse seicento anni innanzi Hippocrate, et dice il testo, parlando di David: Et rex David senuerat, habebatque aetatis plurimos dies, cumque operiretur vestibus non calefiebat: però non havea più che settanta anni, et il Conte Marco Antonio Giusto, mio amico vecchio, ne haveva novanta, et un mese, quando è morto, et non si caricava di veste, et calefiebat, et ce ne sonono molti in Verona, che passano i cento anni, et il Serenissimo nostro [doge] in Venetia ne ha novantacinque, et è di corpo, et animo vivido, et gagliardo, et di questa età morì Hippocrate principe de Medici, et il nostro Medico Fumanello, citato da voi, di novatesette e per una caduta già d'una scala.

Et io fui testimonio al testamento del prete di Vestone in Val di Sabbio, che morì di cento vinti anni, si che i fondamenti vostri sono vani, che l'età siano venute meno.

Io uso le medicine datte da voi benedette nelle infirmità leggieri, ma nelle gagliarde uso le forti, & potenti & le cure mi vanno fatte, con l'essempio del vostro Galeno nel terzo simplicium medic. capite 15 ove dice: in aris squamma sicut duplex qualitas, ita quoque gemina facultas inest, namm & astringit, & mordicat & c. & dopo dice: Quod si iniro in corpus sumatur, purgat quidem ventrem, verum non cohibet, & più a basso: Nam si aliè accuratè lavetur, aut debilitet, aut planè nihil ventrem subducit, idem usu evenit aeris squamma, aerique, visto quippe, quas nos diligenter eloto obscuram modò purgandi vim retinuisse sumus experti, in vece de' quali io uso l'Hercole, ò l'Antimonio; però quando io dissi, che non mi sarei acquietato alle ragioni contrarie, quando Hippocrate, Galeno, Esculapio, ò l'istesso Apolline m'havesse voluto persuadere altrimenti, fù perche sapeva che non l'havrebbon fatto.

Vedete caro Dottore ciò, che faccia, & operi il poco sapere, & male volere, congiontioni insieme, il mal volere vi ha sospinto a scrivermi un libro contra, & il poco sapere vi ha somministrato, che mi opponiate quelle cose, che sono de Medici rationali come mie; il che se haveste pensato, & conosciuto, non havreste stato; però per l'avvenire siate più circonspette, & procurate di imparar quelle dottrine, che si convengono al titolo vostro di Dottore di medicina rationale, ò non se volendo imparare disdottoratevi, & non vi procuriate nome di ignorante.

Voi mi havete fatto sovvenire d'un simile a voi, e del Centurioni in Genoa, il quale faceva professione di legge, & haveva il titolo di Dottore: fu costui mandato di quella Repubblica alla corte di Spagna per certi litigij, & quei Giudici prudenti vedendo la cosa andar in rovina per diffetto dell'auttore poco intendente, sospesero il giudicio, scrivendo a quella Repubblica: Misistis ad nos N. Legum satis imperium, in somma gl'avisaro, che se non volevano, che la causa loro pericolasse, vi mandassero huomo che sapesse, & intendesse, altramente la cosa potrebbe perire.

Cosi parimente voi sete dottorato in medicina, con questo solo titolo senza dottrina volete pigliar battaglia con Hercole, & poi come Acheloo vi trovate spezzate le corne, ò come Pssalo, con il vostro Achemone pendete col capo verso terra, & i piedi all'aere fissando gli occhi nel Melampigo di Hercole, mirandoli il culo negro, & peloso, che cosi suona questa parola Melampigo.

Horsù voi dite che io dò il vino a gli miei amalati, come Todesco, & gli nutrico di buoni cibi contro le traditioni de' Medici.

E' cosa tanto nota in questa Città, che io son il Medico de' disperati, & abbandonati, che non ha bisogno d'altre prove, & come io non medichi mai meno di quattro, ò cinquecento creature l'anno, però non ne perisce uno, ò due l'anno, & questo è tanto chiaro, & manifesto, quanto che il Sole non va senza la luce.

Hora se io medico in questo modo, & le cure mi succedono in questa guisa, & con con questa felicità, che occorre disputare, ò contender ch'io faccia male poiche le opere attestano ch'io faccio bene?

Aristotele dice, che negare experientiam propter rationes arguit imbecillitatem intellectus.

Io mi son mosso, & mi muovo con le ragioni descritte nel mio Flagello, non occorre replicarle quivi, però delle diete mi riporto al Flagello, ma perche non tratti cosi alla distesa del vino a satisfatione di quelli che leggeranno questa mia diffesa delle calunnie vostre, metterò le parole di Arnaldo ad literam, il quale si vede ne i suoi compositi, & decotti valersi molto del vino.

Vino quidem ex se inest proprietas magna in natura humana: inquit enim Ruffus absolutè de vino dicens ( & notate bene questa parola absolute & fù pure ancor questo gran Medico rationale) : Vinum non solum confortat naturalem calorem, verum etiam turbidum clarificat sanguinem, & aditus totius corporis maxime venarum aperit. Epatis opilationem aufert, tenebrosam fumositatem tristitiae generativam a corde expellit, totiusque corporis membra corroborat, ut non solum sua bonitas in corpore, sed etiam in anima ostendatur, facit etiam illam gaudere, & oblivisci tistitiae, confortat eam ad inestigandum subtilia, & difficilia contemplandum, eique tributi solicitudinem, audaciam, & largitatem, & de eius dolore, & labore diminuit, & praeparat praeparationem bonam instrumentis spiritus, ut anima operetur cum eis ipsum quidem sumptum secundum quod expedit omnibus est conveniens aetatibus, temporibus, ragionibus, ipsum namque est conferns senibus, eo quòd siccitati eorum obviat medicina, iuvenibus vero cibus, in eo, quod auget ipsorum calorem, & nutrimentum, medicina verò, quia eorum quam de utero contraxerunt humiditatem desiccat, nullus autem physicorum in sanìs eius usum vituperat, nisi secundum quantitatem, vel commixtionem aquae cum eo sapiens autem assimilaverunt cum theriaca magna, quia ipsum est rerum contrarium operativum, quia calefacit corpora frigida per se naturaliter, & infrigidat calida per accidens, videlicet cum sua subtilitate perforat ad loca longinqua, quae indigent refrigerati, sic similiter & humecta, inde est, quod ipsi perscrutatores scientiae medicinae elegerunt, & descrispserunt de eo capitula multa, & in eo decrevrunt fieri ex corporattiones in usu humano utiliores, quoniam est naturae amicissimum, & receptivum omnis infusionis bonorum in rectificatione ciborum malorum, testificatus est etiam Avenzoar in dictis suis, quod neque cibus, neque medicina expolietur ab eo unquam, & filius Mesue de consolatione medicinarum iuxta Rhabarbarum pro meliori praeparatione iussit remori, & idem aphorismavit, ut sit ingenium Medici ad convertendum saporem medicinae in gustum cibi, sicut melius possibile est, ut natura delectabiliter amplectatur eam, ne ex ea terreatur, aut nauseatur, & ad hoc bene est aptum vinum & c.

Il nostro Plinio nel settimo della sua naturale historia, al capitolo 37, dice così: Summa fama Asclepiades Prusiensis condita nova secta spretis legatis, & pollicitationibus Mithridatis Regis reperta ratione qua vinum aegris medetur relato è funere homine & conservato.

Però se io dò il vino, & non hò voluto emanciparmi al servigio de' Principi contro le opinioni vostre, hà fatto il medesimo questo huomo famosissimo, & honoratissimo, che dava il vino, & non volse servire a' Principi.

Sò io, che mi si potrebbono addurre molte ragioni apparenti contro, & io potrei combattere, & ribattere con altre tante vere, e più: ma sia la somma questa, ch'io l'uso, & le cose mi vanno bene. Così medico, & così intendo, & voglio medicare: lo sai tu altissimo, & gloriosissimo Iddio, che io procedo con sincerità di cuore a beneficio delle creature tue; cosi piaccia alla tua bontà, benignità, & clemenza favorir sempre le cure mie in bene a tua gloria, & mio contento.

Finito ch'io hebbi questa notte di scriver sino a quì, mi posi in letto, & subito m'addormentai, & ecco vidi in sogno un cagnazzo nero cader in un pozzo tanto profondo, ch'io non vodevo l'acqua, ma sentivo il misero cane dibattersi dentro, & sguagnire, io gli mandai giù un canestro con una fune, acciò vi entrasse dentro, con desiderio, che non si annegasse, & egli non sapeva entrarvi. Pregai una donna che stava da un canto con un specchio in mano, che si lasciasse calar giù in un'altro canestro, & con un'altra fune a basso ad aiutarlo, la quale si contentava farmi il servitio: ma mentre ch'io preparavo la fune, & il canestro, fui svegliato.

Questa visione è fatta per voi, Signor Dottore: voi sete quel cagnazzo nero, chè significato il livore, & il pozzo dinota la caligine, nella quale sete immerso, questa mia risposta è il canestro. Lasciatevi dunque tirar di sopra alla luce dell'intelligenza, & farete bene, date ripulsa a' mali consultori, & darete consolatione a quelli, che vi amano, come ancora me, che bramo, & desidero la salute vostra, come Christiano, & huomo da bene. Così Iddio m'aiuti sempre, & faccia degno della sua misericordia, & gratia: ma seguimo il corso incominciato.

Voi biasimate la potentia de' nomi, & valore de' Carateri & figure magiche celesti.

Io vi potrei dedurre mille ragioni, testimonij, & auttorità, ma voglio contentarmi di pochi.

Leggete il Venerabile Beda, huomo di tanta auttorità nella Santa Chiesa, verso il fine del secondo tomo, Rabano Mauro, de virtute, & potestate numerorum, Vescovo di Magonza, Pietro Bongo Canonico di Bergamo nel suo libro detto Misticae Numerorum virtutes, il Divo Eucherio Vescovo di Leone, Frate Archangelo Minorita, Generale dell sua Religione, nel suo trattato de Cabalistarum Dogmatibus, Galeoto Martio, de doctrina Promiscua, & mille altri ch'io preterisco, hò predetto io a molti loro avvenimenti, per causa de numeri, & gli ho predetto il vero, & il Bodino Francese Consigliario Regio, predisse le sciagure del Rè Enrico, & di quel Regno mediante quest'arte, legete l'opere sue delli governi de' stati, San Tomaso nel libro I contra Gentiles, al capitolo 23 tutto il fine, Frate Francesco Georgio Minorita, nella sua armonia celeste, il Gaetano Dominicano nella summula delle Confessioni in verbo imaginum, Arnaldo di Villanova de sigillu, Theofrasto Paracelso de Caelesti medicina. Ve ne potrei adurre mille altri, ma per hora voglio, che vi bastino quei, poiche egli è scritto: In ore duorum, vel trium stat omne verbum, io ne hò descritto a longo quanto basta, non intendo per hora passar più oltra.

Vi havete anco poco saggiamente lasciato trascorrer nel toccarmi , che io sia nato all'ombra di Monte Baldo, ove hò un piccolo podere, del podere sete mal'informato, che il mio Bovo è lontano una giornata da Monte Baldo.

Ma voi non sapete, che il Monte Baldo è posto, & locato in tal sito del Cielo, & della terra.

Questo monte dunque si trova locato sotto i quarantacinque gradi del Cielo, che vuol dire in lingua volgare (acciò che la intendiate) e quì distante dal Polo, & dall'Equinotiale quello mò, che importi questa positura parlatene con gli Astrologi, & Cosmologi, & Geografi, che ve la dichiareranno: gli Altimetri, Architetti, Artigliei, Maestri di forni da ferro meglio di tutti ve ne daranno le ragioni per pratica. Le sò io tanto, che più oltra non se ne può sapere; perche questa cognition và con questo termine, che qualunque la intende bene, la intende perfettamente.

Se voi foste nato sotto l'ombra di questo monte, come vi son nato io, non havereste fatto tanti falsi latini nell'invettiva vostra, contro di mè in apparenza, ma in esistenza contro di voi medesimo, & del nome, & grado vostro dottorale.

Circonda questo monte [continua a scrivere il Bovio nel suo Melampigo] presso settanta miglia, & hà di altezza di cinque miglia, da un lato tiene il fiume Adige, vetturale della grande Alemagna, principale trà i quattro fiumi d'Italia trattano il Pò: da l'altro lato tiene il Benaco di longhezza di trenta miglia, largo per molte sue qualità nobilissimo. Tiene questo monte al piede verso il Benaco grandissima quantità di olivi, che danno oglij di suprema bontà, fichi, naranzi, cedri di esquisito sapore, & vini e vernazze nobilissime, & delicatissime. Hà pascoli per animali grossi, & minuti assaissimi: tiene valli, valloni, vallette, con diversissime sorti di semplici, ove concorrono genti di tutta Europa a servirsene per uso, & salute de' poveri languenti.

Tra quali vi son tutti i Titimali, il Camedafne, la Dafnoide, la Camelea, la Thimelea, il Mezereon, tutti latticarij, & medicinali; vi è l'Eufragia, la Berbena, la Ruta salvatica, la Celidonia, il Maratro (nobilissimi medicamenti per gl'occhi), l'herba Paris, il Meu [anche Mau], il Dauco Cretico, il Petrosellino Macedonico, il Calamento montano odorato, l'Angelica odorata, cose contro veneni, il Calamento bianco, il nero, i Doronici, l'Alchimilla, tutti i Sessali Macedonico, Peloponesiaco, & Ethiopico, il Siler Montano, la Bostorta, il Pentafilon, la Gentiana di due sorti, tutti usaili nelle speciarie secondo le loro proprietà, & potentie.

Ma perche l'hà fatto il nostro Calceolario, da voi meritamente lodato, nel suo viaggio di Monte Baldo, non voglio estendermi più oltre.

Voi per le tante fatiche vostre, in discorrer tante cose contra di mè, che credo habbiate bagnata la camiscia, havereste bisogno di una suppetta in un poco di sugo Aconito Pardalianche, che quivi nasce nobilissimo, ò dell'una delle sorti de' Napelli, ò di Luparia, ò di Cicuta, ò di Solatro maniaco, per aggiacciarvi meglio gli spiriti gelidi: ma una dramma di Ixia che nasce al piede del Camaleonte (veduta da pochi) vi caverebbe in tutto d'ogni travaglio di mente, & di corpo, & quivi se ne hà copia, però io che desidero il ben vostro, la salute vostra, & la vita vostra non vi persuado a pigliar queste cose per restauro, poiche vi è una, trà l'altre fontane, saluberrima per la vena dell'oro di onde esce, la quale è abondantissima, & ricchissima: n'hò io, & fatto la prova di mia mano: & se non procedo più oltra, non ne hò io a render conto del perche a voi, o ad altri ma la serbo cosi per mio piacere come i gran Prencipi servano i loro thesori per i bisogni, che possono occorrere; nè io l'ho trovata perche i Diavoli me l'hanno mostra, come voi dite, che sono nemici nostri: come ci insegna, & attesta il Redentor nostro per il suo Apostolo Adversarium vester circuit, quaerens quem devores; ma per la cognitione, intelligenza, & prattica, che io tengo (dono di Dio ottimo massimo) delle cose sottili, & sotterranee.

Ma perche ci sono moltissimi rapaci, & ignoranti, dico ad intelligenze di ogn'uno, che hò la parte della Fortuna nella mia genitura nell'ascendente, & Giove nell'ascendente, & signor dell'ascendente, ma retrocede: lo commenti chì sà.

Sò io che nelle mani, nel petto, & voler mio consiste l'arricchirmi al mondo, non lo faccio quanto si aspetta alla satisfattione altrui, alla mia son satisfatto, & di vantaggio.

Creso haveva tant'oro, & era povero, perche non si contentava: & quel villano, che haveva solo sei campi, nè mai si era partito fuori de i suoi termini, fù giudicato il più ricco huomo, & fortunato che fosse in terra, dall'Oracolo d'Apolline.

Il vostro Horatio vi dice pure Beatus ille, qui procul negotijs, ut prisca gens mortalium paterna rura bobus exercet suis solutus omni foenore, & cosi dicono, & confermano i saggi.

Diogene non volse servire Alessandro Magno, & voi pare che vogliate burlar mè, perche non habbia voluto servire molti Principi, che m'hanno richiesto con buoni stipendij.

Voi per aventura non sapete bene cio che sia il servirli, overo sete più ambitioso di mè, & vi recate a grandezza quello, che io stimo pusillanimità, & dapoccagine; oltra che nelle corti l'Invidia diguazza, & trionfa.

In somma io non hò bisogno di loro, & mi diletto vivere in libertà, poiche la divina gratia mi hà dato tanto di havere, sapere, & potere, che hò da vivere senza i suoi stipendij, & cosi mangio, bevo, dormo, veggio, vesto, vado, & stò quando, & quanto mi porta ò l'appetito, ò la ragione.

Io la intendo in questo modo, e cosi la voglio intendere.

Hora che son gionto alla fine di quelle cose, che hò giudicato più necessarie da dovermi scaricare rispondendovi, desidero, che sputato il veneno, ch'havete sotto le labbra, mi diciate di qual disciplina voi siate Dottore, acciò se mai più mi nascerà occasione di scrivervi, possi honorarvi con il vostro titolo.

Et perche quì in Verona siamo soliti chiamar Dottori i Iurisperiti, stavo considerando che voi foste Dottore di legge; ma dalla lettione della vostra invettiva contro di me, longa 35 carte, non vidi pur'ombra di testo Canonico, ò Civile, non mentione alcuna di Codici, ò Digesti, non di Paragrafi, ò di Glosse, non nominatione di Abati, di Bartoli, ò di Baldi, non segno alcuno di cognitione ragionevole: & poi che l'huomo è diffinito animale rationale, non vidi pur segno di legalità, ò rationabilità, la quale si termina così, per usar le parole legali: naeminem laedere: omnibus prodesse: ius suum unicuique tribuere.

Et Voi, non sapendo io pure, che mai foste nato, ò prodotto al mondo, non che non vi facesse mai ingiuria, ò offesa di parole, ò di pensieri, mi trattate peggio che nemico capitale, & chiamate nemico: & di più scrivete, & date fuori in Stampa un libro infamatorio contro di mè che non attendo, & non procuro altro che fatti, con scritti, & con parole giovare, & beneficiar altrui gratiosamente, per propria mia naturale bontà donatami dalla divina gratia, & voi mi chiamate, & publicate per rapace, maligno, infame, vituperoso e scelerato.

Et se voi dunque, sedutto da chi si sia, v'haveste intitolato, & chiamato non Dottore, ma seduttore, tentando di procacciarmi altrui per nemico, vi havereste forse chiamato dal vostro dritto titolo, ma poi che non sete Dottor di Legge, voglio, non come Astrologo, per non vi sturbare, ma come huomo dozinale, & comune, discorrer un poco che dottoraggine possi essere questa vostra.

Certo io non credo mai che poteste trovar recapito per pedante, non havendo voi maggior cognitione di far versi di quello, che si vegga nella invettiva vostra.

Voi dunque havendo rubbato il primo verso, che mi squinternate contra, ad Horatio, fate doi falli ad un tempo. Prima gli levate, cosa che egli sprezza, & condanna, poi gli cacciate dentro una sillaba falsa di vostra libertà poetica, non essendo, & non potendo esser Poeta: perche chì non conosce le sillabe longhe, le brevi, & le communi, & la natura de' versi, non occorre mettersi cristeri di poesia il verso di Horatio è questo:

Fortunam Priami cantabo, & nobile regnum

Et voi la havete trasmutato in:

Encomium Zephyri cantabo, & nobile bellum

Quel co, Signor Dottore, appresso de' Greci si scrive per omega, & è longo, & voi di vostra auttorità dottorale l'abbreviate contro gli ordini, & legge della sua natura.

Fui in dubbio per un poco, che lo haveste fatto per burla, ma vedendo poiche riurtate di nuovo nel corrompere, & nel non intendere il secondo, che mi sfodrate adosso, mi son chiarito, & è questo:

Fertur aequis aurigae, neque audit currus habenas

Quel ae, ultima di aurigae per sua natura, & forza è longa: & voi l'abbreviate, ma più lo vate genitivo, & vorrebbe essere nominaitvo, & doverebbe dir auriga, però andai al fin dell'opera a vedere se lo trovavo trà gli errori di Stampa, nè ve lo trovai, come anco non vi trovai quell'altro:

Bellorophon solus campis errabat aeleis

Che pure patisce due altre oppositioni, l'una che quei campi Alei stanno per una regione della Licia, & dovea la prima lettera essere scritta con una magiuscula; l'altra che sendo dislongato ci darebbe sillaba longa, & voi la fate, & locate in seggio che ha bisogno di breve.

Ma ò povero Virgilio come ti tratta questo gran Dottore in quell'altro verso nella tua Georgica: quando che non contento di farti un babuasso, perche insegni a gl'Agricoltori i tempi congrui all'arte loro, mediante il moto delle stelle, ti barra anco nel contaminar i tuoi versi, ove hai detto:

Ille suae contra non immemor artis
Omnia transformat sese, & c


Egli tu rubba quel suae, & pone lo ille appresso il contra, acciò paia, che tu ancora abusi l'arte, & la norma de i versi, & ti fà formar quel le longo, il quale è breve di sua natura.

Stando dunque questi vostri falsi Latini giudicai, che non pure non poteste esser Pedante, ma nè versificatore, nè Poeta, nè tampoco Granmmatico intendente, & pure vi scrivete Dottore.

Però mi trassi da questi pensieri, & volsi vedere che commertio havevate con i Rettori, & Oratori; & dalla mal concertata invettiva vostra non conobbi vestigio, che leggeste pur mai la Rettorica ad Herennium, non che l'altre opere poi di Cicerone, di Quintiliano, di Aristotele, & di tanti altri antichi, & moderni famosi huomini. Et di più cosi garbatamente havete confusa l'opera, & trattato vostro, come anco havete fatto la mia divisione medicinale, la quale havendo io trivisa in vegetabile, animale, & minerale, & mostrato le separationi elementali, voi cosi politamente le havete riunite, congregate, & incorporate insieme con parole così commode, & proportionate, come le oche la state le pozze, ò laguzzi dell'acque, quando dopò longa stagione serena ci danno inditio di prossima futura pioggia, disguazzandosi, & facendone le loro ciurmarie insieme: certo se vostro padre havesse conosciuto il Genio vostro da fanciullo, & vi havesse applicato alla pittura, riuscivate il primo pittore di tutt'i secoli nel dipinger grottesche, che per sproportionar membri, & disunire le parti, & riconfonder poi queste, & quelli, havereste fatto miracoli.

Hora vedendo che non sete di questi ordini, passai ad indagare se foste Dialettico, & vidi che nell'argumentar vostro sete un cacciatore mirabile, nel trovare, & poner maggiori, dubiose, & varie, minori dissonanti, & conclusioni non concludenti, si che abbondate di sollecismi, ma non conoscete i sillogismi.

Però mi trassi a vedere se foste Dottore in in Filosofia: ma si a proposito sono i Principi di questi Platorne, & Aristotele; allegate Platone nel Cratilo, contro di me, & non ne intendete parola: il che si vede dalla repugnanza delle vostre assertioni, & da quello che egli dice: dannate il gran Platonico Plotino, che hà scritto delle stelle: vilipendete Aristotele, che ci attesta questo mondo inferiore esser retto dal superiore: & non fate caso di Alessandro, che ci da il Fato, & voi lo negate.

Perciò mi condussi a pensare se poteste esser Mathematico, & vidi che non pure non potete essere, sì per le stelle rinegate da voi, sì per la nimicitia, che fate professione, di tenere con quelli, che procurano conoscere gl'influssi di quelle, sì per non haver lume, ò cognitione alcuna di pesi, numeri, misure, ò figure, nè mai sentiti nominar Euclide, Vitruvio, ò Maestro Luca del Borgo, che ci insegna far le statere, & bilancie, misurar le botti del vino, & le misure dal grano, non che poi habbiate cognitione de planijs ferij, quadranti, livelli, perpendicoli, baculi di Giacob, od ombre rette, ò verse.

Laonde mi condussi ad esaminar la dottrina vostra come Medico rationale, & spagirico, & trovai, che dannate il vomito, il Latiri, la Gratiola, l'Hercole, l'Antimonio, & in somma tutti li medicamenti buoni usati da Hippocrate, Galeno, Mesue, Paulo, Aetio, Nicolò, Serapione, i Pandettari, Arnaldo, Giovanni di Vico, Giacomo da Carpi, Falloppio, Fernelio, Theofrasto Paracelso, & in somma tutti gl'antichi, & moderni buoni, veri, legittimi, & legali Medici rationali, ò spagirici, i quali usino, ò habbino usato i predetti medicamenti, & li chiamate Barbari, che vi vogliamo tradur dal pane alle ghiande: però non sete, non potete, & non volete esser con noi.

Mi ridussi dunque a i Sacri Theologi, per veder s'io vi potesse scorgere fra loro: ma viddi che approbando l'Angelico Dottore San Tomaso, Sant'Agostino, Gregorio Nazianzeno, Eusebio Cesariense, Alberto Magno, il Gaetano, & tanti altri, la Chiesa Santa, & il Papa l'astrologia nella navigatione, agricoltura, & medicina, & improbando voi quello, che per questi è terminato, non si può dire, che la professione vostra sia di Theologo.

Hora non vi havendo trovato tra Theologi, io discorsi, che fosse fuori di proposito cercarvi tra Magi naturali, sicuro che non potevate essere tra loro; perche conviene prima esser ben dotto nella cognitione delle virtù delle cose elementari, & intender bene, & conoscer, le constitutioni celesti, per poter maritar la Natura, & meno volsi passar a i Magi celesti, ò Cabalisti, che quivi non hanno ricetto animi esulcerati, & assueti a dire, fare, ò pensar male; ma conviene d'esser d'animi, & di corpi conformi a i Danieli, Ezechieli, Esdri, e simili grati al suo Fattore.

Però io andai a i Simplicristi, & Mineristi, & loro ricercai se per avventura vi havessero veduto; sendo che a Medico rationale si convenghi haver cognitione dell'herbe, de i minerali, mezzi minerali, sali, alumi, & bitumi per la compositione delle medicine nelle quali entrano: & essi mi risposero, non havervi pur mai sentito nominare.

Per tanto, mezo disperato, m'incaminai a gl'Alchimisti, et Lambicchisti, & loro caramente pregai, che mi v'adittassero, & essi m'attestarono, ch'eravate stato due giorni seco, & havendo voi ivi, come Gaza, Stornello, ò Papagallo imparato d ire, distillatione, sublimatione, putrefattione, calcinatione, salificatione, congelatione, & altre simili parole usate da loro, parendovi ancor voi d'essere un grand'huomo, vi havete posto una giornea indosso, et volevate spendervi per maestro, perciò a busse di scope ve n'havevano cacciato.

La onde presi il camino verso il Signor Annibale Raimondo, come quello c'ha conversato longo tempo in Venetia ove voi fate professione esservi Dottorato, et lo ricercai se per aventura vi conoscesse, ò mi sapesse dar alcuna contezza delle conversationi ov'io potesse trovarvi, stimando che tra Geomanti, Hidromanti, Aeromanti, Piromanti, Neomanti, Onomanti, Chiromanti, Fisionomi, Metoscopi, ò Numerarij poteste haver alcun commertio; ma egli mi giurò, come Principe, et Capo di questi scientifichi, non sapermene dar alcun ragguaglio: anzi mi disse, ch'egli v'haveva squadernato una invettiva, et correttione adosso, come a nemico de gl'Astrologi, et Fisionomi.

Et se voi mi dicestre queste scienze essere sospette, io vi rispondo, che per se sono buone, et furono trovate per causa dell'affettione corporale, et inclination de gl'animi.

Ma i Sofisti simili a i vostri maestri, che le hanno volute tradurre alla necessità de' nostri voleri, sono stati causa di queste sospittioni, come anco i precipitati non preparati, i verderami, et i sublimati mercuriali, sono medicine buone alle corrosioni della carne putrida, & corrota, esteriore, ma chì gli volesse usare alle carni buone di fuori, farebbono danno, & alle interiori farebbono veneni in mala parte, & ucciderebbono gl'huomini.

Finalmente partito di qui presi il camino verso i sofisti, & quivi trovai, che alquanti vecchi rimbambiti, simili a i vecchioni di Susanna, vi facevano d'intorno la tresca, baciandovi, & facendovi mille vezzi, & carezze, & vi instruivano, & insegnavano le loro barrarie nell'assassinare i poveri languidi, & infermi, con dite gagliarde, & medicine deboli, scorticandoli la pelle, mangiandoli la carne, struggendoli l'ossa, & succhiandoli le midolla: le diete loro sono, nelle infermità communi, un poco di acqua cotta, ò mezo brodo: ma a gl'infranciosati, gottosi, contratti, & simili, un poco di biscotto arico come pumice, due onciate di passule, ò tre di mandole, con acqua di legno ricotto a tutto pasto.

Le medicine, a quelli un'oncia, & meza di assassinato Lenitivo, & due dramme di suco di rose, overo a i ricchi, & nobili, per riputattione, sei dramme di fior di cassia, & quattro di diacatholicon, cinque siroppi dolci, & per medicina due, due & meza in tre oncie di manna: a questi altri una presa d'assassinato Lenitivo (non dico già, che tutti i speciali l'assassinino, ma molto; non non tocca i sinceri, & reali, ma dico cosi per causa di molti scelerati, & ribaldi che per arrichir se non mirano alle calamità de poveri languenti, & Dio poi manda le lor case in rovina, & le sue anime alle pene infernali) overo quattro dramme di Diasinicon, & due di suco di rose, sette siroppi elleborini, & per medicina tre oncie di siropo rosato solutivo, quattro dramme Confectionis Hamech, & poi acqua di legno santo, e salsa periglia, ò di sassafras, chiusi in una gabbia, & ben serrati, che non v'entri aere, accioche l'halito pestifero, che gli esala dalla bocca, dal naso, & restante del corpo corrompo, & contamini bene quello, che è rinchiuso nel carcerotto, ò prigione, & più presto gli ammorbi, & uccida.

Ah nemici della natura humana, e questo è il modo di medicar gl'infermi?
Cosi si tradiscono i poveri confidenti in voi?
Che sopra più vi danno le povere sustanze loro?

Domine Deus omnipotens, Deus ultionum vindica sanguinem languentium, & afflictorum.

Hanno anco ardire questi scelerati perche io descrivo l'ordine il quale si hanno a soccorrere i poveri languenti, stracciarmi con parole, & scritti infamatorij.

Le infirmità, ò brutti Marani, sono humori che si corrompono, & prosternono la natura humana.

Questi humori corrompenti denno cader sotto il giudicio, & cognitione del Medico, di che sorte siano, da quali parti del corpo esacano, & a quali discendano, & feriscano, e di più conoscer i semplici, & le loro proprietà, & anco i moti de' corpi celesti, come quelli che alterano questo aere, che ci ambisce: con queste cognitioni hà egli a cacciar digerendo, & digerir cacciando giornalmente gl'humori peccanti, & non quelli, che non ci travagliano, & giornalmente nutrir il corpo del languente, acciò possi sostenenr la natura, & mantenerla in forza di resistere, & prevalere.

Questo vostro digerire, ò Signori Medici Sofisti, & vostro dietare è dar tempo all'humor corrompente, che bollendo contamini, & infetti il sangue, in cui stà il spirito vitale: & il tener l'infermo affamato, & sitibondo, è un disertar la natura, che non habbia forza alla pugna, & resistenza del morbo.

A questi m'oppono io, & sempre bene per dono del gratiosissimo mio Signor Iddio, che m'hà illuminato l'intelletto, & mandato la luce, & io gl'ho aperta la finestra a riceverla, & è scritto: Deus non salvabit te sine te: apritegliela voi ancora, & schifarete un'influsso gagliardo, che vi soprasta, & è questo.

Scrive Plinio nostro Veronese nel decimosesto all'ultimo capo: Ragionem Aulo crenem diximus, per quam ab Apamea in Phrygiam itur, ubi Platanus ostenditur ex qua pependit Marsya victus ab Aplline, quae iam, tum magnitudine electa est.

Et io ho letto per altro tempo un scrittore Frigio, che attesta, che non fù la contesa tra Apolline, & Marsia (come fingono i Poeti) per causa di sonar di piva, ò di ribecca, ma perche, havendo trovato, & mostrato Apolline il vero ordine di medicar rettamente, questo furfantino di Marsia, glie lo voleva contaminare, & corrompere, ingannando, & fraudando le le genti con questi modi sofistici.

Onde che il buono Apolline sdegnato meritamente lo scorticò, & donò la pelle ad uno, che ne fece un tamburino, il quale era giovine, & gagliardo di cervello, pensate voi come ogni giorno l'acconciava di busse.

Descrive anco questo autore, che questo Marsia era un certo politello, con una facciuzza di donzella, tra il biondo, & rosso, di carne vivace, & delicata, di vista breve, di parole tutte melate, di costumi in apparenza leggiadri, in fatto lo dipinge molto simile a quel serpente ch'ingannò madonna Eva prima nostra Madre.

A me hà giurato, ò Signor Dottore, sofista novello, il severo Socrate, che se vi può trovare, vuole per ogni modo far della vostra un crivel da miglio: discorrete quanti buchi havera egli a farvi entro.

Perciò levatevi dal commertio di questi scelerati sofisti, che io vi consiglio da amico, & cangiate vita, & costumi, ch'io procurarò d'impetrar gratia per la salute, & vita vostra.

Lodato Iddio, che sono hoggimai alla fine della invettiva vostra, nella quale v'aggirate a burlar meco di Dio, delle gratie, & charismati suoi: vi aviso che egli è scritto Dixit insipiens in corde suo non est Deus, & altrove: Nolite tangere Christos meos, & in Prophetis meis nolite malignari.

Questo fine non corrisponde al principio, ove havete detto.

Tiene costui gran cognitione di tutte quelle arti, che sono vitiose, dannate, & infami: & perche voi sete stato male informato, da chì si sia, di quali arti tenghi cognitione, io ve lo dirò, & son sempre pronto a darne conto ad ogn'uno, in ogni luogo, & tempo congruo, & conveniente.

Io hò letto tutta la serie delle historie, dalla creatione del Mondo, sino ad hora, appresso quelli scrittori, che sono tenuti, & approbati per buoni, & per meglio intenderli, ho voluto saper Cosmografia, Geografia, & Chorografia, & farmi padrone della carta da navigare: & per intender anco ben queste, procurai farmi capace della Sfera Celeste, & di ciò che a quella cognitione faceva bisogno, sì delle misure, moti, & orbi, come delle Intelligenze motrici, non da i filosofi che non le hanno intese bene, ò conosciute, come si deve, ma da i Magi celesti, & Cabalisti, & ho procurato di sapere le loro operationi & governi, mediante quei lumi Celesti, che noi chiamiamo Stelle, & Pianeti, & le Simpathie, & Antipathie tra esse Intelligenze, si Celesti, come Infernali.

Ho letto, & riletto i Platonici, molti Medici antichi, & moderni, mi son compiaciuto di leggere tutti gl'Astrologi Civili, & le Canonice, & ho veduto, & letto tutta la sacra Scrittura, almeno, otto volte, & molti Theologi sopra quella, mi son compiaciuto d'intendere le tre Magie, & mi son dilettato d'intendere, & sapere alquante arti mecanice, ò nobili, & le possedo bene come far Arteglieria, fuochi arteficiati, misurar altezze, longhezze, profondità, livellar, & simili, che tornano a mille propositi in guerra, & pace.

Ho scritto in verso Heroico, & in Prosa latina, & Volgare, hò trattato ( & è impresso) de Trinitate personarum in una essentia: delle cause de' moti de i Cieli & propter quid ita moveantur.

Delle sostanze astratte, & forme separate.

Della dispositione, & ordine, & providenza Divina.

Della creatione delle anime nostre; ove & come Iddio benedetto le crei, & informi, & del modo come ogn'uno possi sapere sotto a qual Presidenza Angelica sia retto nominatamente, & ho scorso, & peragrato, fuori della patria mia, varie regioni, & paesi in mare, & in terra per anni ventisette, quando per causa de Studij, quando per conto di Guerra, ove ho avuto governi honorati, & quando in pace governi con potestà plenarie.

Et perche mi son trovato, cinque volte inviluppato nella Peste in Bavera, in Austria, in Svevia, in Boemia, e nella patria mia, ove ne medicai sopra mille, e quattrocento, con felice successo, oltra molte altre cose, che io passo tacito.

Alcune sono impresse, & altre sono in procinto alla impressione, vedute, & rivedute da' Sacri Theologi.

Se siano queste arti dannate, vitiose, & infami lo giudichi il mondo, & gl'intelligenti.

Hora quello che mi resta a dirvi, Signor Dottore Claudio Geli è, che nella Cuerra ultima, che hebbero Romani, con Carthaginesi, doppo molte rotte havute da Annibale, elessero Dittatore Quinto Fabio Massimo vecchio di cui (doppo i felici successi per sua prudenza) fù detto:

Unus homno nobis cunctando restituit rem
Nam ponebat enim rumores ante salutem
Ergo postque, magisque viri nunc gloria claret


Et fù chiamato per soprannome il Cunctatore.

Questo saggio huomo si elesse per suo luogotenente Quinto Minutio giovane, il quale desiderava venir a battaglia campale con Annibale, per un poco di fortuna buona successagli contra di lui in assentia del Dittatore; & con lui convenivano in parere gli più giovani, & seditiosi.

Quinto Fabio all'incontro, che si conosceva debole di cavalleria, & senza Elefanti, campeggiava per i colli, & tratteneva Annibale.

In somma crebbe in modo il tumulto, sì nell'esercito, come in Roma, che fù adequato Minutio luogotenente a Quinto Fabio nell'imperio, cosa non mai più fatta innanzi, ò dopo, & havutone il giovane la patente in campo, per abbreviarla fù diviso l'esercito Romano, i tumultusoi si tirano con Minutio, & i più temperati, & saggi restarono con Quinto Fabio.

Annibale prudente con bel modo diede occasione al giovane per la battaglia, et venuti alle mani il giovane Romano rimaneva perdente se Fabbio saggio, et presago non soccorreva, il quale discendendo da i colli diede per traverso una buona pizzicata ad Annibale intento alla vittoria contra di Minutio; la onde Annibale con non poco suo danno si ritirò a i suoi steccati, dicendo: Io me l'avedevo, che quella nuvola, che tutto il giorno appariva sopra questi colli caderebbe un giorno sopra di noi in gragnuola, et tempesta.

Quinto Minutio fatto prudente a sue spese, chiamò l'essercito suo a se, et disse: Commilitoni miei, tre sorti di huomini nascono a questo mondo, saggi, mezano, et pazzi: la prima sorte è tocca a Quinto Fabio, non vorrei, che la terza fosse la nostra, però sarà bene tornar all'ubidienza di chi ci sà reggere, poiche da noi non siamo atti.

Io desidero che ritorniamo a Quinto Fabio, et io lo salutarò, et riverirò come padre, et renontiando all'auttorità mia, lo pregarò, che mi tenghi nel primiero luogo: et voi salutarete i vostri commilitoni per patroni, come quelli, che hoggi v'hanno servata la vita: cosi fù preso il partito, et mandato ad esecutione per ambe le parti.

Voi Signor Dottore havete fatto questa scappata contro di me, et contro la prudenza et dottrina de' savij, et intendenti.

Ravedetevi de gl'errori vostri, ch'io vi consiglio come padre, e priego come amico, et siate per l'avenire più circonspetto.

Io hò inteso, che havete honesta introduttione con l'Eccellentissimo Medico Veniero, et mi vien detto che è huomo di molto valore, et sana dottrina, fategli servitù, et conversate spesso con lui, et procurate farvi suo simile; et in questo modo darete consolatione a i buoni, et confonderete quelli, che v'ingannano, et abusano.

Io (lo sà Iddio) desidero il bene, et l'honor vostro.

Et se havesse conosciuto (salva la dignità, il nome, et la conscienza mia) modo a salvar voi, et me senza rispondervi, lo haverei fatto volentieri; ma non vedendo io altro modo, mi son diffeso per il dritto, et vero, et Zara a chì tocca.

Se l'amico vostro v'hà mal consigliato scostatevi dal suo commertio: et se voi conoscete ch'io possi giovarvi in particolare per quello, che voglio adoperatemi, et mi trovarete più pronto, che forse non credete.

Et con questo Iddio glorioso vi consoli

Di Verona adì 19 Ottobre 1584.







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